web-archive-it.com » IT » A » APHEX.IT

Total: 686

Choose link from "Titles, links and description words view":

Or switch to "Titles and links view".
  • Letture critiche
    a Andy Warhol è davvero elevatissima per cui questa monografia edita nel 2009 per Yale University Press nella collana Icons of America la cui edizione italiana è stata pubblicata recentemente dall editore Einaudi non stupisce affatto Discussione critica Marina Sbisà Detto non detto Le forme della comunicazione implicita Laterza Roma Bari 2007 pp 214 di Lucia Morra Tra i molti meriti del libro che Marina Sbisà ha dedicato alla comunicazione implicita e al ruolo che essa riveste nella comprensione c è quello di essere di estremo interesse non solo per i teorici del linguaggio cui schiude un articolata proposta teorica nella quale convergono i risultati di diverse analisi condotte negli anni dall autrice ma per chiunque sia immerso in una rete di scambi comunicativi perché mostra quanto sia necessario e fruttuoso saper analizzare l implicito che permea la prassi dell interazione verbale quotidiana Discussione critica Simone Pollo La morale della natura Biblioteca essenziale Laterza Bari Roma 2008 pp 169 di Stefano Vaselli Non è un esagerazione definirlo come uno dei temi più strategici dell attuale dibattito culturale tra mondo laico implicante anche il cosiddetto fronte laicista come spesso è definito e culture confessionali Discussione critica Massimo Marraffa La mente in bilico Le basi filosofiche della scienza cognitiva Carocci Roma 2008 pp 258 di Mariastella Signoriello La mente in bilico di Massimo Marraffa è un introduzione alla filosofia della scienza cognitiva che affronta in particolare il problema della concezione dei processi cognitivi come elaborazioni di informazioni Questa concezione oggi è a un bivio La mente come dice l autore è infatti in bilico Discussione critica Claudia Bianchi Pragmatica cognitiva I meccanismi della comunicazione Laterza Roma Bari 2009 pp 240 di Francesca Ervas A dispetto del titolo il libro di Claudia Bianchi è molto più ambizioso di come si presenti a prima

    Original URL path: http://www.aphex.it/index.php?Letture=557D0301220174022172027677 (2016-02-10)
    Open archived version from archive


  • Riferimento plurale
    sono gli obiettivi di questo saggio il primo è quello di mostrare che i tentativi di ridurre il riferimento plurale a quello singolare falliscono il secondo quello di abbozzare una teoria della predicazione alternativa a quella tradizionale che sia compatibile con il riferimento plurale Quando in filosofia del linguaggio viene trattato il problema del riferimento di solito vengono proposte analisi semantiche relative ai nomi propri alle descrizioni definite e agli indicali singolari Tuttavia nella maggior parte delle lingue naturali esistono anche quelle che sembrano essere espressioni di riferimento plurale descrizioni definite plurali come i figli di Giovanni indicali plurali come loro o questi libri e forse anche nomi propri plurali come Le Eolie o Le Pleiadi È innegabile che queste espressioni hanno ricevuto da parte degli studiosi un attenzione molto minore rispetto a quella riservata alle corrispondenti espressioni singolari Sulle ragioni di questa sproporzione si può fare più di una congettura Qui ne avanzerò una interna alla teoria semantica così come si è sviluppata da Frege in avanti Come è noto secondo Frege i predicati denotano funzioni da oggetti a valori di verità La funzione matematica può accettare come input un singolo oggetto e dare come output ancora un singolo oggetto Di conseguenza in questa cornice teorica i predicati possono saldarsi solo con espressioni referenziali singolari In effetti all interno del programma fregeano i sintagmi nominali SN sono trattati o come espressioni denotanti singoli oggetti nomi propri descrizioni definite singolari indicali singolari o come espressioni quantificate non c è posto per le espressioni referenziali plurali Per costituire enunciati i predicati possono essere o saturati da un oggetto o la loro variabile può essere vincolata da un quantificatore Non sembra possibile una terza via Poiché la teoria semantica successiva è stata fortemente influenzata dalla teoria fregeana della predi cazione è naturale

    Original URL path: http://www.aphex.it/index.php?Temi=557D030122027403210F0376077327 (2016-02-10)
    Open archived version from archive

  • Origine del linguaggio
    un lungo processo evolutivo che trae origine dai dispositivi cognitivi condivisi con altri primati fondati sulla percezione e sull azione Nel pieno rispetto della tradizione naturalistica darwiniana questa ipotesi secondo la quale linguaggio umano si basa su capacità già presenti in altre specie costituisce una valida alternativa ai modelli di ispirazione cartesiana per i quali il linguaggio non può essere concepito in continuità con le altre forme di comunicazione animale L origine del linguaggio umano è un argomento affascinante che genera da sempre interesse e controversie L interesse dipende in gran parte dalla convinzione tanto radicata nel senso comune quanto costantemente ribadita in ambito scientifico ad esempio Bi ckerton 1990 Burling 2005 Pinker 1994 che il linguaggio costituisca l attributo che più di ogni altro caratterizza gli umani in quanto tali Sebbene gli animali non umani abbiano capacità comunicative cfr Oller e Griebel a cura di 2004 2008 solo Homo sapiens in effetti ha un linguaggio in senso proprio Le controversie sono generate prevalentemente dalle difficoltà di ordine metodologico con cui è chiamata a fare i conti un indagine del genere Il linguaggio infatti non lascia tracce fossili non è possibile ricostruire l origine e l evoluzione del linguaggio allo stesso modo in cui si ricostruisce l origine e l evoluzione di altre importanti caratteristiche umane come ad esempio l acquisizione della postura eretta Corballis 2002 trad it p 33 sagacemente sintetizza il problema con una battuta Se solo i fossili potessero parlare o se tra gli artefatti fossero comprese audiocassette A causa di difficoltà di questo tipo la Società Linguistica di Parigi l 8 marzo del 1866 mise al bando qualunque comunicazione dei soci che avesse come tema l origine del linguaggio e la nascita di una lingua universale All editto parigino seguì nel 1872 quello della Società Filologica

    Original URL path: http://www.aphex.it/index.php?Temi=557D030122027403210F0576077327 (2016-02-10)
    Open archived version from archive

  • Meccanismi causali nelle scienze sociali
    di pubblicazioni internazionali nel cui titolo il termine meccanismo compare Williamson 2011 Se non totalmente giustificato come alcuni critici suggeriscono Reiss 2007 tale entusiasmo è nondimeno comprensibile Il concetto di meccanismo ha infatti dimostrato di essere fertile ed ampiamente applicabile all interno della riflessione filosofica e meta teoretica In primo luogo tale concetto sembra avere la capacità di caratterizzare efficacemente gran parte della pratica scientifica manifestando quindi delle virtù descrittive Ragionamenti di natura meccanistica sono infatti presenti in larga misura nelle cosiddette scienze speciali che comprendono le scienze della vita biologia medicina epidemiologia le scienze cognitive e le scienze sociali economia sociologia scienza politica antropologia Il modello meccanistico costituisce inoltre un modello di spiegazione scientifica alternativo alle tradizionali teorie esplicative alle cui mancanze esso sembra in parte poter sopperire Infine esso si è decisamente imposto nel campo della riflessione causale come teoria autonoma per alcuni e quindi in competizione con i modelli in voga o come strumento complementare di interpretazione causale per altri Per esempio esso è passibile di applicazione in contesti come quelli sociali ai quali i tradizionali modelli meccanistico processuali del tipo Salmon Dowenon sembrano invece essere adeguati Tale innovazione concettuale è perciò di vasta portata ed ha implicazioni rilevanti non solo di carattere teorico ma anche metodologico Parlare di innovazione concettuale in relazione alla nozione di meccanismo causale è sicuramente una forzatura dal momento che il suo uso è largamente precedente quella che io ho definito come la svolta meccanistica degli ultimi decenni Tale svolta ha tuttavia dato vita ad una riflessione più sistematica in campo filosofico e metodologico Nell ambito delle scienze sociali oggetto del presente articolo il termine meccanismo aveva per esempio già sperimentato ampia diffusione Ma si trattava per lo più di un uso generico e approssimativo Hedstrom e Swedberg 1998 parlano a questo

    Original URL path: http://www.aphex.it/index.php?Temi=557D030122027403210F0276077327 (2016-02-10)
    Open archived version from archive

  • Metafora
    la metafora come l atto di dare a una cosa un nome che appartiene a un altra cosa ne afferma il ruolo cognitivo si tratta di un dispositivo utile ad accrescere la conoscenza una procedura semantica che consente di ampliare il campo del dicibile sulla base degli strumenti linguistici che si hanno a disposizione cfr Petrilli 2009 p 108 La retorica classica non farà propria questa lettura bensì riducendo la metafora a mero strumento dell ornatus ne affermerà la natura esornativa Se tradizionalmente la metafora è stata oggetto di indagine specificamente retorica e letteraria nel Novecento la discussione su questo fenomeno ha trovato nuovo slancio coinvolgendo settori disciplinari diversi dalla filosofia alla linguistica dalla psicologia all antropologia dalla pedagogia alle scienze cognitive dalla storia e dalla filosofia della scienza al diritto In questo flusso di studi si è prodotta una variazione il passaggio da una concezione della metafora come fatto eminentemente linguistico a una centrata invece sulla sua natura concettuale Passaggio che trascina con sé uno spostamento del locus metaforico dalle parole ai concetti che essa direttamente o indirettamente esprime e struttura Cacciari 1991 p 2 Si passa cioè da un approccio alla metafora come evento del linguaggio figura retorica

    Original URL path: http://www.aphex.it/index.php?Temi=557D030122027403210F0476077327 (2016-02-10)
    Open archived version from archive

  • Filosofia del tempo
    discorso possiede aspetti temporali con la possibile eccezione dei domini astratti definiti spesso per contrasto atemporali e molto spesso tali aspetti fanno sorgere problemi interessanti tanto di natura concettuale quanto empirica Non c è da stupirsi quindi che la filosofia occidentale pur non essendo estranea ai capricci delle mode culturali non abbia mai smesso di occuparsi del tempo Nella riflessione continentale contemporanea le linee di ricerca che si rifanno alla fenomenologia e all esistenzialismo danno una grande importanza alla temporalità Nella tradizione analitica l unica che in questo contributo sarà presa in considerazione esiste un insieme di temi e problemi riguardanti il tempo su cui molti filosofi si sono affrontati In altri termini la filosofia del tempo analitica pur mancando di una caratterizzazione condivisa tipica di una vera e propria disciplina è un ambito di ricerca Come vedremo le questioni di filosofia del tempo formano una rete di relazioni strutturata di cui si può dare una mappatura e rispetto a cui si sono raggiunti alcuni risultati condivisi fatto eccezionale in filosofia anche quando si restringe l attenzione al campo analitico Con ciò non si vuol dire che la filosofia del tempo sollevi interessi solo settoriali Anzi per la natura del

    Original URL path: http://www.aphex.it/index.php?Temi=557D030122027403210E0076077327 (2016-02-10)
    Open archived version from archive

  • Causalità
    può essere letta proprio come una storia dell idea stessa di conoscenza una storia che si è ulteriormente arricchita e insieme complicata da quando la rivoluzione scientifica del XVII secolo ha iniziato a far divergere i destini e gli ideali di filosofia e scienza Da un punto di vista teoretico il concetto di causa può essere studiato in campi anche molto diversi tra loro senza che esso perda la sua centralità in alcuno di questi campi Il riferimento alla causa negli ambiti della metafisica e della teoria della conoscenza è naturale ma non meno importanti sono risultate le analisi di nozioni causali nell ambito delle discussioni filosofiche sull esistenza di leggi della storia così come nella filosofia della mente nell etica o nel particolare campo delle teorie dell azione Seguire da vicino l evoluzione storica del concetto di causa nella totalità di questi ambiti e nella totalità dei suoi snodi concettuali è un compito che va ben al di là dei confini che ci siamo assegnati ma alle prese con il tentativo di fornire un inquadramento delle discussioni sulla causalità un esempio tratto dalla storia della filosofia antica può rivelarsi estremamente utile Come noto la discussione della natura della causalità rappresenta uno dei temi che con maggiore insistenza percorrono l opera di Aristotele un filosofo centrale per l identità stessa della filosofia occidentale Ebbene già in Aristotele qualcosa può essere causa di una cosa di un evento di una proprietà di una cosa o di uno stato di cose può essere causa come definizione e causa come capacità produttiva può essere causa essendo anche temporalmente simultanea o addirittura successiva all effetto Nel caso di Aristotele questo pluralismo di significati è coerente con un interpretazione più generale della causa aitìa concepita sia come un fattore causale oggettivo sia come una modalità

    Original URL path: http://www.aphex.it/index.php?Temi=557D030122027403210E0576077327 (2016-02-10)
    Open archived version from archive

  • Tropi
    definiti particolari astratti per contrapporli agli oggetti materiali tradizionalmente intesi denominati particolari concreti accidenti individuali unità di proprietà e momenti Sotto queste o altre denominazioni la nozione di tropo è secondo alcuni commentatori rintracciabile già in Platone e Aristotele e poi nel Medioevo in Boezio Avicenna San Tommaso e Duns Scoto In tempi successivi essa sembra apparire negli scritti di Leibniz ed è poi sicuramente riscontrabile in Husserl È però nel XX secolo che il concetto di tropo diventa più preciso e ottiene maggiore diffusione dapprima nell opera di G F Stout negli anni 20 si veda il suo contributo nell ambito del simposio con G E Moore e G Dawes Hicks Moore Stout e Dawes Hicks 1923 e poi di D C Williams 1953 il quale ha introdotto il termine tropo K Campbell 1981 1990 P Simons 1994 e J Bacon 1995 In senso stretto nulla impedisce di concepire i tropi come manifestazioni di universali cioè di entità ripetibili nel senso che per esempio pur esistendo molte cose verdi e quindi molte istanze di verde esiste solo un universale Verde letteralmente presente in ognuna di queste cose e istanze Solitamente però tropi e universali vengono contrapposti in modo netto In particolare coloro che credono nell esistenza di proprietà ma non che queste siano entità capaci di esistere in più oggetti allo stesso tempo i cosiddetti nominalisti rispetto agli universali concepiscono il mondo come almeno in parte costituito da tropi e quella dei tropi come una categoria ontologica fondamentale Secondo Williams e autori più recenti ispirati al suo lavoro poi la realtà è composta esclusivamente da tropi cioè tutti gli oggetti sono insiemi di istanze di proprietà non derivanti da universali connesse in qualche modo l una all altra e non vi sono altre categorie ontologiche fondamentali Secondo Williams e

    Original URL path: http://www.aphex.it/index.php?Temi=557D03012202740321010F76077327 (2016-02-10)
    Open archived version from archive