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  • G. Lena, Studi Cassinati: rassegna degli argomenti di archeologia pubblicati dal 2001 al 2010
    restituito più reperti così come quella compresa tra il fiume e la strada per S Angelo in Theodice nei pressi del ponte ferroviario Considerando tutti i rinvenimenti fatti finora ci si è fatta l idea ormai certa della presenza in questa località di un pagus costruito in varie fasi dopo il periodo varroniano e protrattosi fino alla fine dell Impero Seguono due articoli di epigrafia il primo di Giovanni Petrucci ed il secondo di Emilio Pistilli Si tratta del rinvenimento di un epigrafe e una nuova lettura di una seconda La prima è stata ritrovata in località Prepoie tra Valleluce e Belmonte e potrebbe essere la Petra scripta riportata nella donazione di Gisulfo II e che costituiva uno dei punti del confine dei possedimenti di Montecassino La seconda rinvenuta nell 800 non lontano dal teatro romano ma non in situ secondo il parere di Ponari oggi la possiamo vedere in Piazza Labriola a Cassino Ma il fatto veramente sorprendente è che entrambe riportano esattamente lo stesso testo L ipotesi molto probabile che fa Pistilli è che la prima sia stata posta quasi all inizio dell acquedotto mentre la seconda segni la fine di esso nell abitato di Casinum Nel numero successivo Silvano Tanzilli pubblica un articolo riguardante nuove scoperte fatte riguardanti una domus romana venuta alla luce dopo il crollo accidentale di un muretto che costeggia la statale per Montecassino a circa cento metri dopo la prima curva della strada Sono stati riportati alla luce una tubazione di scarico un tratto di muro l angolo di un ambiente interno con relativa pavimentazione della domus Così si arricchisce sempre più la conoscenza topografica di Casinum Di una nuova scoperta leggiamo nel n 4 del 2006 Si tratta di un rinvenimento fatto da Giovanna Rita Bellini della Soprintendenza Archeologica di Roma consistente in una cisterna romana in Piazza Garibaldi ad Atina situata a 5 m sotto il terreno attuale Il manufatto di forma circolare ha la muratura perimetrale formata da blocchi calcarei con il fondo pavimentato da tegoloni di terracotta Certamente è un castellum aquae da dove si dipartivano delle condutture che portavano l acqua ad abitazioni circostanti Il tutto risale al I sec a C Nello stesso numero del Bollettino Maurizio Zambardi c informa con un ampio articolo della scoperta di alcuni tratti di mura fatti con grandi blocchi di pietra rinvenuti su Monte Santa Croce a Venafro Grazie ai grafici che l autore ci mostra possiamo avere un esatta idea dell andamento delle mura e degli spazi in esse racchiusi Queste mura vanno da una quota di 500 m fino ai 1000 Il tutto risalirebbe al periodo sannitico Nell ultimo grafico possiamo vedere tracce dell opera continuata in periodo romano che scendendo ancora più a valle in seguito hanno racchiuso la città di Venafrum Scoperte queste che contribuiscono ad una conoscenza sempre più completa della topografia antica della zona in questione Nel I numero del 2008 di nuovo Maurizio Zambardi ci propone un breve articolo su una scoperta fatta a San Pietro Infine nell antico sito di ad Flexum L autore ha rinvenuto un frammento di un miliare L importanza di esso è che vi è inciso ciò che resta di un epigrafe inedita Vi è riportato il nome dell imperatore Massenzio ed il numero 95 che indica la distanza in miglia da Roma Sappiamo che in questa località la Via Latina si divideva in due tratti l uno andava a Venafrum e l altro a Teanum e Capua Nel numero successivo del bollettino a firma di Costantino Jadecola leggiamo un articolo che riguarda il ritrovamento di qualcosa di veramente eccezionale Si tratta di un letto funerario rifinito con ossi lavorati proveniente da una tomba scavata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma nei pressi dell area di servizio Casilina Est dell autostrada Roma Napoli Il letto è di notevole bellezza specialmente nelle gambe ricoperte da decorazioni che rappresentano delle figure alate e sopra le gambe dei fulcra Sul letto era adagiato uno scheletro femminile È questa una zona in cui sono state rinvenute molte decine di tombe a camera contenenti oggetti dei più svariati balsamari specchi in bronzo lucerne pedine in pasta vitrea strigili in ferro pesi fittili monete ceramica di varia qualità Il numero 4 del 2008 ospita un articolo di Filippo Coarelli Il suo articolo Varrone e Cassino breve conciso e compendioso viene a rivoluzionare tutto quello che fino ad ora abbiamo imparato su Casinum L archeologo tende a retrodatare tutti i grandi manufatti della città romana alla prima metà del I sec a C In particolare il teatro a prima del 49 a C in quanto la sua pianta è diversa dal modello vitruviano ed è paragonabile a quella del teatro di Pompeo a Roma costruito tra il 61 e il 55 a C ed anche per la diversa edilizia utilizzata Inoltre sempre secondo Coarelli un frammento di epigrafe patronus praefecturae ci indica che a costruire il teatro e forse anche l anfiteatro è stato un prefetto certamente Varrone quando la città era ancora una prefettura prima della sua trasformazione in municipio e poi in colonia Quindi il periodo è la metà del I secolo a C Sempre secondo Coarelli la famosa statua cosiddetta eroe di Cassino anch essa della metà del I sec a C raffigurerebbe Varrone un tipo di statua risalente ad un simulacro lisippeo di Poseidon riutilizzato per immagini eroiche di sovrani ellenici Per quanto riguarda l anfiteatro sempre secondo Coarelli dalle epigrafi risulterebbe che Ummidia Quadratilla si sarebbe limitata a far realizzare soltanto le gradinate di pietra mentre la costruzione dell edifico sarebbe da datare ad età tardo repubblicana Prendendo in esame il cosiddetto mausoleo di Ummidia Quadratilla Coarelli sarebbe del parere di considerarlo come tomba di Varrone per il fatto che esso è costruito all interno del pomerio quindi da attribuire ad un personaggio veramente eccezionale Inoltre il modello cruciforme e a blocchi con cupola centrale inserita in un cilindro rammenta l ideologia neopitagorica di cui Varrone era adepto Le tre grandi nicchie

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  • C. Jadecola, Il sarcofago di Aquino è tornato a Casa
    il quale per rubarlo dalla chiesa della Madonna della Libera c erano stati ben due tentativi il primo nella notte tra il 26 ed il 27 febbraio 1990 quando però fu possibile recuperare la refurtiva specie per via dell ingenuità dei ladri che pensavano di poterlo trasportare su un fragile furgone il secondo invece con esito felice per i soliti ignoti nella notte tra il 2 ed il 3 settembre 1991 in un tempo in cui la chiesa era soggetta a lavori di restauro oltre al sarcofago in alabastro opera forse di un artista locale completavano il ricco bottino i due piccoli leoni in marmo di epoca medievale che lo sorreggevano nella sua funzione di altare e forse qualche altra cosa ancora Insomma con questo furto la chiesa della Madonna della Libera era stata scientificamente ripulita di quel poco che c era di asportabile ove si consideri che un paio di mesi prima era stata trafugata una conchiglia di età imperiale utilizzata come fonte battesimale e che si diceva anch essa di alabastro Decorato a rilievo con scene di una corsa di quadrighe al Circo Massimo del sarcofago si sapeva per averlo scritto mons Rocco Bonanni che esso era stato rinvenuto nel 1872 a qualche metro di profondità 1 proprio all interno della stessa chiesa luogo di sepolture antico e moderno dal quale sarebbe stato rubato Ad avere l intuito di utilizzarlo come altare era stato invece il non dimenticato parroco mons Giovanni Battista Colafrancesco il quale così ricorda come andarono le cose Finiti i lavori di riparazione della chiesa della Madonna della Libera ndA dovevamo rientrarci per il Natale del 1948 Essa era fornita di due altari il maggiore in muratura comune nell abside centrale e che non aveva subito molti danni ed uno laterale nella navata sinistra danneggiatissimo Chiesi ma non ottenni dal Genio Civile un altare nuovo più rispondente allo stile della chiesa mi si rispose che non avevo alcun diritto ad un nuovo altare perché la chiesa ne era fornita quello in muratura comune Preso dalla disperazione feci abbattere l altare in muratura sperando che tolto di mezzo l altare in discussione il Genio Civile si convincesse a costruirne uno nuovo Ma a nulla valse la mia strategia perché l altare non venne 2 Fu proprio allora che don Battista ebbe la felice intuizione perché non utilizzare quel bel sarcofago custodito in seminario dal tempo della sua scoperta unitamente ai due tozzi leoni in marmo che secondo il Bonanni dovevano con altri e due reggere l ambone 3 della distrutta cattedrale Detto fatto Non perdetti tempo scrive don Battista e diedi disposizione al muratore Pasquale Macioce abile mastro in arte muraria di comporre la pedana con gradini in pietra tolti dal distrutto palazzo del fu Giovanni Iadecola in Piazza S Tommaso prevenendo i tempi del Concilio Vaticano II lo feci costruire non più addossato all abside ma al centro del transetto rivolto al popolo e vi feci collocare i due leoni e sui leoni il sarcofago

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  • F. Carcione, S. Nilo abate, civis cajetanus (994-1004)
    imperatori Nilo pur riconoscendo la giusta causa del legittimo papa Gregorio V ne censura fortemente l operato vendicativo che costui concerta con l imperatore Ottone III ai danni del malcapitato antipapa Giovanni Filagato sottoponendolo a indicibili sevizie Ne emerge insomma un progetto di partecipazione che è servizio ad una società che ha titolo per fare regole di convivenza ma che non può escludere il sacrosanto diritto all obiezione di coscienza quando s intacca un valore essenziale come appunto il rispetto dell uomo e della vita in tutte le sue manifestazioni un rispetto che giammai ammette eccezioni lesive alla dignità della persona si trattasse anche del reo più ignominioso come all osservanza cattolica può apparire uno spergiuro antipapa In altri termini la verità di un valore assoluto come la difesa della vita non è mai cedibile o negoziabile In secondo luogo un servizio generoso ovvero senza speculazioni o calcolati tornaconti bensì solo nel gusto del bene comune laddove gli interessi inquinano i rapporti e non costruiscono beneficamente la polis perché alterano i rapporti mentre la furbizia si sostituisce al merito la scaltrezza alle abilità il decisionismo rampante alla chiarezza d idee Nilo a Gaeta dà grande lezione di stile offre tutto se stesso alla causa della città e nulla vuole in cambio Si sottrae repentinamente agli onori quando il Ducato annuncia di volergli erigere un momento sepolcrale post mortem nel cuore della città Fugge a Grottaferrata perché l iniziativa non vada in porto disperdendo la gratuità della sua missione Un servizio libero un servizio generoso un servizio dinamico Un servizio dinamico che nulla dà per scontato ma che sfida ogni giorno la precarietà della vita la sua fluidità i repentini mutamenti Un servizio che non si accomoda su una staticità impossibile ma che si inventa ogni giorno dinanzi alle nuove esigenze Si parla tanto oggi di società liquida ove non ci sono più sicurezze collettive ma ancor meno ce n erano al tempo di Nilo quando imperavano l instabilità dei confini feudali l incertezza di economie locali autarchiche e il pericolo di mari scossi dalle scorribande saracene Nilo con i suoi spostamenti tra Calabria Campania e Lazio Meridionale mostra grande disponibilità a riscrivere i suoi progetti di vita man mano che scenari nuovi si schiudono all orizzonte La sua insomma è una grande lezione di flessibilità tanto necessaria al giorno d oggi come nuova forma mentis per rispondere alla situazione contingente Va da sé che Nilo non considera affatto la sua mobilità come valore assoluto egli cerca stabilità ovunque vada ci va per fermarsi e dare fissaggio e solidità alla sua esperienza e a quella della sua famiglia monastica Non è un monaco vagante lo spostamento è indotto dalle circostanza mai cercato come anelito d anarchia Il suo pellegrinaggio insomma non è fine a se stesso ma mira sempre ad una meta Come a dire alla politica la flessibilità del lavoro cui inevitabilmente si lega una concezione precaria della vita quotidiana è un esigenza politica transeunda su cui ci s accorda

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  • A. Carlino, La cappella di S. Maria di Costantinopoli a Castelnuovo Parano e il santuario della Civi
    Odigitria termine dal greco antico che significa colei che istruisce o che mostra la direzione L immagine della Vergine Odigitria è un tipo di iconografia mariana diffusa in particolare nell arte bizantina richiamata in quella russa attraverso l immagine della Theotòkos Madre di Dio il cui culto si sviluppò notevolmente nel periodo medioevale La sua iconografia nella pittura raffigura la Madonna a mezzo busto con in braccio il Bambino Gesù in atto benedicente A Costantinopoli l immagine della Madonna Odigitria collocata in una chiesa risalente al V secolo custodita dai monaci Basiliani fu attribuita a San Luca Secondo l agiografia infatti l immagine dell Odigitria sarebbe una delle tre icone mariane dipinte dall Evangelista Luca quando la Vergine era ancora in vita Sia in Oriente che in Occidente furono eretti numerosi santuari intitolati alla Madonna Odigitria di Costantinopoli soprattutto in Grecia e nelle regioni peninsulari d Italia La diffusione del culto della Madonna di Costantinopoli in Italia si deve in modo particolare ai monaci Basiliani ordine fondato da San Basilio Magno 330 379 Questi possono essere sia di rito greco che latino anche se molto spesso vengono indicati erroneamente come Basiliani tutti i monaci di rito greco Il culto della Madonna di Costantinopoli o della Civita come già detto è molto sentito oltre che a Cellole anche ad Itri dove la festività liturgica è fissata per il 21 Luglio Ancora oggi durante il mese di Maggio i devoti della Madonna di Costantinopoli di Cellole compiono un pellegrinaggio a piedi per recarsi presso il Santuario della Civita ad Itri che dista circa 42 Km dal paese La devozione alla Madonna di Costantinopoli si espanse dal Medio Oriente verso l Occidente come naturale conseguenza dell esodo di cristiani all epoca delle persecuzioni iconoclastiche Tale culto si espanse anche grazie alla devozione di marinai e profughi La loro fuga dall Oriente era stata conseguente all emanazione dell editto del 726 d C dell imperatore bizantino Leone III Isàurico 717 741 con il quale fu ordinata in tutte le provincie dell Impero la distruzione di tutte le immagini sacre ed in particolar modo di quelle raffiguranti angeli e santi mosaici ed affreschi furono distrutti a martellate le icone mariane e quelle raffiguranti il Cristo furono bruciate La sorte che spettò alle immagini sacre decretò la distruzione di molte opere d arte e l uccisione di numerosi monaci La storia narra che durante tale persecuzione due monaci Basiliani sorpresi dai soldati mentre nascondevano l immagine della Vergine dell Odigitria furono chiusi in una cassa insieme all icona della Madonna e gettati in mare esclamando Se veramente è così miracolosa vi salverà Dopo 54 giorni la cassa toccò le sponde di Messina e successivamente quelle di Gaeta Qui il quadro fu esposto alla venerazione dei fedeli ma dopo poco tempo scomparve Un pastore sordomuto alla ricerca di una sua mucca smarrita tra i monti la ritrovò sulla sommità del Monte Civita Il pastore avuto immediatamente la parola e l udito corse lieto in paese a dare

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  • G. Vacca, Presentato il libro di Toni Iermano “La prudenza e l’audacia”
    nel corso del quale l irpino è stato protagonista di una grande riunione tra professionisti e non L associazione Pier Paolo Pasolini sotto l egida della nuova Amministrazione comunale rappresentata da Fausto Colella e dall assessore Freddy Gennari ha promosso un importante iniziativa culturale che nel territorio cervarese non aveva mai avuto precedenti e lo ha fatto in una maniera singolare con lo spirito fresco e innovativo che solo i ragazzi possono avere Accompagnato dalle note degli Ermendada Live il cospicuo pubblico raccoltosi per l occasione si è lasciato sedurre dalla parole dei relatori che hanno dipinto la figura ancora oggi moderna di Francesco De Sanctis A sedersi in cattedra oltre all autore Toni Iermano sono stati la professoressa Costanza D Elia il professor Gaetano De Angelis Curtis e il professor Marco De Angelis moderati poi da Giuseppe Varone il quale ha aperto il convegno incantando la platea con sue le parole e spiegando come nel testo del professor Iermano si intraveda la fisionomia di una delle figure più importanti della letteratura mondiale e cioè appunto quella di Francesco De Sanctis Il mio primo contributo a De Sanctis risale a 30 anni fa e da allora è stata una costante per tutta la mia vita Queste le parole che Toni Iermano sceglie per spiegare la motivazione che lo ha spinto a scrivere questo suo ultimo libro spiegando come il Professor irpino abbia trasformato il sapere in militanza e come proprio il suo essere antiaccademico lo abbia reso un uomo dalla grande modernità La professoressa D Elia ha invece posto l accento sul discorso desanctisiano La scienza e la vita inserito dall Università di Oxford tra i dieci discorsi più importanti per la storia dell umanità evidenziando la consapevolezza precoce che ne emerge De Sanctis è guerriero delle grandi battaglie così

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  • G. De Angelis-Curtis, Francesco De Sanctis, Cassino e le elezioni alla Camera dei deputati
    politica nazionale più importante cioè il Parlamento sancito con l allargamento dello Statuto albertino dal Regno di Sardegna a tutti i territori riuniti nell Italia Unita e diviso nei suoi due rami Camera dei deputati e Senato regio fino al 1946 poi con l introduzione della Costituzione repubblicana divenuto Senato della Repubblica di nomina elettiva contiene una scheda curata da Franco Ferri di una ventina di pagine dedicata a Francesco De Sanctis18 In essa corredano il testo riguardante la biografia e l attività culturale e politica di De Sanctis numerose fotografie che ritraggono il personaggio oppure il frontespizio di sue opere a stampa o alcune sue lettere manoscritte A pag 493 ci si imbatte nella riproduzione anastatica di una missiva che la didascalia della foto illustra come affettuosa lettera spedita da De Sanctis alla moglie Maria durante un suo viaggio a Cassino Purtroppo nella fotografia la lettera risulta parzialmente coperta da un pennino a inchiostro presumibilmente usato da De Sanctis per cui alcune parole rimangono nascoste al di sotto del pennino stesso ma in essa si legge comunque Cassino 26 marzo Cara mia adorata Maria Giunto a Cassino accolto cordialmente da tutta la popolazione Sono stato in casa dal signor Petrarcone è venuto Visocchi e tutt i principali uomini della città A pranzo brodo pollo e un po di ricotta e acqua non ho voluto nulla di più Stasera conversazione con Signori e Signore mu sica canto discorsi politici ecc Sono le undici ho det to con licenza io mi ritiro Gelati non ne ho preso invece mi sono fatto fare acqua calda con scorza di limone e me la sto sorseggiando ora scrivendo Vedi che conservo tutte le abitudini di malato Salvo un po di vociferare soverchio propositi non ne ho fatto Addio cara Maria vado a dormire ma non prima di averti dato un bacio e augurarti tante cose affettuo se per le tue cure dettate da un af fetto da me così poco meritato Oh sento dirimpetto a te sublime donna tutta la mia persona Il tuo Francesco Dunque De Sanctis nell apprestarsi a redigere la lettera appone l indicazione del luogo in cui si trovava affiancato dalla data che appare scritta riportando come sua abitudine ad esempio nel Viaggio Elettorale solo il giorno e il mese e con l omissione dell anno La cara e adorata Maria cui è indirizzata la lettera è la moglie Maria Testa che De Sanctis aveva sposato il 22 agosto 1863 a Portici Alla moglie dunque De Sanctis racconta brevemente quel soggiorno a Cassino Non riporta specifici e importanti avvenimenti ma le riferisce alcuni aspetti della sua vita pubblica la cordiale accoglienza gli incontri con i notabili della città il pranzo e la serata nonché altri più strettamente personali Tuttavia alcuni riferimenti possono suscitare interesse Infatti racconta di essere stato ospite del signor Petrarcone e c è da presupporre che si fermò a casa di uno dei fratelli Petrarcone Silvestro o Francesco19 Quindi riferisce di aver incontrato molte persone e di una ne cita il cognome Visocchi Il personaggio menzionato dovrebbe con ragionevolezza far parte dell importante famiglia originaria di Atina Negli anni preunitari De Sanctis sicuramente ebbe modo di conoscere Giacinto Visocchi che probabilmente nella Napoli borbonica fu un suo allievo per poi nel 1844 aprire una propria scuola di lettere Liberale Giacinto patì anche le conseguenze della reazione borbonica dopo il 15 maggio 1848 per poi morire nel 1855 senza aver potuto assistere all Unificazione nazionale Anche i fratelli di Giacinto e cioè Pasquale Alfonso e Francescantonio si erano formati negli stessi anni a Napoli seguendo le lezioni del marchese Puoti e dunque verosimilmente a contatto con De Sanctis Poi tutti avevano fatto ritorno ad Atina per attendere all attività imprenditoriale di famiglia cioè la conduzione della Cartiera che possedevano Dunque il Visocchi ricordato nella lettera potrebbe essere Alfonso deputato di Cassino eletto per la IX legislatura non ricandidatosi per la X sconfitto per l XI e poi eletto ininterrottamente per otto turni dalla riconvocazione del collegio per la XII fino alla XIX legislatura 1876 1897 Le domande che si possono porre riguardano i motivi che spinsero De Sanctis a venire a Cassino in un giorno d inizio primavera Innanzi tutto va supposto che si tratti del 26 marzo 1867 in quanto il giorno 10 precedente si erano svolte le elezioni nazionali della X legislatura per la quale come ricordato De Sanctis aveva posto la doppia candidatura nei collegi di S Severo e Cassino riuscendo in tutti e due a essere eletto al primo turno senza dover far ricorso al ballottaggio Alla luce di tutto ciò va presupposto dunque che Francesco De Sanctis sia venuto a Cassino per incontrare gli elettori di quel collegio i cui consensi avevano consentito la sua rielezione Infatti a quella data 26 marzo non aveva ancora provveduto a formalizzare l opzione tra i due collegi cosa che farà dopo qualche giorno e cioè il primo aprile successivo preferendo S Severo Poiché De Sanctis utilizzando i mezzi più disparati in treno a piedi a cavallo in carrozza e viaggiando per i monti e per le valli senza strada ferrata così come poteva anche a dorso di mulo come lo stesso De Sanctis ricordava20 aveva sempre cercato di essere presente nei collegi elettorali dove si candidava 21 va presupposto che fosse venuto a Cassino anche prima della data del 10 marzo 1867 per incontrare personalmente gli elettori di quel collegio e svolgere anche qui al pari di altre situazioni similari una campagna elettorale all inglese come egli stesso scriveva in cui teneva discorsi lottava e pur contrastato aspramente anche da alcuni esponenti della Sinistra storica riusciva a prevalere sugli avversari politici22 Un ultima annotazione riguarda Alfonso Visocchi La mancata candidatura per le elezioni della X legislatura dell uomo politico di Atina che per di più in quei momenti era il parlamentare uscente del collegio di Cassino potrebbe essere letta proprio alla luce della presenza di una eminente personalità come quella di Francesco De Sanctis Proprio tale

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  • A. M. Arciero, La II guerra mondiale su Studi Cassinati. Rassegna degli articoli dal 2001 al 2010
    generale Freyberg in soli sei giorni in una strada percorribile da carri armati per tentare di colpire nottetempo alle spalle i tedeschi arroccati tra le macerie di Montecassino strada di cui il 18 maggio usufruirono i polacchi del Generale Anders nell attacco definitivo Ancora è doveroso citare il professore Elio Lodolini per l approfondito articolo sul salvataggio dell Archivio e della biblioteca di Montecassino ad opera dei tedeschi Maurizio Zambardi per gli accadimenti in S Pietro Infine letteralmente dilaniata dalla guerra Fernando Riccardi per gli approfondimenti sull eccidio di Cefalonia Roberto Molle che si è dedicato alla ricerca dei messaggi propagandistici inseriti nei proiettili e sparati sulle linee nemiche sia dagli Anglo americani che dai Tedeschi per demoralizzare i soldati e fiaccarne la volontà combattiva Si potrebbe continuare a lungo tanti sono i cultori colti della storiografia locale Ma esiste un altra serie di storiografi quelli che non sanno di esserlo quando raccontano le loro tristi esperienze non sanno che con i particolari dei loro ricordi contribuiscono ad arricchire la Storia la Storia con la esse maiuscola Pezzi di storia piccole storie autentiche e documentate ricche di dati accurati di osservazioni ingenue e acute nello stesso tempo che spesso ci fanno capire meglio gli avvenimenti vuoi perché il particolare focalizza il fatto storico e lo dilata vuoi perché la memoria storica è ricca di particolari che sembrano insignificanti solo all apparenza giacché fis sano nelle mente immagini e concetti Raccogliendo le loro microstorie si intende dare voce a chi voce non ha agli umili a quelli che la guerra l hanno sofferta sulla propria pelle l hanno subita come ineluttabile evento voluto dai grandi come sfacelo inevitabile vittime innocenti di disegni politici grandiosi vittime sacrificali di una tragedia inspiegabile È la storia bassa che serve a capire quella alta nel senso che ogni racconto rappresenta un tassello del grande puzzle della Storia È quella microstoria che non sta sui libri di scuola una cartolina una foto una notizia familiare trovata in un vecchio documento o in un armadio o nei cassetti della memoria Puó trattarsi delle foto scattate a S Pietro Infine e parlano da sole delle sofferenze della popolazione o della lettera inviata da mio zio Vittorio dalla lontana Russia lui giovane ufficiale dell ARMIR che spiega ai familiari la nobiltà dell intervento italiano combattere il bolscevismo prova inconfutabile dell indottrinamento fascista Puó essere il diario di guerra di un reduce da Cefalonia o il racconto di uno scampato al bombardamento di Rocca d Evandro di Caira o di Cassino I protagonisti delle nostre storie sono gente semplice senza qualità eccezionali se non quella di essere se stessi con le paure e le astuzie dettate dalle necessità della sopravvivenza Dalle storie di casa nostra emergono anche le figure degli invasori e dei cosiddetti liberatori spesso sotto una luce diversa da quella stereotipata di tedeschi cattivi e alleati buoni e gentili Accanto al cinico soldato tedesco che per dare un avvertimento spara alle donne intente ad attingere l acqua a

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  • G. Petrucci, Benedetto “… nella contrada la vita stava riprendendo”
    un vagito prolungato e festoso Le famiglie della minigalleria si erano accresciute della presenza di un neonato Antonio Iaquaniello il padre era raggiante per la gioia pur essendo di prima mattina offrì da bere a tutti e tutti dovettero accettare per rallegrare una giornata che si prevedeva di terrore Festeggiarono anche gli Americani che inviarono proprio in quei momenti salve di più bocche da fuoco nel Valloncello del Rapido La vita trionfava sulle cannonate che cadevano sempre puntuali Esse continuarono a cadere impietose e improvvise A Benedetto toccava andare lontano per le provviste egli partiva la mattina presto quando era buio ancora e non si facevano sentire i cannoni né vicino né lontano Doveva arrivare oltre il Ponte degli Sterponi e trattenersi nel campo a cogliere i broccoli di rape le cappucce e altre verdure nei campi situati nei pressi del Ponte Nuovo Non temeva e si aggirava volentieri nei campi passava anche a quello di zia Mariuccia che gli aveva raccomandato di prendere anche per lei un po d erba da lessare Una volta riempiti due sacchi se li pose sulla spalla destra e via di corsa verso la sua grotta situata al di là della Cartèra perché le donne potessero preparare il pranzo alle prime ore del giorno seguente quando ancora non passavano gli aerei Alla Cartiera Cerroni era costretto a sostare perché lo chiamavano i soldati italiani prigionieri dei Tedeschi i quali erano in procinto di salire su S Martino per scavare le trincee Avevano le vescicole alle mani non erano abituati a quei lavori pesanti erano sfiniti non ce la facevano più a tirare picconate per una giornata intera e poi camminare per diverse ore per scendere a dormire abballe a Cerroni Uno di questi di nome Mario era più insistente e preoccupato Gli faceva pena perché chiedeva sempre di imbucargli una lettera desiderava mandare notizie alla mamma e dirle che era vivo E Benedetto doveva spiegargli che in paese erano fuggiti tutti e anche l ufficio postale era stato abbandonato Fammi fuggire indicami la strada perché io possa tornare a Firenze Lo chiederò ai miei in montagna e un giorno ti farò scappare Una mattina Mario lo aspettava con la solita ansia e Benedetto gli rivelò che il giorno seguente sarebbe arrivato più presto del solito e se lo sarebbe portato con sé lontano lontano alla grotta E così fu Mario lo seguì per le strade nascoste della campagna santeliana e arrivò al Raticcio Qui fu accolto come uno di famiglia e poté mangiare il pasto comune per lo più verdura condita con olio senza sale con una fetta di pane e un abboccato bicchiere di vino Era contento perché non vedeva più le armi puntate alle spalle che lo sollecitavano a scavare si era ambientato volentieri ma aveva il chiodo fisso di scappare e tornare a casa sua Si faceva ripetere quali montagne doveva scalare per avvicinarsi a Frosinone e imparò sulla punta delle dita i nomi dei paesi per quali doveva passare Atina

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