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  • Luciano Cacciò
    caccia Ed Delta 1974 Claudia Terenzi Paese Sera Roma 23 novembre 1974 Elisa De Benedetti Homo nuova scienza Roma dicembre 1974 Cinegiornale Radar n 686 Diva Vitali Capitolium Roma ottobre novembre 1974 Michele Greco Ragionamenti Roma novembre dicembre 1974 Sandra Giannattasio L Avanti Roma 10 gennaio 1975 Enzo Giannelli La sponda Roma marzo 1975 Dario Micacchi Catalogo per la mostra di Bologna Galleria Trimarchi marzo aprile 1975 Franco Solmi L

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  • Luciano Cacciò
    Menna anche la sua pittura di paesaggio è una pittura non di veduta ma di visione E mi pare legittimo a questo punto del percorso ormai ricco dell artista parlare di realismo visionario strumentazione e prassi che lavorano nel magma non per via naturalistico sensitiva ma per via sintetico percettiva Perché ancora paradossalmente Cacciò agisce per esclusioni mostrando di agire per accumulazione nel senso che le sue paste le sue materie i suoi graffiti raggiungono la densità o la capillarità solo a prezzo di un filtro attentissimo in cui ciò che è non detto o semplicemente alluso conta più di ciò che è dichiarato Cacciò è un pittore che occulta e gioca sulle reticenze Le sue chiarezze trasparenti restano opache per l occhio che intenda coglierne soltanto la stratificazione esibita dei lumi e dei cromatismi geologici Egli lavora in queste Terre trovate non di fronte ma dentro il paesaggio dove le strutture profonde s innervano con la sottigliezza acuta e crudele dei gangli nervosi Ecco in quale senso avviene il ritrovamento nel senso meno paesaggistico e più conoscitivo La suite di queste tavole è un lucido percorso gnoseologico non una passeggiata turistica Cacciò insomma è interessato all epidermide e alle sue seduzioni solo in quanto vi scopre l involucro di un conflitto insanabile ed ecco allora che questo elegante pittore lirico scarta rispetto a un codice che in certa quale misura pareva anche competergli per riuscire un pittore drammatico talora perfino sanguinoso Un pittore del caos dell universo devastato e della tragica smemoratezza dell uomo alla fine del suo rapporto con le cose e la vita Alla fine o a un altro principio Che Cacciò individua e persegue nelle sue tracce lineari oblique o sistema nei suoi riquadri invasi da matasse che fanno pensare a capigliature viola rosa verdi Su

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  • Luciano Cacciò
    questa città la mostra di un compatto gruppo di dipinti su carta Giulio Carlo Argan 1984 Le terre trovate 1985 Sembrerà un affermazione paradossale ma a me pare che il portato artistico più diffuso di questi anni loschi e violenti

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  • Luciano Cacciò
    la sua bontà è giustificata più che sostenuta dalla chiarezza dell intenzione letteraria Infatti come nella onesta letteratura si parte da una posizione assolutamente nuova sia pur piccola da un punto zero così Cacciò pittore si pone a filo della terra cioè della veduta che è pur sempre l oggetto della pittura lungo la medesima linea sulla quale è disposta la vittima non ancora affondata perduta dentro le prospettive le rime e le nostalgie del paesaggio Tant è vero che il suo occhio parte insieme con la mente per l esplorazione minuta e profonda addirittura prensile di ogni elemento e materia circostante e che proprio per le virtù dialettiche del processo d indagine si verificano il contatto materiale e la contaminazione che produrranno l ingresso della vittima nel paesaggio e di seguito la fusione con il medesimo fibra per fibra Nel lavoro di Cacciò i colori e le forme si accendono e si svolgono via via proprio secondo le fasi di questa compenetrazione così attraverso la pittura matura l oggetto finale La concretezza dell operazione è indicata anche dall orizzontalità di ogni figura anche di quelle più intrise e mobili orizzontalità che sta come un verbo indicativo presente a strutturare

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  • Luciano Cacciò
    nell appagamento definitivo ha quasi la necessità di eliminare una sorta di contrariata sospensione Immediata è la constatazione di analogie riposte e tuttavia inconfondibili fra gli intenti del pittore e quelli che lo scrittore osservatore persegue Una non differente visione del mondo una comunanza di giudizio sulla condizione terrestre una uguale considerazione dello spirito in oscillazione ambigua fra il bene e il male concetti illusori ognuno lo sa una identica inclinazione al giuoco di scomporre le parti alle fantasticherie dell ossessivo dell erotico del morboso al gusto di svelare come nel disordine si manifestino le segrete contraddizioni dell io E mille concordanze ancora non ultima quella che nasce dal conflitto tra una precisa scelta ideologica e l intuizione del mistero dal quale tutto ciò che è creato rimane rimarrà avvolto La maturità tecnica dell artista si è espressa in una pittura difficile tutta da interpretare come è difficile interpretare la pagina che lo scrittore osservatore persegue per metodo Al severo impianto strutturale al complesso apparato linguistico al milione di parole che sorreggono le fondamenta dell opera di scrittura si contrappongono nelle dimensioni della carta da disegno e negli spazi della tela inchiodata un viluppo e uno sviluppo esplosivo di segni

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  • Luciano Cacciò
    sempre diverso degli attrezzi visivi che l artista costruisce dentro la pittura e colloca sul fondo stabilendo tra loro relazioni continuamente mutevoli ottenute con spostamenti minimi guidati da una ragione intuitiva e intesi a mettere in movimento i meccanismi delle associazioni analogiche e della memoria come una calamita all interno di un campo magnetico mettendone in evidenza le segrete linee di forza Il primo atto della costruzione scenica è la delimitazione del campo pittorico coincidente con la stesura del fondo una stesura lenta per strati successivi di colore che interagiscono tra loro creano spessori cromatici e improvvise accensioni luministiche Lo spazio della tela si trasforma in una sorta di interno l interno della pittura La stratificazione del colore non concede che rare aperture alla luce da questo buio emergono gli altri protagonisti del quadro che si staccano dal fondo come oggetti scenici colpiti all improvviso da un fascio di luce Si staccano dapprima i mostri teneri queste figure ricorrenti nella pittura di Cacciò figure metamorfiche a metà uccelli e metà piante esotiche accattivanti e angosciose insieme Sono immagini che scaturiscono dai processi primari della condensazione e risultano definite entro la pittura da una pulsione della mano che procede per un lungo tratto automaticamente al di qua e al di là di ogni controllo razionale ma che l incontro meglio l agire dentro con l istituto sociale della pittura della lingua della pittura riconduce ad un certo punto dentro una logica costruttiva Infine il terzo attrezzo la finestra cornice specchio che l artista colloca in un punto determinato ma sempre variabile della tela in modo da fornire una ulteriore e questa volta più precisa delimitazione del campo pittorico L attrezzo conferma che l azione si svolge in un interno e stabilisce una terza indicazione spaziale intermedia fra il fondo e la

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  • Luciano Cacciò
    evocatività lirica questa sua pittura si è orientata decisamente al rapporto con una realtà immaginativa tutta interiore e appare assai intenta nell ispezione di uno spazio onirico Il campo si è rarefatto e delimitato La stessa evocatività tendente ad indefinite i confini delle immagini e i connotati spaziali cede ora ad una condizione psicologica molto più netta e incisiva L ambiguità non è più fra presenza ed assenza di immagini fra il loro apparire e disparire continuo è ora invece nella natura stessa delle immagini che affiorano e assillano Anziché di una profondità infinita lo sguardo interiore accerta di una spazialità limitata il limite c è ed è chiaramente presente anche se appare assorbito nell ombra caduta In questi dipinti ricorre infatti quasi la delimitazione di uno spazio chiuso di una sorta di stanza sembra dichiararlo in particolare quell accenno ricorrente di finestra però cieca ed invalicabile E dentro questo spazio si aggirano immagini fluttuanti in sospensione di gravità più che in volo Ecco dunque che la frequentazione di questo spazio si risolve in un ispezione folta di sorprese e trasalimenti di incubi affioranti e però anche caduchi ma che comunque quasi accennano a un ritorno ciclico Ispezione dunque di

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  • Luciano Cacciò
    dettato di queste opere è stretto quanto attivo dentro lo spazio della mostra Paolo Volponi 1977 Il silenzio della battaglia 1980 81 C è uno stupefacente paesaggio del mondo giungla o coltivato giardino Dario Micacchi 1980 Le terre trovate 1983

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