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  • Sotto il mare i resti dei soldati di Napoleone - Archeologia Subacquea
    universitario gli studiosi sanno molto di più di quella nave della storia di quel brigantino che sotto il mare dopo l affondamento nella notte tra il 21 e il 22 febbraio del 1812 ad opera della marina inglese ha portato con sè un primato fu una delle poche navi battente bandiera tricolore il vessillo cioè di quel Regno Italico segno tangibile per nove anni della presenza napoleonica in Italia all inizio dell Ottocento A tentare di scoprire i segreti del brigantino da cinque anni è un equipe dell Università Cà Foscari di Venezia L immediato restauro del cannone impigliatosi nella rete del peschereccio di Marano ha portato diretto all affondamento del Mercure e alla battaglia di Grado nella quale morirono più o meno 400 solo un centinaio sul nostro veliero Le successive campagne di scavi finanziate dalla Soprintendenza ai beni archeologici del Veneto il sito è praticamente al confine tra Veneto e Friuli hanno consentito di fotografare la situazione nel fondale di fare una prima stima dei resti ancora presenti a 18 metri di profondità e di individuare il nucleo centrale del relitto E quest anno nel corso della quarta campagna di scavo la sorpresa più grossa Dopo che negli anni scorsi gli studenti guidati dal professor Carlo Beltrame docente di archeologia marittima dell Università Cà Foscari avevano trovato resti di munizioni parti di nave qualche bottone o altri oggetti di bordo una pipa ad esempio o una fede sarda quest anno è stata la volta di consistenti ritrovamenti di parti di scheletro umano Ossa e anche qualche teschio nelle vicinanza del relitto Un ritrovamento rarissimo che non ci aspettavamo spiega il professor Beltrame e che apre nuovi scenari di studio Abbiamo lavorato per una decina di giorni più che altro sulla fiancata di sinistra conservata meglio di altre parti

    Original URL path: http://www.archeologiasubacquea.it/index.php?option=com_content&view=article&id=332&catid=51:ritrovamenti-nel-mediterraneo&Itemid=117 (2016-04-29)
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  • Mercure: nel relitto lo scheletro di un soldato - Archeologia Subacquea
    qualche minuto prima di colare a picco L artigliere forse un ufficiale considerata la presenza della sciabola probabilmente si trovava sul ponte del brigantino o sottocoperta e forse rimase incastrato fra le tavole in seguito all esplosione Per questo i resti si sono conservati tanto a lungo sul fondo del mare in archeologia trovare spoglie umane in un relitto del XIX secolo è un evento più unico che raro e aggiunge enorme valore a un ritrovamento appunto questo del Mercure già di per sé eccezionale Prima nave da guerra battente il tricolore pre unitario simile all attuale stendardo del presidente della Repubblica da quando è stato individuato dal pescatore Giovanni Scala il 22 febbraio 2001 a 189 anni esatti dal suo naufragio il Mercure ha già restituito oltre ai cannoni tutta una serie di straordinari reperti fra cui alcuni gioielli come un anello d oro da donna e una catenina molte munizioni di vario calibro un ancora un rampino d abbordaggio numerose pulegge di bozzello di legno due bigotte una bitta lingotti di ghisa de zavorra vasi brocche una pipa la punta del fodero di una spada due else di sciabola E ha ancora molto da dare Una volta terminati i rilievi scientifici i resti del marinaio saranno recuperati e affidati a un antropologo E un giorno ulteriori ricerche d archivio per risalire ai nominativi dell equipaggio e un esame del Dna potrebbero anche ridare un identità all artigliere del Regno Italico morto durante una delle più cruente battaglie della storia combattute nel nostro golfo La stessa Marina militare potrebbe onorarne la memoria Anche perchè con ogni probabilità l artigliere non è solo altri resti stanno tornando alla luce in queste ore La storia dello scontro navale è nota La notte fra il 21 e il 22 febbraio 1812 una flottiglia italo francese composta dal vascello da 74 cannoni Rivoli dai brick Jena Mameluck e Mercure e da due saettie solca in formazione da battaglia le acque del litorale veneto probabilmente diretta a Pola In quel periodo la flotta inglese controlla praticamente tutto l Adriatico effettuando incursioni sulle coste italiane e tendendo agguati alle unità napoleoniche e già dal pomeriggio del 21 febbraio una squadra britannica guidata dal vascello da 74 canoni Victorus accompagnato dal brick Weasel sta seguendo a distanza il convoglio italo francese Durante la navigazione il Mercure varato a Genova sei anni prima e comandato dal tenente Palinicucchia dalmato di origine rimane indietro e viene raggiunto dal Weasel che lo attacca di poppa Inizia così la battaglia di Grado Il brick Jena corre in aiuto del Mercure affrontando il Weasel di prua ma nonostante il fuoco di copertura il brick inglese continua a tempestare il Mercure che alla fine colpito nella santabarbara esplode e si spezza in due Nessuno dell equipaggio si salva La battaglia termina il 22 febbraio con la cattura del Rivoli e la vittoria degli inglesi La sconfitta avrebbe fatto naufragare definitivamente anche il tentativo di Napoleone di scacciare la flotta britannica dalle acque

    Original URL path: http://www.archeologiasubacquea.it/index.php?option=com_content&view=article&id=331&catid=51:ritrovamenti-nel-mediterraneo&Itemid=117 (2016-04-29)
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  • Tre relitti di navi veneziane da recuperare in Canal Grande - Archeologia Subacquea
    del prezioso e documentato libro edito dalla Marsilio e pubblicato dalla casa da gioco e della mostra relativa ai ritrovamenti archeologici emersi nel 2004 nell area del piccolo giardino occidentale del Casinò durante lo scavo per la realizzazione delle vasche di accumulo e trattamento delle acque reflue Da esso sono emersi i resto di un casone dell inizio del VII secolo dopo Cristo una delle primitive abitazioni veneziane dei pescatori con tanto di angolo per il focolare canaletta esterna di scolo e palificazione circostante che ci fa anche capire come il Canal Grande all epoca fosse arretrato di circa trenta metri rispetto alla posizione attuale Tra i reperti emersi dallo scavo un pozzo di epoca bizantina monete della stessa era cocci di provenienza islamica utilizzati come materiale di bonifica un anello d osso due ditali una forchetta di epoca prerinascimentale Interessanti anche i reperti di carattere vegetale che testimoniano della presenza di piante e erbe oggi non più presenti nell area lagunare A presentare ieri l iniziativa erano il presidente del Casinò Maurizo Pizzigati il direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggisti del Ve neto e il dottor Luigi Fozzati della Soprintendenza Archeologica del Veneto che ha curato anche il volume sullo scavo di Ca Vendramin Calergi E proprio a proposito dei numerosi scavi archeologici in corso a Venezia grazie anche alla normativa che obbliga ad avviarli in occasione dell apertura di cantieri che incidano sul sottosuolo lagunare Fozzati ha fatto riferimento anche ai resti delle tre antiche imbarcazioni individuate nel 1998 e tenute costantemente sotto controllo Se a portarle alla luce è stata infatti l erosione prodotta dai motori di vaporetti che fanno manovra in Canal grande nei pressi della fermata di Sant Angelo la stessa erosione rischia ora di danneggiare irreparabilmente gli scavi lignei Il Canal Grande

    Original URL path: http://www.archeologiasubacquea.it/index.php?option=com_content&view=article&id=266&catid=51:ritrovamenti-nel-mediterraneo&Itemid=117 (2016-04-29)
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  • Localizzate le rovine del Campanile di Piazza San Marco - Archeologia Subacquea
    ventina di metri delle anomalie degne di essere approfondite Sugli schermi della Milvus comparivano degli accumuli lineari di materiale di altezza non superiore ai 70 centimetri lunghi dai 30 ai 60 metri disposti secondo l andamento delle correnti dominanti Ultimata la mappatura del sito Andrea Falconi con il prof Emilio Motta e l operatore Andrea Pianon si sono immersi per documentare l interessante difformità di fondale I tre esperti subacquei sott acqua hanno notato la presenza di tanti singoli mattoni con abbondanza di agglomerati laterizi Tutto il materiale appariva inoltre fortemente incrostato a causa molto probabilmente della lunga permanenza sott acqua Come si usa in presenza di siti archeologici i mattoni non sono stati rimossi o manomessi ma Andrea Falconi ha provveduto a effettuare solo dei rilievi video e fotografici Dell importante rinvenimento utile anche ai fini di una più esatta conoscenza dei fondali sono stati informati sia la Sopraintendenza archeologica del Veneto sia la Direzione Marittima del Veneto che stanno svolgendo delle ricerche per capire a cosa si possano riferire Dalla tipologia di materiali rinvenuti dalla loro quantità e distribuzione sul fondo dalla loro distanza dal porto di San Nicolò l equipaggio della Milvus ha pensato alla possibilità di essere in presenza delle rovine del campanile di San Marco crollato oltre cent anni fa Le prime ricerche confermavano tale ipotesi Conferma arrivata pure dal centro operativo della C A M dopo un indagine storica di Nicola Falconi Tra le fonti il libro il campanile di San Marco il crollo e la ricostruzione viene spiegato con le parole la maggior parte delle macerie venne gettata in mare a tre miglia da San Nicolò Tanto che in occasione del primo viaggio il 22 luglio l architetto Giacomo Boni predispose una cerimonia commemorativa E fin dalla partenza di San Marco sul cumulo

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  • Il Timone di San Nicoletto e il naufragio del XIX secolo - Archeologia Subacquea
    del timone nello scavo e nel recupero del reperto Tuttavia il lavoro in apparenza semplice si rivela ben più complesso a causa della mole del timone che con la sua lunghezza di circa 8 m raggiunge i 1000 chili di peso così com è inzuppato d acqua Grazie alle attrezzature in dotazione i tecnici di Nausicaa L Fozzati e F Dossola e i Vigili del Fuoco di Mestre nucleo sommozzatori capo reparto L Lisatti capo squadra L Maniero vigili permanenti L Tagliaferro e M Grandelis e del Distaccamento Lido F Medoro F De Zanchi A Pianon D Camuffo S Beghin riescono a liberare il reperto dalla sabbia e agganciato a palloni di sollevamento a farlo galleggiare fino a raggiungere la motobarca da 30 m che attende dal mattino di caricare il timone A questo punto entra in scena la terza squadra dei Vigili del Fuoco ovvero il personale dell unità marittima R Bonini C Frizzotti E Caretto A Marcoleoni M Benedetti e A Pecchiari che con tre imbarcazioni consentono di trasferire dalla spiaggia di San Nicoletto fino all interno dell Arsenale di Venezia il timone L operazione iniziata alle 8 del mattino termina alle 8 di sera dodici ore di lavoro per 20 operatori Il recupero ha goduto dell assistenza anche dell ispettorato Regionale dei Vigili del Fuoco S Zampieri del Centro Documentazione Video del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Venezia della Stazione Carabinieri del Lido della Capitaneria di Porto e del Consorzio Venezia Nuova Dott M D Agostino e mezzi cingolati Grazie alla disponibilità dell Ammiraglio Paolo Pagnottella Comandante dell istituto di Studi Militari Marittimi e del Presidio Militare e alla collaborazione del Capitano di Fregata Franco Calzavara il timone di San Nicoletto è ospitato in un locale dell Arsenale dove è monitorato da Nausicaa in attesa di avviare le operazioni di restauro La scoperta di Luigi Divari pone senz altro il problema di quale sia il relitto cui il timone appartiene le ricerche fatte dallo stesso Divari da Ugo Pizzarello e da altri studiosi conducono a una doppia possibilità stante la fattura del reperto che rinvia a una datazione non anteriore al XIX secolo o una nave militare inglese affondata nel dicembre del 1861 all ingresso del porto di San Nicolò o un altra nave sempre inglese affondata nello stesso anno ma all interno del porto di San Nicolò In entrambi i casi si tratterebbe comunque di un brigantino Importante potrebbe anche risultare un avviso ai naviganti del 4 gennaio 1861 che così testualmente recita Nella foce del porto di Lido di Venezia detta comunemente preti frati muneghe trovasi sommerso lo scafo di un brigantino alcune parti del quale ancora sporgono fuori dell acqua colla bassa marea I dati raccolti costituiscono la molla per programmare nuove ricerche nel tratto di mare antistante la spiaggia di San Nicoletto a cogliere un meritato successo sono i subacquei del Club San Marco di Venezia presieduto da Giuseppe Ortis Gli scopritori del relitto cui forse appartiene il timone recuperato sono Andrea

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  • Riaffiora a Venezia una galea della Serenissima - Archeologia Subacquea
    dai danesi su relitti di navi vichinghe L ISOLA San Marco in Boccalama scomparve definitivamente nel corso del Cinquecento inghiottita dalla progressivo abbassamento del fondale lagunare Siamo nel settore centrale della laguna a sud ovest della città in quel vasto tratto costellato di isolette e di forti compreso tra la gronda lagunare e Malamocco Le ricerche effettuate da Ernesto Canal un archeologo preciso e curioso Ispettore onorario della Sovrintendenza archeologica del Veneto tra il 1966 e il 1969 consentirono di rintracciare l antico insediamento ubicato tra le Motte di Volpego a est del canale Malamocco Marghera e il canale Campanella Le ricognizioni archeologiche avviate dal Magistrato alle Acque di Venezia per monitorare l antica isola sommersa hanno comportato l individuazione nel 1996 97 di due importantissimi relitti medioevali oltre alla galea anche un imbarcazione da trasporto di 24 metri fino a oggi sconosciuta La doppia scoperta si deve all archeologo subacqueo Marco D Agostino responsabile delle ricognizioni lagunari eseguite dal Magistrato alle Acque Consorzio Venezia Nuova che finanzia questa seconda fase di messa all asciutto in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Veneto Nausicaa Le analisi eseguite attraverso esami radiometrici e dendrocronologici hanno datato i due grandi vascelli ai primi anni del 1300 IL MONASTERO Sull isola sorgeva un monastero agostiniano e prima ancora secondo gli antichi cronisti un oratorium di San Marco de Lama nel 1013 intitolato al Santo Patrono di Venezia Un documento che fissa alcuni importanti dati topografici e storici è del 1328 quando un abate si fece artefice di un restauro E attorno a quegli anni che il priore del monastero chiese al Senato veneziano di innalzare il livello del suolo dell isola che le acque stavano pericolosamente sommergendo E così perché servissero da cassieri per il rialzo delle rive vennero zavorrate affondate e ancorate

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  • Galea, dalla fantasia alla realtà torna a galla la regina dei mari - Archeologia Subacquea
    se n era trovata nessuna Questa è la prima e per giunta antichissima addirittura del 300 Il secondo relitto è a fondo piatto da trasporto ma non corrisponde a nessuna tipologia a noi nota Una novità assoluta Entrambe le imbarcazioni furono zavorrate affondate e ancorate al suolo con grossi pali Dovevano servire a innalzare il livello dell isola che le acque stavano pericolosamente sommergendo ma non durarono molto Subsidenza ed erosione resero l isola inabitabile e già alla metà del 300 i monaci avevano abbandonato il monastero Così durante la peste del 1348 fu usata come cimitero di massa Poi a poco a poco si inabissò E se ne perse il ricordo Fu individuata nel 1969 Il vicinissimo canale dei petroli ha causato l erosione di tutta l area così l isola al pari di altri siti archeologici della laguna cominciò a far capolino Ma col tempo erosione strascichi dei pescatori di vongole inquinamento e vandalismo minacciavano la sua sopravvivenza Nel 1996 il Magistrato alle Acque di Venezia decise di fare delle ricognizioni per valutarne il degrado Così sono spuntati i due relitti e si è decisa la grande operazione che vede impegnati oltre a Magistrato e Consorzio anche la Soprintendenza archeologica del Veneto l Università di Venezia e il Consorzio Venezia Ricerche Un operazione che vuole essere esemplare di come si affrontano in laguna le emergenze archeologiche e ambientali I lavori sono iniziati l 11 giugno scorso con lo scavo subacqueo dei due relitti Ma si lavorerà tutta l estate Il programma è ferreo non si può sgarrare A metà luglio si comincerà a calare palancole attorno all isola fino a formare un enorme barriera Poi si prosciugherà l acqua all interno L avventura che ci attende è delicatissima spiega l archeologo subacqueo Stefano Medas che affianca Marco D

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  • Il relitto delle alghe e i predatori dei fondali. - Archeologia Subacquea
    fondamentali laddove comincia a farsi sentire con maggior forza l azione di tutela delle Soprintendenze archeologiche nel 1972 viene scoperta la nave romana di Monfalcone II secolo d C nel 1981 appaiono i primi indizi di quella che sara la Fortuna Maris di Comacchio la nave romana del I secolo a C rinvenuta a Valle Ponti I tempi erano ormai maturi e il volontariato contribuisce in modo decisivo all affermazione dell Alto Adriatico come mare archeologico nel 1987 viene scoperta la Iulia Felix al largo di Grado e nel 1992 viene segnalato il rinvenimento del Relitto delle Alghe nel mare antistante Caorle La scoperta e la storia delle ricerche sul relitto romano di Grado segnano una pagina importante nella storia dell archeologia subacquea italiana per la prima volta un relitto segnalato viene immediatamente cantierato e sottoposto a scavo esaustivo Il lavoro diretto da Paola Lopreato della Soprintendenza di Trieste e stato promosso prima dal soprintendente Domenico Valentino poi da Franco Bocchieri attuale responsabile della Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia La continuita d indirizzo e la vera chiave di successo dell operazione alla quale presta la propria collaborazione il Servizio tecnico per l archeologia subacquea nell ambito di una programmazione finalizzata a portare a termine singoli cantieri Il secondo capitolo di questa nuova storia archeologica dell Alto Adriatico inizia nella primavera del 1992 quando quattro subacquei di Pordenone segnalano al ministero per i Beni culturali il rinvenimento di un relitto in mare aperto Sandro Crovato Mauro Moret Alessio Roman e Sandro Saccon sono titubanti sul da farsi visto quanto succede nei mari italiani il relitto ricoperto interamente da uno spesso strato di conglomerato nasconde il carico di anfore di un imbarcazione romana ancora sconosciuta e i quattro subacquei temono per la sua conservazione La Soprintendenza archeologica per il Veneto in effetti ignora l esistenza del relitto quando arriva la segnalazione il primo impegno e garantirne la tutela Grazie alla immediata collaborazione dello Stas del Comando carabinieri tutela patrimonio artistico e della Guardia di finanza Stazione navale di Venezia il prezioso carico viene preservato infine l Ufficio circondariale marittimo di Caorle emette l ordinanza di divieto di navigazione nell area Una prima campagna archeologica subacquea ha luogo tra l inverno del 1992 e la primavera del 1993 a oltre 25 metri di fondale e nel bel mezzo dell Adriatico giace da oltre duemila anni un relitto romano lungo quasi 23 metri con una larghezza massima di quasi 9 metri Un guscio naturale prodotto da una forte bio attivita bentonica protegge l imbarcazione e il carico Alcuni squarci del guscio consentono di visionare il contenuto del carico centinaia di anfore in buono stato di conservazione e in posizione verticale Il relitto si e inabissato caracollando ma alla fine adagiandosi sul fondo del mare in posizione pressoche analoga a quella di galleggiamento Cio ha determinato la preservazione del carico e si spera di buona parte dello scafo Le cinque anfore recuperate appartenenti alla classe Lamboglia 2 con permanenza di elementi di tradizione greco italica

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