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  • Michelangelo Russo
    pochi carlini Ma la Provvidenza permise primamente che da benefico paesano fosse accolto e di poi dispose in maniera le cose che tra benefattori vi fosse un Padre un mecenate un Genio Tutelare per sottrarlo dal nulla e proteggerlo qual è stata l E V estimatrice delle scienze delle Arti Belle e di tutti coloro i quali abbenchè infelici promettono con l incessante studio e fatica distinguersi Ed invero dopo alcuni saggi in creta sommessi all alto sapere di V E fra le prodigazioni gli ha accordato la pensione di ducati dieci al mese sul fondo provinciale raccomandandolo pure ferventemente al degno D Tito Angelini il quale nell ammaestrarlo non curando mezzi e fatica pose nel tenue ingegno dell Oratore i primi sensi positivi della statuaria Intanto malgrado un vivere meschino i bisogni s accrescon alla giornata e le privazioni son tali che non sembra possibile enumerarli il tempo tutto ha logorato biancheria abiti e trapunto ed obblighi ha contratto Sperava il supplicante qualche risorsa e non essere al caso d infastidire l E V con la nota delle spese erogate pel viaggio come altri fecero ed ottennero Ma confuso e pieno di rispetto e fiducia è costretto l Oratore dalla umilmente supplicare l E V avere questa volta la degnazione di esaudirlo benignandosi disporre che tal nota di spese qui acclusa gli venghi soddisfatta onde riparare alle attuali emergenze che minacciangli naufragio Tutto si augura felice dall innata bontà di V E e l avrà ut Deus Il Ministro Santangelo alle suppliche del Russo rispose accordandogli tutto l appoggio e la stima racomandandolo più volte all Intendente della 1 Calabria Ultra con varie lettere che gli consentirono di beneficiare di una pensione continua di ducati 10 e la permanenza nel Real Albergo dei Poveri di Napoli fino al 1859 sui fondi comunali e provinciali Gli insegnamenti del Maestro Tito Angelini non tardarono a dare i primi frutti ed il giovane artista dopo non più di un anno di studio nella scultura meritò il primo premio d argento nella Mostra di Belle Arti del 1843 ove il Russo presentò tre opere una testa colossale di Lucio Vero la Morte di Ajace Telamonio gesso nonchè un gruppo di due putti Nella stessa mostra furono inoltre premiati i polistenesi Domenico Morano con medaglia d oro per l opera Erodiade e Giovan Battista Valensise per il quadro raffigurante Saffo Nella Mostra Borbonica di Belle Arti del 1855 il Russo alunno del Reale Istituto di Belle Arti presentò l opera Amor materno gruppo in gesso di naturale grandezza che il Bozzelli autorevole critico d arte dell epoca così la recensì Il saper cogliere un avvenimento storico o tradizionale dal più fecondo dè suoi aspetti e ritrarlo pieno di vita e di bellezza sulla tela o sul marmo è già una gloria che niuno sarà mai oso di contendere all arte Ma il fare altrettanto per un semplice affetto il quale ben altro che ricongiungersi ad alcun drammatico tessuto si perde fra gl impenetrabili misteri
    http://www.polistenaonline.it/michelangelo_russo.htm (2013-03-24)

  • Pala marmorea della Deposizione
    cose necessarie fra termine di sei mesi Questa ipotesi dell identificazione dell altare della schiovata di marmoro con quello della Cappella del SS Sacramento viene avvalorata anche dal fatto che la Visita nel mentre per tutti gli altri altari delle rispettive cappelle di ogni chiesa visitata indica un quadro o una cona per la Cappella del SS Sacramento non indica il solito quadro avendo già indirettamente citato il gruppo marmoreo della schiovatione Questo ci fa supporre che la vigorosa pala marmorea cinquecentesca possa essere stata collocata nell antica chiesa madre o qualche anno prima della fondazione della confraternita o all epoca della concessione a quest ultima della facoltà di erigere una propria cappella Quindi una pala marmorea che si potrebbe considerare forse realmente uscita dalle mani di Giovanni Merliani da Nola come ebbe a sostenere il nostro grande Francesco Jerace e non come erroneamente viene tramandato dalla lapide ottocentesca collocata sul lato sinistro dell altare della nuova chiesa madre a ricordo della risistemazione avvenuta nel 1823 Tale iscrizione indica quale data di esecuzione del nostro celebre ed unico monumento che la Calabria conserva il 1503 e riferisce una delle solite leggende che in questo caso vuole che il gruppo marmoreo fosse proveniente dalla spiaggia di Tauriana ove una nave a causa di una forte tempesta rimase incagliata In questo caso qualora fosse stata tale la verità per quale motivo arrivò a Polistena e non rimase invece a Taureana Noi propendiamo per la tesi di Francesco Jerace che la vuole come dicevamo opera del nolano Se effettivamente è tale non può essere stata realizzata nel 1503 come riferisce l iscrizione in quanto Giovanni Merliano da Nola nato nel 1488 non poteva a 15 anni di età sostenere il peso di un così poderoso impegno artistico La Visita pastorale del 1586 d altra parte riferendo della Cappella del SS Sacramento che ancora era posta nell entrare a man sinistra della porta maggiore fornisce un elenco degli arredi e suppellettili sacri senza accennare minimamente ad un quadro o ad altro che richiamasse almeno la Santa Eucarestia tipica iconografia del SS Sacramento Tutto ciò però ci fa sorgere il legittimo dubbio fu la pala commissionata espressamente per la Cappella del SS Sacramento o fu oggetto o atto di magnanimità da parte di qualcuno verso la chiesa la confraternita o verso la stessa Università polistenese Se l avesse commissionato all artista l Università la pala avrebbe presentato senza meno lo stemma universitario Non a caso nel 1441 epoca del manufatto marmoreo da noi pubblicato e relativo allo stemma comunale con la figura di S Marina Vergine con a fianco il bimbo caratteristico l Università sottolineava con l apposizione di detto stemma dentro la chiesa di S Rocco lo jus patronato che godeva su quest ultima Non a caso ancora tale stemma fu rinvenuto alla fine dell Ottocento fra gli ancora superstiti ruderi della chiesa di S Rocco che il terremoto del 1783 aveva raso al suolo Tornando all iconografia della pala possiamo ancora ipotizzare che
    http://www.polistenaonline.it/pala.htm (2013-03-24)

  • Cesare Pavese nella Letteratura Calabrese
    artistica le opere l ultimo Pavese posando nuovamente l accento sull ideale della poesia racconto quella che non chiude in sé il senso di un astratta e remota pietà bensì una concreta partecipazione alle pene e alle gioie dell uomo ed ha un suo preciso significato autonomo a causa della resistenza al trionfo tutto novecentesco della poesia come lirica Ecco il perché della sua collaborazione in una linea di sperimentalismo realista Bisogna comunque intendersi sul realismo di Pavese e sul presupposto oggettivismo che sembra essere alla sua base puntare sull oggettivo non significa soltanto liberarsi dalle prevaricanti seduzioni dell io con i relativi precipitati effusione sentimentalismo intimismo morboso ma anche e soprattutto riscoprire l altro da sé aprirsi all alterità dar luce all essere tragico dell uomo umanità raccontandone la realtà che non esclude la surrealità il sogno le zone sensibili e vertiginose dell inconscio Con Pavese si ha la riscoperta della realtà nella sua dura e dolorosa concretezza per forza di un ispirazione che trova un fecondo stimolo nella letteratura americana non meno che nella fedeltà alla sua terra e nel fervido interesse umano per la sua gente Anche Anna Vincenza Aversa nel suo volume Dopoguerra calabrese cultura e stampa 1945 79 15 edito nel 1982 si sofferma brevemente su quel Pavese che ha sempre avuto l intento di rappresentare una realtà in movimento con tutti i contorni del dolore e dall altra parte ha sempre cercato un motivo di vita negli aspetti nascosti degli uomini e delle cose cogliendo oggetti come esseri cioè nella loro essenzialità In Come visse al confino Cesare Pavese 16 e in Cesare Pavese e la Calabria 17 due scritti di Mario La Cava il primo pubblicato sul Corriere della Sera nel 1982 ed il secondo ripubblicato in un antologia di scritti calabresi a cura di Vincenzo Pitaro nel 1995 l indimenticabile scrittore di Bovalino autentica voce di grande calabrese punta a fare emergere i termini del raffronto tra la testimonianza dell esperienza Pavese e i dati della meditazione storica della realtà calabrese Le osservazioni di Pavese secondo La Cava indipendentemente dalla loro valutazione estetica si possono benissimo isolare per dare idea di un giudizio che se non è quello complesso di un sociologo è sempre quello di un poeta dotato di senso critico penetrante Non dice cose che non si sapessero ma le dice con un accento originale Chi tra i calabresi le legge è portato ad apprezzarle per l aiuto che egli dà a comprendere meglio la propria regione Per non dire che servono bene a illustrare il punto di vista dal quale si mettono i settentrionali quando parlano delle cose del Sud Scegliendo di privilegiare la presenza di Pavese in Calabria il giovane giornalista di Siderno Enzo Romeo con il saggio del 1986 La solitudine feconda Cesare Pavese al confino di Brancaleone 1935 1936 18 demolisce attraverso un resoconto stringato ed essenziale la tesi canonica del Pavese ostile ed estraneo all ambiente ed alla cultura calabrese Come cronista serio ed attento Romeo rivisita il vissuto calabrese di Pavese con pazienza certosina L autore non cerca lo scoop a tutti i costi ma ripulisce il selciato dei luoghi comuni o comunque ci tenta con grande onestà Leone Piccioni infatti nella breve presentazione al libro non manca di marcare che Dalla ricerca emerge infatti chiarissima non senza un inflessione di legittimo orgoglio meridionale l incidenza della civiltà greca di Calabria sull evoluzione interiore dello scrittore piemontese Tale incidenza ebbe praticamente a risolversi in un sostanziale acquisto di sensibilità e di cultura destinate a rivestire una primaria importanza per il futuro autore dei Dialoghi con Leucò non a caso il libro che l autore ebbe più caro E lo stesso Romeo che nelle conclusioni del libro ricco di documentazione e di foto oltre a sottolineare che il confino in Calabria ha rappresentato un momento importantissimo nella parabola letteraria pavesiana respinge con forza l assunto dell antropologo Luigi Lombardi Satriani che in un articolo di Paese Sera aveva affermato categoricamente che la Calabria non aveva suscitato la curiosità di Pavese che anzi era rimasto fondamentalmente estraneo ed ostile alla sua realtà Di Pier Franco Bruni è quel tascabile Cesare Pavese Interventi 19 edito nel 1986 per le edizioni Pellegrini mentre di Antonio Piromalli è la scheda su Pavese nella Storia della letteratura italiana 20 del 1987 Più proficuo dal punto di vista documentario appare il nuovo lavoro di Giuseppe Neri del 1989 Cesare Pavese in Calabria con un appendice di documenti d Archivio 21 In esso Neri presentando una sfilza di documenti quasi tutti in facsimile colma quel vuoto che nel 1977 si riprometteva di studiare con molta attenzione Scoprire gli inediti così il Neri leggere tra le righe delle lettere il suo animo non è stato facile perché il confino è stato preceduto ed accompagnato da una serie di documenti delle Regie Questure del tempo quelle di Reggio Calabria di Torino di Roma di rapporti scritti di certificazioni che rivelano pure lo spaccato di una storia del tempo o se vogliamo la storia particolare di un periodo difficile per l Italia che vede quale protagonista la piccola borghesia l uomo in divisa che detiene il destino degli intellettuali antifascisti Il capitolo relativo ai confinati politici e nella fattispecie Cesare Pavese Neri lo riproporrà nel 1992 ne Il Corriere Calabrese 22 arricchendolo di ulteriori note A riprendere il problema dell influenza americana sul nostro poeta coinvolgimento che avrà termine proprio quando il mito di quella società e tutto ciò che questo rappresenta crolleranno ritorna Maria Curti nel 1990 con l articolo L America come alternativa negli anni del fascismo per Pavese e Vittorini 23 Una rilettura invece dei testi pavesiani con alcune felici intuizioni critiche può essere considerato il saggio del 1991 di Giovanni Carteri 24 Al confino del mito Cesare Pavese e la Calabria E un lavoro che mette al riparo le reliquie di un capitolo biografico che prima si presentava in un certo senso lacunoso e incerto Molto significativo anche il capitolo I
    http://www.polistenaonline.it/pavese.htm (2013-03-24)

  • Antonio Jonata
    violini Dopo tale data lo ritroviamo proveniente da Palmi ove risiedeva nella Strada S Rocco in Polistena ove sotto la data del 24 settembre del 1817 alla presenza del Notaio Domenico Condoluci 16 di Cinquefrondi si obbligò ad impartire lezioni di musica vocale e strumentale ad un gruppo di non oltre venti persone oltre che insegnare gratis il corno di caccia ad altri due individui La sua presenza documentata dal provvidenziale ritrovamento dell atto notarile da noi rintracciato regala alla già consistente ed antica realtà musicale polistenese una scoperta di notevole interesse perchè rivela l esistenza di un ulteriore e attivo manipolo di apprendisti musici formalmente aggregati ad un sodalizio o Accademia Non vorremmo privare il lettore del piacere di scoprire il documento ricchissimo di particolari che è del seguente tenore Oggi che si contano li ventiquattro 24 Settembre mille ottocento dicieasette 1817 in Polistina Provincia prima di Calabria Ulteriore Avanti di noi Domenico Condoluci del fù Bruno Notaio della Comune di Cinquefrondi domiciliato strada la piazza vecchia per transito in questa Comune di Polistina e de sottoscritti testimonj aventino tutte le qualità prescritte dalla legge personalmente costituiti nella nostra presenza il Signor D Antonio Jonita del fù Francesco domiciliato nella Comune di Palme Strada San Rocco oggi in questa Comune di Polistina da noi ben conosciuto e li Signori Signor Giovan Francesco Baroncino Rodinò figlio del Signor Barone D Luigi Rodinò Vincenzo Burgese Curciarello del fù Michelangelo Giovan Battista Jerace del fù D Nicola Domenico Guerrisi del fù Francesco Antonio Maria Rocca del fù Ignazio Nicola Lidonnici di Antonino il Canonico D Giuseppe Pilogallo del fù Pasquale Canonico D Francesco Zerbi del fù Leopoldo per i suoi fratelli D Domenico e D Giuseppe D Giuseppe Antonio Francone per suo figlio Luigi D Marcello Lombardi per suo figlio Signor Giuseppe Cristofallo per suo figlio D Michelangelo Pronestino tutti di questo Comune di Polistina proprietarj domiciliati parte nel quartiere Evole e parte nel quartiere l Arco ciascuno da noi ben conosciuto Il Sopradetto Signor D Antonio Jonata nella nostra presenza da una parte si è obligato come si obliga dare ai sopradetti Signori Rodinò Jerace Lidonnici Zerbi Burgese Curciarello Pilogallo Cristofallo Rocca Perna Francone e Lombardo e ad altri Giovini da essi destinati che uniti a loro non possono essere più di venti di numero lezione di musica vocale ed istrumentale a di loro scelta per lo corso di anni tre continui principiandi dal prossimo entrante mese di ottobre anno corrente mille otto cento dieciasette e finendi alla fine di Settembre dell anno mille ottocento venti giorno per giorno escluso Giovedì e Domenica di ciascuna Settimana ed in una lezione a testa per ciascheduno discepolo senza poter dare lezione ad altri Individui nelle ore destinate per i sopradetti discepoli ed altri che da essi saranno designati con prestarvi tutta l attenzione possibile ed applicarsi alla lezione finchè il Giovine diverrà persuaso E nel caso per qualche necessità nel corso di questi tre anni o perchè chiamato altrove a fare delle Musiche si dovrà assentare di questo Comune dove dovrà dimorare nell intero corso di detti tre anni dovrà rinfrancare i Giovini della lezione perduta ne i Giovedi e Domeniche susseguente al suo ritorno e così per qualche altra fisica Sua disposizione coll obligo che a misura li Giovini saranno istruiti unirli in Accademia senza pretendere per questo altra mercede E dall altra parte i sopradetti D Gian Francesco Rodinò D Giambattista Jerace D Domenico Guerrisi D Antonio Maria Rocca D David Perna D Nicola Lidonnici Canonico D Giuseppe Pilogallo Canonico D Giuseppe Zerbi per li suoi Fratelli D Domenico e D Giuseppe D Giuseppe Antonio Francone per suo figlio D Luigi D Marcello Lombardo per suo figlio D Pasquale Signor Giuseppe Cristofaro Prenestino D Michelangelo per lo figlio D Giuseppe si obligano assistere alle lezione per lo intiero corso del sudetto trienno a pagare al sopradetto Signor Jonata di loro Maestro puntualmente mese per mese la somma di ducati venti 20 ciascheduno per la sua quota ed aumentandosi la scuola sino al numero di venti allievi si dovesse scemare il tangente di ciascheduno perchè la mesata del Maestro non deba essere più di ducati venti oltre l abitazione che si da franca e così continuare il pagamento mese per mese con principiare il primo pagamento alla fine dell entrante mese di ottobre e così continuare per il successivo sino alla fine di Settembre mille ottocento venti E nel caso che qualcheduno dei sopradetti apprendenti non volesse continuare le lezioni per suo capriccio è sempre tenuto corrispondere alla quota del suo pagamento mese per mese Se poi sarà impossibilitato a continuare per qualche ragione fisica o legittima assenza se il Maestro non avrà acquistati altri discepoli per supplire gli assenti coloro che resteranno dovranno pagare pro rata e mensualmente al Sopra detto Maestro la somma di ducati venti 20 per tutto lo tempo di sopra stabilito Con patto espresso che fra il numero di venti Giovini Scolari non debano andare compresi i due individui che apprenderanno lezione di corno di caccia perchè debono essere insegnati gratis Per maggiore dilucidazione delle cose sopradette si è dichiarato dalle parti contraenti che la mesata al Maestro si deba pagare antecipatamente mese per mese ed in conseguenza si dovrà fare il pagamento alla prima di ottobre entrante Fatto letto e pubblicato oggi sudetto giorno mese ed anno in Polistina Provincia prima di Calabria Ulteriore nel Palazzo del Signor D Luigi Barone Rodinò alla presenza delli sotto scritti testimonj Signori D Francesco Antonio Grio proprietario del fù Domenico e del Sacerdote D Bruno Bruzzese del fù Francesco ed alla presenza dei Signori Jonata Rodinò Burgese Jerace Guerrisi Rocca Lidonnici Pilogallo Zerbi Francone Lombardo Cristofallo e Prenestino alla presenza dei quali è stato stipulato detto atto seguono le firme Il rogito fu registrato in Galatro il 30 giugno 1818 nel registro primo volume secondo foglio 79 Che il Maestro Jonata abbia effettivamente mantenuto l impegno contrattuale nel corso dei tre anni ce lo conferma un incartamento 17 del
    http://www.polistenaonline.it/jonata2.htm (2013-03-24)

  • I Pianoforti di Riolo
    anni e precisamente il 15 ottobre 1863 il Riolo sposò Maria Teresa Fusco di Antonino e fu Mariantonia Russo Dei pianoforti superstiti di Angelo Riolo mi limiterò ad indicare solo due esemplari particolarmente interessanti da me rintracciati nel corso di studi sulla Polistena antica Il primo esemplare è del 1862 ed appartiene alle sorelle Rina ed Elena Borgese di Polistena E un elegante e rifinito pianoforte a coda con sei ottave ed ha le seguenti misure altezza cm 92 larghezza cm 125 lunghezza cm 228 altezza della cassa cm 30 altezza delle gambe cm 62 La cassa è a forma di arpa disposta orizzontalmente e poggiante su tre gambe Le parti portanti di detta cassa cioè il mobile comprendente anche il fondo il coperchio le fasce e le gambe sono di legno di faggio crudo impiallacciati in noce nostrale onde assicurarle dalle deformazioni Sul frontale reca la seguente dicitura A Riolo in Polistena mentre nell interno sulla tavola armonica vi è un altra iscrizione del seguente tenore Lavoro alla Tedesca Angelo Riolo 1862 n 3 Pianoforti noti come Tedeschi o Viennesi sono generalmente indicati quelli a coda di Johann Andreas Stein costruiti a partire dal 1770 Avevano un tocco leggero e la macchina dotata dello scappamento Morzat apprezzò moltissimo il loro suono brillante ed uniforme a differenza di quelli con la meccanica inglese che era più dura di tocco e più debole del suono Il numero 3 invece è riferito al numero dei pianoforti costruiti fino a quella data Per cui il Fabbricante di pianoforti indicato nella statistica delle Condizioni civili riferita all anno 1860 dedatta da Mons Domenico Valensise nella sua Monografia di Polistena 1863 è senza ombra di dubbio il nostro Angelo Riolo Il secondo esemplare è del 1867 Ha un ambito di cinque ottave e fu venduto certamente dal Riolo al sig D Pasquale Scarcella prestigioso suonatore di organo di Messignadi frazione di Oppido Mamertina che diede anche i natali al musicista Giuseppe Nunziato Muratori Foto Ferdinando Sergio Questo pianoforte fu venduto dai familiari dello Scarcella al sig Vincenzo Riganò di Messignadi il quale dietro sollecitazione ed espressa mia richiesta coadiuvato in ciò da mio fratello Giuseppe Russo Direttore del Coro Polifonico Theotokos ha deciso infine di cederlo per essere inserito nell auspicando Museo cittadino con accettazione della Giunta Comunale che con delibera n 1124 ne ha regolato l acquisto Su tale pianoforte che momentaneamente si conserva presso la Biblioteca Comunale fa spicco la fotografia del giovane costruttore con baffi pizzetto cappello mantella e nodo L aneddotica sul conto del Riolo riferisce che tornato da Napoli molti suoi amici nel vedergli indossare il cappello forse quello della fotografia probabilmente non usuale presso il ceto artigiano amichevolmente lo tormentarono con continue domande riferite sempre al cappello E lui fedele al suo carattere estroso suonò in un orario insolito le campane di una chiesa del paese e quando tutti accorsero incuriositi tranquillamente affacciò dal campanile e burlandosi di loro spiegò le modalità e tutti i particolari dell acquisto del
    http://www.polistenaonline.it/riolo.htm (2013-03-24)

  • Il voto del Comune di Polistena per la conservazione della Sede Vescovile di Mileto nel 1866
    Ecclesiastici incamerando i loro beni colla circoscrizione civile della Diocesi manifestando che questa Diocesi di Mileto sarà soppressa certamente Quindi nel partecipare tanto alla Giunta la invita a deliberare ove creda ciò essere nell interesse del pubblico La Giunta osserva che il Ministro Guarda Sigilli quando presentò alle Camere il Progetto di Legge per la soppressione dei Vescovati si fece ad accompagnarlo da un sunto storico destinato a ricordare l antichità le doti e le prerogative delle Diocesi che si vorrebbero conservare E con questo se pur la Giunta non và errata pare che l Onorevole Ministro nell attuare una simile legge Egli non intende punto ledere alle tradizioni ed al pubblico interesse Osserva che Polistena è una delle più grandi città della Diocesi di Mileto e che perciò è nel suo interesse rassegnare al governo del Re le seguenti ragioni per le quali la Diocesi di Mileto a preferenza di altre merita venir conservata Perché guardandosi all origine di questa Sede Essa siccome quella che deriva dalla riunione della Chiesa di Vibona e di Tauriana è da annoverarsi tra le più antiche d Italia sendocchè storica e la sua origine per esser legata al nome ed alle gesta del suo fondatore il conte Ruggiero il quale morì all ombra di quel Vescovato ed è così grave di Patrie memorie che torna impossibile poterlo obliare Perché oltre del dato storico è a ritenersi che la natura della sede della Diocesi di Mileto merita venir conservata a preferenza per il privilegio che essa gode di star immediatamente soggetta alla potestà Pontificia prerogativa questa di onore che se non la pareggia alle Sedi Arcivescovili certo è d innanzi sopra tutte le altre che si dicono semplici Perché per popolazione questa Diocesi non è seconda ad alcuna altra contando 214 524 abitanti divisi
    http://www.polistenaonline.it/sedevescovile.htm (2013-03-24)

  • La statua di San Rocco di Polistena non è dei Morani
    conservano nelle varie chiese vedere ad esempio le statue di Santa Chiara e Santa Veneranda San Giuseppe e tante altre di cui ci occuperemo altra volta Quella di San Rocco quindi proprio perché probabile statua settecentesca rovinata da un restauro grossolano effettuato negli anni 60 di questo secolo andrebbe oggi riportata agli originari colori da mano veramente esperta onde evitare restauri con risultati discutibilissimi che nel caso di altro pregevole gruppo statuario a suo tempo furono eseguiti da mano inesperta che badò solamente a ridipingere con colori di fantasia Quindi quando Francesco Morani realizzò la statua di S Rocco di Polistena voluta dal nostro storico locale Noi crediamo mai Diversamente ci aspettiamo l indicazione di documenti con la datazione precisa Francesco Morani invece e il fratello Giovanni figli di quel prolifico sorianese Fortunato Morano realizzarono sì un San Rocco ma non per Polistena Il loro S Rocco ligneo stuccato e dipinto fu eseguito per la Chiesa parrocchiale di Cirella di Platì nel mentre era Parroco il Sac Stefano Fazzari che operò in detta Chiesa dal 1831 al 1898 11 A scoprirne la paternità fu l amico Prof Francesco Marafioti 12 di Monasterace Marina che in un lavoro di semplice ripulitura della statua riuscì a portare alla luce parte dell originaria iscrizione che i due polistenesi avevano apposto e che nel corso degli anni era stata coperta L iscrizione ora visibile ma indicataci dal Prof Marafioti è la seguente FRANCESCO E GIOVANNI MORANI SCULPIRONO Nella parte mancante vi sarà stata l indicazione della data che stando alla cronologia delle opere dei due fratelli si potrebbe collocare orientativamente alla metà del sec 19 o Il simulacro di Polistena fu probabilmente fonte di ispirazione non solo per quello di Cirella di Platì ma anche per quello di Melicucco di cui diremo avanti Statue dei Morani ve ne sono tante E il caso di ricordare tra quelle di Polistena che recano una data ben precisa S Francesco d Assisi di Francesco e Fortunato del 1854 S Giuseppe di Francesco e Fortunato del 1856 Cristo Risorto di Francesco e Giovanni del 1856 la Deposizione dalla Croce di Francesco e Giovanni del 1859 S Diego 13 prima del 1834 oltre quelle non firmate e non datate il S Francesco di Paola la SS Annunziata etc etc Il San Rocco di Cirella molto vicino nelle fattezze del viso dei capelli della barba al Cristo Risorto di Polistena che si conserva nel palazzo Valensise potrebbe essere di qualche anno più vecchio in considerazione che nella stessa chiesa della cittadina jonica vi sono dei pregiatissimi stucchi forse riconducibili agli stessi Morani 14 che oltre ad essere statuari furono anche rinomati decoratori e stuccatori che disseminarono in molte località calabresi la loro opera che andrebbe posta nel giusto merito con adeguato e scientifico studio Dall Oppedisano 15 sappiamo che dallo stesso Arciprete Fazzari nel 1843 fu diroccata la cappella dell Immacolata di jus patronato Gelonese Romeo perché volle costruire una nuova navata che portò regolarmente a compimento Il Fazzari affidò
    http://www.polistenaonline.it/sanrocco.htm (2013-03-24)

  • L’intricata vicenda delle origini di Monsignor Francesco Vitali
    conservarono il loro antico toponimo fino ai primissimi anni del Regno d Italia allorquando per ottemperare ad una disposizione ministeriale tendente a eliminare l omonimia dovettero cambiare nome Da allora la cittadina pugliese assunse il nome di Noicàttaro mentre quella lucana di Noepoli è opportuno a questo punto chiarire un altra notizia riportata dal P Russo e ripresa dal Barillaro risalente all anno 1562 che viene riferita alla chiesa anoiana Archipresbytero terrae Noiae Anglonem dioc ac Vicario generali episcopi Cassanem mandatur ut capiant possessionem nomine camerae aplcae abbatiae seu parochialis ecclesiae abbatiae nuncupatae S Nicolai terrae Noiae Anglonem dioc collatae per ab Matthaei Aversani Fabio Pignatello clerico Monopolitano sub dat III Non Decembris an II Dat Rome in camera aplca die IX Ianuarii 1562 Pont us an III Arm XXX 203 f 285v ol 278v 21 Sebbene la chiesa matrice di Anoia è sotto il titolo di San Nicola appare inverosimile che Anoia in quel tempo soggetta all autorità del vescovo di Mileto potesse appartenere anche ad altra diocesi ed è sicuramente Noja in Basilicata Noepoli 22 ad appartenere alla diocesi di Anglona 23 Ultimo chiarimento doveroso riguarda un altra inesattezza storica che vorrebbe Anoia in provincia di Reggio Calabria prendere il nome da una famiglia che l ebbe in feudo nei primi anni del 1300 Questa notizia viene ripresa dal Valente nella prima edizione del suo Dizionario dei luoghi della Calabria 24 e fortunatamente scompare nella seconda edizione dello stesso Tutto ciò è assolutamente infondato anche perché si ha notizia di Anoja già da prima di questo periodo La storia del feudo di Anoja che fu prima baronia e poi marchesato comprendente i casali di Susanoja Maropati e Tritanti peraltro ben ricostruita dal Pellicano Castagna 25 non fa alcuna menzione di tale famiglia di feudatari Invece dai Registri della Cancelleria Angioina risulta che nell anno 1270 Pietro De Noha era il barone di Noha in Terra d Otranto I De Noha erano una nobile famiglia di Lecce le cui origini sono documentate sin dal 1253 che godettero nobiltà in molti feudi della Puglia e della Lucania tra i quali appunto Noha nei pressi di Galatina LE e Noja in Puglia Noicàttaro Concludiamo sperando di aver apportato nuovi elementi utili alla ricostruzione della storia dei centri interessati dal presente lavoro affermando fino a prova contraria che il Vitali è di Noja di Puglia il tutto senza egoismo campanilistico e con lo spirito di dare a Cesare quel che è di Cesare 1 La ricerca bibliografica è stata eseguita presso la Biblioteca Comunale di Polistena Si coglie l occasione per ringraziare della collaborazione il suo direttore Giovanni Russo 2 A tal proposito si ringrazia lo storico nojano Giacomo Settanni di Noicattaro BA 3 DOMENICO TACCONE GALLUCCI Monografia della Città e Diocesi di Mileto ristampa Arnaldo Forni ed Sala Bolognese 1984 pag 126 4 EMILIO BARILLARO Dizionario bibliografico e toponomastico della Calabria vol Terzo Provincia di Reggio Calabria Ed Pellegrini Cosenza 1976 voce ANOIA pag 25 5 Ibidem pag 26 6 P
    http://www.polistenaonline.it/vitali.htm (2013-03-24)