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  • E. Pistilli, Il Codice Cassinese della Divina Commedia
    oltre al XVI secolo Il lavoro del commentatore del codice si interrompe bruscamente quando era giunto praticamente al termine Se così non fosse stato lamenta il Caravita avremmo conosciuto il nome e l anno della compilazione del commento Dopo ampia digressione su questioni paleografiche e sulle classificazioni determinate dai paleografi ufficiali ad iniziare dal Mabillon determinazioni che il Caravita mette decisamente in discussione considerandole inappropriate generalizzazioni che non tengono conto delle strette influenze storiche ed artistiche legate alla scrittura esaminando l uso della punteggiatura nel tempo e gli aspetti ortografici il nostro archivista redige una sorta di monografia sulla storia della carta e in particolare della carta bambagina tratta dal cotone notando tra l altro che i produttori di questo tipo di carta usavano imprimere sui fogli il loro marchio di fabbrica Di tali marche le più antiche che abbiamo potuto osservare in questo Archivio dal XIII al XV secolo sono l asta con due cerchietti quasi due piccoli scudi la balestra la testa di vitello il mortaio le due chiavi la corona l h sormontata da una croce forse Jhesus oltre quelle che porta impresse la carta del Codice Dantesco le quali sono la scure la cornetta da caccia il fiore ed il cervo Due di queste marche la scure cioè e la cornetta si rincontrano nella carta del Regesto secondo di Pietro Abate la qual cosa come ci chiarisce della comunanza di origine delle due carte ci fa pure accorti dell affinità del tempo in cui furono scritti i due codici Aggiugni che dopo l anno 1378 non ci è venuto fatto scoprire altra carta che ritenesse la impronta delle marche del Codice Dantesco Prolegomeni pag XL Andrea Caravita conclude il suo lungo intervento nei Prolegomena confermando per la via da egli scelta le stesse conclusioni di Luigi Tosti sul piano dell analisi storica del documento dantesco Dallo studio fatto fin qui sulla scrittura e la carta del Codice Cassinese ci sembra poter venire in questa sentenza che l età in che fu scritto fosse appunto il XIV secolo In questa siamo stati condotti meglio che dalle regole paleografiche generali dai raffronti particolari delle altre scritture dello stesso tempo conservate in Archivio E ne abbiamo tratto non lieve beneficio chè usciti dal campo pur troppo indeterminato in che ci locavano quelle regole generali per le quali fu originata tanta disparità di giudizio intorno all età di questo Ms se non ci fu dato indicare l anno ed il giorno e segnare il nome di chi lo ebbe scritto pure ne avemmo limitato lo spazio del tempo d attribuirgli fra due termini che lo circoscrivono l anno 1326 ed il 1378 Il primo di questi termini ci è stato offerto dalla simiglianza della lettera del codice dei sermoni di quell Ambrogio da Castello che scriveva nell Aprile del 26 con quella delle chiose sincrone del Codice Dantesco che si direbbero quasi della stessa mano il secondo ci venne dalla simiglianza della sua carta con quella del Regesto di Abate Pietro de Tartaris che reca la seconda di quelle date Ravvicinando questi due estremi ed aggiugnendo all uno quello che potrà togliersi all altro secondo che meglio potrà apparire dallo esame di ciò che contengono o riveleranno i comenti sarà pur vero quello che già abbiamo accennato che il Codice Cassinese della Divina Commedia sia da reputarsi fra i più antichi scritto alcuni anni dopo la morte di Dante o intorno alla metà del XIV secolo pag XL Cesare Quandel importanza del codice Nella terza parte dei Prolegomena Cesare Quandel 1837 1880 passa in rassegna le numerosissime edizioni della Divina Commedia dichiarando però di non voler confrontarsi con i vari estensori essendo lo scopo di questa pubblicazione solo quello di segnalare e mettere a disposizione dei dantofili il codice cassinese8 che come abbiamo visto risulta tra i più vicini all epoca del sommo poeta Accenna poi fugacemente ai due capitoli inseriti nel codice dopo l ultimo canto del Paradiso senza titolo ed attribuiti uno a Jacopo figlio di Dante l altro a Bosone da Gubbio con le loro postille precisando però che i loro nomi non figurano nel testo ma si ha la certezza degli autori perché sono presenti in altri manoscritti ricordati dal de Batines come in quelli della Laurenziana segnato col n 11 29 41 della Strozziana n 149 151 152 della Gaddiana n 41 ed in altri tutti pubblicati nell edizione della Minerva9 anche se con molti difetti anzi quella edizione afferma Quandel si potrà avvantaggiare dal confronto con il codice cassinese Tra i testi manoscritti consultati per l edizione di Montecassino il Quandel segnala solo quello detto Catanese posseduto dai Benedettini Cassinesi di S Nicolò all Arena di Catania10 e l altro detto Filippino custodito nella Biblioteca Oratoriana di Napoli11 entrambi aggiunti in Appendice Il volume è corredato da alcune riproduzioni fotografiche tra cui un ritratto di Dante sul quale Cesare Quandel si sofferma a lungo Ponemmo da ultimo ogni cura ad illustrare tutta la parte paleografica del nostro lavoro con fac simili espressi in rispettive tavole Né crediamo che possa dispiacere ai lettori la vista di un altro ritratto del nostro poeta che mettiamo innanzi al Volume in mezzo a tanta produzione di altri ritratti e a tante erudite dispute che hanno sollevato Il nostro è fotografato da una tela di Scipione Pulzone da Gaeta esistente nel nostro Archivio Dante è ritratto al naturale fino al petto nell età sua più matura in veste e lucco di colore scarlatto e con corona di alloro Sul capo allo estremo del fondo con bella lettera d oro è scritto DANTES Nello stesso fondo all altezza del petto leggesi da una banda Scipio Cajetanus dall altra faciebat 15 7 Scipione Gaetano visse fra il XVI e il XVII secolo Secondo il Baglione appresso il de Dominici fu discepolo di Jacopino del Conte Fiorentino e come il suo maestro fu eccellente pittore e particolarmente nel far l altrui effigie così egli ai suoi tempi ritrasse gli altrui aspetti e

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  • A. Arciero, Tracce di S. Filippo Neri a Cassino e Montecassino
    la guerra Connessa alla memoria dell abitazione c è quella della devota visita quotidiana al Crocifisso della chiesa collegiata di S Germano Un Crocifisso che riscuoteva grandissima venerazione dal popolo della città fin dal medioevo Si narrava e anche il Tosti nella sua Storia della Badia di Montecassino lo riferisce che al principio del sec XIII uno dei soldati tedeschi saccheggiatori di S Germano mentre sacrilegamente l offendeva fu invaso da tale furore che rodendosi la lingua se ne morì Anche se meno frequentemente data la distanza e le difficoltà del viaggio Filippo visitava la Montagna Spaccata per raccogliersi in preghiera preso il Santuario del Santissimo Crocifisso È dunque probabile che il giovane Filippo abbia frequentato anche l abbazia incline com era alle cose dello spirito Certamente sarà stato attratto dal fascino mistico che emanava da quel luogo fonte di vita spirituale per virtù di S Benedetto e dei suoi monaci Tanto più che proprio in quel periodo intorno al 1535 il monastero era teatro oltre che di santità anche di scienza e di arte2 E nell arte si distinguevano alcuni fiorentini Ignazio Squarcialupi abate per ben tre periodi che ora si dedicava ai codici corali facendoli eseguire e miniare dai fratelli Boccardi fiorentini anch essi i fratelli Sangallo che stavano approntando il sepolcro per Piero de Medici3 fratello del mediceo papa Leone X che era stato l ultimo abate commendatario di Montecassino Quindi Filippo nella Badia poteva respirare quasi un aria di casa un aria di amico e benevolo ritrovo Sono tutti dati che rendono verosimile che Filippo Neri abbia frequentato il monastero però documenti coevi che esplicitamente lo attestino non ci sono forse perché le notizie non sono state segnate oppure perché sono andate perse con i saccheggi e gli scompigli del tempo C è tuttavia un attestazione posteriore di non molto che si conserva in un opera dell abate Costantino Gaetani pubblicata nel 1641 In essa l autore assicura di aver saputo della visita di S Carlo Borromeo alla Badia dall abate Sangrino 4 che morì vecchio di 93 anni nel 1593 e che S Carlo vi salì nel 1562 certamente su consiglio di S Filippo Neri suo confessore il quale volentieri suggerì al Borromeo ciò che egli stesso aveva sperimentato utilissimo per sé il soggiorno nel cenobio Se ne deduce dice il Gaetani che egli in questi luoghi attinse lo spirito delle sante virtù Un altra prova delle relazioni di S Filippo col cenobio cassinese è la grande tela a olio m 6 30 x 9 anch essa purtroppo andata distrutta5 fatta eseguire nel refettorio tra il 1591 e il 1594 per ordine dell abate Ruscelli dai fratelli Bassano In essa Leandro Bassani come racconta il Tosti dipinse molte figure dal vivo cioè visitatori illustri del tempo nel secolo XVI Montecassino fu il monastero che più coltivò le lettere e quindi meta di letterati il Tasso S Ignazio di Loyola il doge di Venezia Calvino Pier Luigi da Palestrina S Teresa D Avila forse e S

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  • F. Corradini, Tabelle con indicazioni amministrativo-giudiziarie in Alta Terra di Lavoro
    Napoli quella di Regio Giudice e infine dopo la conquista savoiarda quella di Pretore Insieme con quest ultimo mutamento vi fu anche quello già accennato da Circondario a Mandamento Arce è stata sede di Pretura fino al 1998 allorché tale tipo di ufficio venne soppresso in tutta Italia Oggi è sede del Giudice di Pace Il circondario di Arce come si rileva dalla carta di Terra di Lavoro redatta dal Marzolla nel 1850 comprendeva anche i comuni di Fontana Liri e Rocca d Arce Da quest ultimo dipendeva l odierno territorio del comune di Colfelice che se ne staccò nel 1923 Vi è da aggiungere che dopo l unificazione i Mandamenti oltre che circoscrizioni giudiziarie divennero collegi per l elezione dei componenti del consiglio provinciale Dopo l indicazione del Circondario viene quella del collegio elettorale che nella specie era quello di Pontecorvo Sappiamo che il distretto poi circondario di Sora comprendeva tre collegi elettorali per la Camera dei Deputati oltre il già indicato vi erano come vedremo più avanti quelli di Sora e di Cassino Il collegio di Pontecorvo comprendeva diciannove Comuni facenti parte dei seguenti circondari poi mandamenti Pontecorvo con la frazione di S Oliva Arce con Fontana e Rocca d Arce come già visto Roccasecca con Aquino Palazzolo poi Castrocielo Colle San Magno Esperia con Ausonia Castelnuovo Parano Coreno Ausonia S Andrea S Apollinare S Giorgio a Liri Vallemaio e Pico con Pastena e S Giovanni Incarico 4 Come apprendiamo dalla tabella che stiamo esaminando il territorio del comune di Arce era ricompreso nel distretto di Sora che oltre all omonimo circondario comprendeva quelli di Arpino Arce Roccasecca San Germano odierna Cassino Cervaro Atina Alvito e da ultimo Pontecorvo5 Nel capoluogo del Distretto quindi nel caso di specie a Sora risiedeva il Sottointendente divenuto dopo l Unità Sottoprefetto Lo stesso esercitava fra l altro un intensa attività di controllo sugli atti dei Comuni del Distretto ed era gerarchicamente subordinato all Intendente poi Prefetto che aveva sede nel capoluogo di provincia nella specie a Caserta A Sora inoltre si riuniva il consiglio distrettuale i cui componenti venivano scelti dall Intendente fra coloro che pagavano tasse per un importo superiore a una determinata cifra6 Come già scritto i Distretti poi Circondari nel periodo fascista vennero aboliti in tutto il territorio nazionale Nel capoluogo di provincia oltre ad aver sede come visto l Intendente si riuniva il consiglio provinciale i cui componenti fino all Unità venivano scelti dall Intendente stesso fra coloro che pagavano tasse per un importo superiore a una predeterminata cifra7 Dopo l Unità invece i consiglieri provinciali venivano eletti a suffragio ristretto da coloro che avevano particolari requisiti stabiliti dalla legge primo fra tutti quello del censo Vi è da aggiungere che l unico tribunale della provincia di Terra di Lavoro fino all Unità era quello di Santa Maria Capua Vetere 8 Le iscrizioni che stiamo esaminando venivano a costituire quindi una sorta di carta d identità amministrativo giudiziaria del territorio Questo ci spiega perché le stesse venivano posizionate bene in vista in genere all ingresso del paese Da notare inoltre che il primo rigo della tabella che è quello in cui veniva indicata la località in cui la stessa si trovava era scritto usando lettere di dimensioni più grandi rispetto a quelle dei righi successivi Altra lapide abbiamo rinvenuto nella odierna Castrocielo nel dicembre del 2009 La stessa è conservata nel giardino di casa Bonanni i cui proprietari ringrazio per avermi consentito di fotografarla Agli stessi va anche riconosciuto il merito di averla preservata dopo averla fortunosamente rinvenuta v foto n 2 comune di palazzolo circondario di roccasecca collegio elettorale di pontecorvo distretto di sora provincia di terra di lavoro Le indicazioni riportate nella stessa relative al nome del Comune al Circondario al Distretto e alla Provincia coincidono con quelle della già detta carta della provincia di Terra di Lavoro pubblicata dal Marzolla nel 1850 L iscrizione ci ricorda l antico nome del Comune che è divenuto Palazzolo di Castrocielo con il decreto del 23 marzo 1863 n 12189 e infine Castrocielo con il decreto del 16 agosto 1882 a partire dal 1 settembre successivo10 Interessanti anche le vicende del circondario di Roccasecca menzionato nell iscrizione Lo stesso era stato istituito nel 1807 soppresso nel 1811 e ricostituito nel 1832 con Roccasecca Colle San Magno Aquino e Palazzolo11 per poi divenire sul finire dell Ottocento sezione distaccata della pretura di Arce Fu definitivamente soppresso nel secondo dopoguerra12 Della lapide di Palazzolo ho potuto prendere le misure che sono di centimetri ottanta di larghezza sessantasette di altezza e due di spessore Le lettere del primo rigo sono alte cm cinque quelle dei righi successivi tre virgola cinque Su segnalazione del signor Argentino Tommaso D Arpino che ringrazio insieme con il dipendente comunale signor Benedetto Panzini il 10 gennaio 2012 ho fotografato la tabella di Terelle v foto n 3 Comune di terelle Circondario di s Germano Collegio elettorale di s Germano Distretto di sora Provincia di terra di lavoro È posizionata su una parete interna dell edificio in cui fino a qualche anno fa ha avuto sede la Casa comunale posto di fronte alla chiesa parrocchiale È stata restaurata penso di recente a differenza delle altre si presenta lucida con il fondo di colore nero su cui spiccano le lettere colorate di bianco È larga cm settantanove alta cm cinquantasette e spessa cm uno virgola cinque Come per le altre le lettere del primo rigo sono alte cm cinque e quelle dei successivi tre virgola cinque Da notare che S Germano è stato il nome di Cassino fino al 186313 Come rileviamo dalla carta del Marzolla del 1850 il circondario di San Germano oltre il Comune capoluogo comprendeva i centri di S Angelo in Theodice S Elia Fiumerapido Villa S Lucia Pignataro Interamna Terelle Belmonte Castello Piedimonte San Germano Il collegio elettorale di San Germano comprendeva oltre l omonimo circondario quelli di Cervaro ed Atina più il comune di Settefrati del circondario di Alvito 14 È dell agosto 2009 la foto della tabella di Pastena v foto n 4 Comune di pastena Circondario di pico Collegio elettorale pontecorvo Distretto di gaeta Provincia di terra di lavoro Quest ultima tabella posta in prossimità della porta Roma appare moderna rispetto alle altre Non per il contenuto bensì per la pietra sulla quale l iscrizione è incisa e per il tipo di lettere utilizzate Nella stessa inoltre manca la preposizione DI nella indicazione del collegio elettorale Si tratta con ogni probabilità del rifacimento di una più antica forse dispersa Da notare che Pastena che oggi si trova in provincia di Frosinone era ricompresa nel distretto di Gaeta Quale linea di delimitazione del distretto di Gaeta da quello di Sora infatti fu preso il fiume Liri Ciò molto probabilmente accadde in quanto allorché durante il Decennio francese 1806 1815 fu disegnata la nuova organizzazione amministrativa del Regno di Napoli erano molto pochi i ponti che permettevano di superare il detto fiume e uno di questi forse il più importante quello di Pontecorvo era in mani pontificie in quanto com è noto Pontecorvo costituiva una enclave dello Stato della Chiesa nel Regno di Napoli Sappiamo inoltre che il ponte sul Liri fra Isoletta e San Giovanni Incarico fu realizzato nella metà degli anni cinquanta dell Ottocento in occasione della costruzione della strada Civita Farnese voluta da Ferdinando II di Borbone15 Il circondario poi mandamento di Pico comprendeva anche Pastena e San Giovanni Incarico Fu soppresso sul finire dell Ottocento nel quadro di una generale revisione delle circoscrizioni giudiziarie i comuni di Pico e Pastena furono aggregati al mandamento di Pontecorvo San Giovanni Incarico a quello di Arce oggi dipendono dai medesimi Giudici di Pace16 Sempre dalla carta del Marzolla apprendiamo che il distretto di Gaeta comprendeva oltre all omonimo circondario quelli di Fondi Pico Roccaguglielma oggi Esperia Traetto oggi Minturno Roccamonfina Sessa Aurunca Carinola Ponza Particolarmente ricca del tipo di iscrizioni lapidarie di cui ci stiamo occupando è la valle di Comino che anche in questo caso si è rivelata essere un prezioso scrigno di notizie del passato Nel novembre 2009 ho fotografato la lapide di Picinisco v foto n 5 Comune di picinisco Circondario di atina Collegio elettorale di s Germano Distretto di sora Provincia di terra di lavoro Si trova affissa alla facciata esterna della Casa comunale non visibile però dalla via pubblica Qui è stata opportunamente trasferita dalla sua sede originaria che nessuno ha saputo indicarmi Della stessa ho potuto rilevare le dimensioni che sono cm ottanta di larghezza sessantatré virgola cinque di altezza e due di spessore Anche qui il primo rigo è inciso con lettere alte cm cinque i successivi con lettere alte cm tre virgola cinque Il circondario di Atina comprendeva oltre il capoluogo Agnone oggi Villa Latina Casalattico e Picinisco Sempre nel novembre 2009 ho potuto riprodurre la tabella di Casalattico affissa alla facciata di un fabbricato che prospetta sulla piazza Guglielmo Marconi v foto n 6 Comune di casalattico Circondario di atina Collegio elettorale di s Germano Distretto di sora Provincia di terra di lavoro Anche in questo caso il primo rigo è scritto con lettere di dimensioni più grandi rispetto a quelli successivi Nell aprile 2010 ho fotografato la tabella di Casalvieri fatta apporre dal signor Giuseppe Scarpetta venutone fortunosamente in possesso alla facciata di un fabbricato di sua proprietà prospettante la piazza San Rocco v foto n 7 Comune di casalvieri Circondario di arpino Collegio elettorale di sora Distretto di sora Provincia di terra di lavoro Il circondario di Arpino oltre l omonimo capoluogo comprendeva Schiavi oggi Fontechiari Casalvieri e Santopadre Il collegio elettorale di Sora oltre il circondario eponimo comprendeva quelli di Arpino ed Alvito meno il comune di Settefrati 17 quest ultimo Comune come già visto era ricompreso nel collegio elettorale di San Germano oggi Cassino Chiudiamo l elenco delle tabelle rinvenute nel territorio della odierna provincia di Frosinone con quella di Fontechiari segnalatami dall avv Mario Petrosino che ringrazio La stessa è posta alla via Valle ed è stata da me fotografata nell aprile del 2010 v foto n 8 Comune di fontechiari Mandamento di arpino Circondario di sora Collegio elettorale di sora Provincia di caserta Quest ultima tabella nella forma uguale alle altre se ne differenzia notevolmente per i contenuti La stessa ci fornisce infatti una preziosa testimonianza delle novità introdotte dopo l unificazione come si nota al secondo rigo il Circondario è indicato come Mandamento inoltre quello che nelle altre è indicato come Distretto è riportato al terzo rigo come Circondario e infine il nome della provincia non è più indicato come Terra di Lavoro bensì Caserta Vi è da dire che l antica Schiavi prese il nome di Fontechiari con il decreto del 12 ottobre 1862 n 90318 Per quanto io sappia inoltre nei documenti ufficiali si prese a indicare la provincia di Terra di Lavoro come Caserta a partire dagli anni ottanta dell Ottocento Evidentemente la tabella di Fontechiari è successiva alle altre Vi è da notare altresì che in quest ultima l indicazione del collegio elettorale è riportata al penultimo rigo mentre in tutte le altre rinvenute è riportata al terz ultimo Per converso l indicazione del distretto circondario è riportata al terz ultimo rigo anziché al penultimo Vi è da aggiungere che a Fontechiari ho rinvenuto un altra tabella sia pur smembrata e mutila La stessa è conservata nel giardino della casa della famiglia Messercola Petrosino che ringrazio per avermi consentito di prenderne visione Il contenuto di quest ultima è identico a quello della precedente La circostanza che alla Murata di Arce e a Fontechiari si siano rinvenute due tabelle induce a ritenere che forse le stesse venivano affisse in coppia in ciascun centro abitato Tabelle rinvenute nel territorio della odierna provincia di Latina A Campodimele nella piazza Capocastello fotografata nel settembre 2009 v foto n 9 Comune di campodimele Circondario di fondi Collegio elettorale di mola di gaeta Distretto di gaeta Provincia di terra di lavoro Mola di Gaeta prese il nome di Formia con decreto del 13 marzo 1862 n 50719 Il circondario di Fondi oltre il centro eponimo comprendeva Monticelli oggi Monte San Biagio Itri Sperlonga Lenola Campodimele Il collegio elettorale di Mola di Gaeta comprendeva i circondari di Gaeta Fondi e Ponza 20 L altro collegio elettorale del distretto di Gaeta era come vedremo più avanti quello di Sessa Aurunca Nel febbraio 2009 ho riprodotto quella di Lenola segnalatami dal signor Argentino Tommaso D Arpino che ringrazio La stessa è affissa sulla facciata della Casa comunale v foto n 10 Comune di lenola Circondario di fondi Collegio elettorale di mola di gaeta Distretto di gaeta Provincia di terra di lavoro È del settembre 2010 la foto n 11 in cui è riprodotta la tabella di Minturno Anche qui come a Lenola per meglio preservarla la stessa è stata affissa nell atrio della Casa comunale rimuovendola dal sito originario Comune di traetto Capoluogo di circondario Collegio elettorale di sessa Distretto di gaeta Provincia di terra di lavoro Le ultime due parole sono mancanti in quanto la lapide è mutila in basso a destra Traetto ha ripreso l antico nome di Minturno col decreto del 13 luglio 1879 n 502821 Sessa è divenuta Sessa Aurunca con il decreto del 23 ottobre 1864 n 199822 Il circondario di Traetto oltre il capoluogo comprendeva i centri di Spigno Saturnia Castelforte con Sujo Santi Cosma e Damiano Il collegio elettorale di Sessa oltre il circondario eponimo quelli di Traetto e Carinola meno il comune di Francolise 23 Proposta di datazione delle tabelle Non sarà ora fuor di luogo porsi il problema della datazione delle tabelle innanzi riportate Le stesse come visto se si esclude quella di Fontechiari sono identiche nel contenuto e se si esclude quella di Pastena che sembra essere il rifacimento di una tabella più antica anche nella forma Sono scritte con identici caratteri su pietra dello stesso tipo Molto probabilmente furono poste a dimora su iniziativa della provincia di Terra di Lavoro successivamente indicata come Caserta Già ma quando Come già visto nelle stesse si fa riferimento all organizzazione amministrativa voluta dai Francesi durante il Decennio 1806 1815 Tale organizzazione fu poi confermata dai Borbone che com è noto regnarono fino al 1860 Verrebbe quindi spontaneo datare le stesse a un periodo che va dal 1806 al 1860 C è una caratteristica delle tabelle però che fuoriesce dal detto schema in tutte si fa riferimento al collegio elettorale È pur vero che nel Regno delle Due Sicilie si tennero le elezioni per delle effimere Camere dei Deputati sia nel 1821 che nel 1848 ma come già visto i collegi indicati nelle tabelle sono quelli previsti nel Decreto n 152 del 6 gennaio 1861 Inoltre c è una circostanza che penso come si suol dire tagli la testa al toro Nella tabella della Murata di Arce in quella di Palazzolo Castrocielo e in quella di Pastena si fa espresso riferimento al collegio elettorale di Pontecorvo Sappiamo che quest ultima città come già scritto costituiva un enclave dello Stato pontificio nel Regno delle Due Sicilie e che fu occupata dalle truppe savoiarde alla fine di dicembre del 186024 con dieci anni di anticipo sulla restante parte dello Stato cui apparteneva che com è noto entrò nel Regno d Italia il 20 settembre 1870 Sappiamo inoltre che anche il collegio elettorale di Pontecorvo fu istituito con il detto Decreto n 152 del 6 gennaio 1861 con il quale furono definite le circoscrizioni dell Italia meridionale per l elezione del primo Parlamento nazionale25 Nello stesso decreto è ancora riportata la terminologia francese borbonica relativamente ai Distretti e ai Circondari nonché alla denominazione della provincia indicata come Terra di Lavoro Ritengo molto probabile quindi che le tabelle siano state confezionate e poste a dimora in occasione delle prime elezioni per la Camera dei Deputati dello Stato unitario che si tennero com è noto nel gennaio 1861 Questo potrebbe spiegarci perché nelle stesse sia riportata la terminologia francese borbonica dell organizzazione del territorio Circondario Distretto Terra di Lavoro ma soprattutto perché nelle stesse manchi l indicazione più importante quella dello Stato Tale indicazione con ogni probabilità fu omessa perché allorché si tennero le elezioni del gennaio 1861 il Regno delle Due Sicilie praticamente non esisteva più ma non esisteva ancora neanche il Regno d Italia che com è noto fu proclamato a Torino dalla Camera i cui componenti erano stati eletti nel gennaio il 17 marzo 1861 Questa proposta di datazione inoltre escludendo la tabella di Fontechiari appare congrua con le denominazioni dei Comuni riportate nelle tabelle mutate dopo l unificazione nazionale Ma v è anche un altra considerazione a farsi Gaeta come visto pur essendo capoluogo di distretto non era sede di collegio elettorale posta come anche già visto a Mola di Gaeta odierna Formia ciò con ogni probabilità accadde perché allorché nel gennaio 1861 si tennero le elezioni Gaeta com è noto era ancora sotto il controllo di Francesco II di Borbone che la lascerà il 13 febbraio 1861 Tabelle rinvenute nell odierno territorio della provincia di Caserta Propongo a mo di appendice dello scritto che precede il testo delle lapidi rinvenute nel territorio della odierna provincia di Caserta Le stesse ci permettono di renderci conto che le tabelle furono messe a dimora in tutto il territorio provinciale e ci offrono una testimonianza degli antichi legami che intercorrono fra l Alta Terra di Lavoro e la restante parte della sua provincia storica di appartenenza Nel gennaio 2011 ho ripreso la foto della tabella di Cocuruzzo Cocuruzzo fra zione del comune di rocca d evandro Circondario di mignano Collegio elettorale di teano Distretto di caserta Provincia di terra di lavoro La stessa che si presenta sbreccata in alto a sinistra è stata ricomposta e riposizionata a cura dell amministrazione comunale sulla facciata di una casa posta a poca distanza dalla chiesa del centro Anche a Sala segnalatami dal dottor Giovanni Salemi di Capua che ringrazio ve n è una del seguente tenore Sala Frazione della città di

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  • V. Mancini, Dalla corrispondenza postale notizie sull’epidemia del 1854
    al maggio 1856 per le lettere destinate all estero i due pontifici NETTA DENTRO E FUORI sormontati dallo stemma papale che riteniamo essere del primo tipo e i tagli di disinfezione sulle lettere del 27 luglio 10 e 27 agosto e 7 settembre Su quelle del 19 agosto e del 14 ottobre i tagli sono evidenti sul fronte In periodi di epidemia le lettere destinate nello Stato Pontificio venivano sottoposte a disinfezione presso la stazione contumaciale di Casamari fig 8 Quelle invece dirette nel Regno di Napoli restando aperta solo la via Appia erano disinfettate presso l officina sanitaria di Portella fig 9 nel comune di Monticelli oggi Monte S Biagio Rileggendo le lettere ciò che più ci ha incuriosito sono le note pittoriche dell ambiente aggiunte alla narrazione dei fatti delle cose e degli uomini intorno allo scrivente le paure e il suo confidare nell aiuto di S Pietro che in paradiso deve pur valere più di S Gennaro Le lettere del 5 e del 27 luglio 1854 invece di essere datate Napoli sonodatate Dai maccheroni colerici maccheroni i napoletani Nella prima rivolgendosi al Sig don Bernardino il nostro inizia col dire non sorprenda se comincio col don giacché essendo maccherone necessitami andare nello stile del paese dove Principe Marchese Conte Canonico Prete Avvocato o Causidico ha sempre il titolo di don come noi diciamo Signore Chiede se a Roma ci sia stato un caso di colera e informa che la posta dei maccheroni parte ogni giorno meno la domenica e finisce di scrivere in fretta per il gran caldo Nella seconda afferma che il colera ebbe inizio il 6 luglio parla della morte dei vari Capetti al giorno e un po nella popolazione non pochi nella truppa ristretta nella caserme sorvegliate da sentinelle La morte di una certa signora Bonucci romana dice ha messo in subbuglio i maccheroni e accennando all afa incombente Dio non voglia che questa massa di rivenduglioli di frutta e di pescatori facciano il secondo atto di Masaniello Il 10 agosto caldi precoci e caldissimi incombono su Napoli colerico Chi viene dall estero da qualunque parte venga deve subire la quarantena per 21 giorni Accenna ad una quarantena a cui sottostare a Fondi La principessa Sciarra venuta a Napoli per vedere i suoi e fare i bagni è rinchiusa isolata in un casino a Portici un eremo situato in una boscaglia Il rauco passaggio infernale della vicina strada ferrata in quel silenzio di morte sembra essere il passaggio della barche di mortali traghettati da Minosse sic La sera alle 11 via Toledo è deserta e vedonsi carrettoni di morti anche se ricchi che vanno ad incalcinarsi Nella lettera del 19 agosto accenna a qualche picciol doloretto per l aria chiusa che lo affanna né lo entusiasma lasciare Napoli per trasferirsi in Aquila come gli era stato proposto perché chi è fuggito di qua è morto di colera in ore colà 27 agosto 1854 Da due giorni andiam crescendo i colpiti dai 100 ai 120

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  • M. Ottavianii, Le antiche mole di Fontana Liri
    se non addirittura blanditi basti notare la ripetuta espressione Domini Molendinorum Signori delle Mole ma in un altro punto il bastone infiorato del duca Gregorio mostra la sua vera natura e il documento ha espressioni dure e minacciose le quali cose premesse sopra possono farsi con la costrizione i nominati Contraenti e ciascuno di loro si obbligano ad osservare e adempiere sotto ipoteca e obbligo dei loro beni e di quelli di tutti gli eredi con la facoltà di impadronirsi delle sostanze In caso di violazione si obblighi ad una pena di venticinque once d oro 14 Dopo la transazione del 1618 i rapporti tra i padroni delle mole e i duchi Boncompagni furono tranquilli anche se i Fontanesi non dimenticarono e aspettavano l occasione propizia per una rivalsa L occasione si presentò nel 1792 Alcuni decenni prima nel 1743 i Deputati di Fontana avevano redatto il Catasto Onciario15 Vennero tassati anche i beni burgensatici16 del duca di Sora I mulini di Fontana del duca non vennero tassati perché ritenuti feudali Nel 1792 il 19 ottobre a Fontana erano stati eletti inter cives per stabilire la tassa annua Antonio Palleschi Notar Giacomo Bianchi e Notar Giuseppe Venditto Furono ritrovati 30 istrumenti di compere di mole degli anni 1643 1644 di cui si è fatto cenno più sopra per cui fu intimato alla Camera Ducale di Sora di pagare le somme arretrate all Università di Fontana somme ammontanti a 6666 once annuali che moltiplicate per gli ultimi dieci anni giungevano a ducati 5900 circa somma considerevole anche per i duchi di Sora Si ordinò inoltre all affittuario delle mole Pacifico Giannetti di non versare l affitto all Erario Ducale Seguì una nuova lunga vertenza ma anche questa volta il barone non pagò Venne ribadito ancora una volta che i mulini sul fiume Liri erano proprietà del barone come pure il suolo e l acqua del Liri Come spiegare allora la vendita delle mole ai duchi di Sora Il pagamento delle mole non fu altro che un indennizzo una contropartita per i macchinari delle mole installati dai privati cittadini L acquisto delle Machine indi fattone da medesimi Baroni sono una inseparabile accessione al Feudo ne risulti sempre incontrovertibile la feudalità a pari dell acqua e del suolo e conseguentemente non abbia diritto l Università di Fontana di pretendere la bonatenenza 17 Bisogna aggiungere che alla fine del 1700 dei dieci mulini posseduti dai duchi di Sora ne erano rimasti solo tre tra cui le Mole Vecchie 18 Nel 1796 il Ducato di Sora venne reintegrato nel Regno di Napoli e i mulini ex baronali di Fontana Liri tra cui le Mole Vecchie divennero demanio reale19 Giuseppe Bonaparte re di Napoli dal 1806 al 1808 promulgò la legge n 130 del 2 agosto 1806 che abolì la feudalità A Giuseppe Bonaparte subentrò come re di Napoli Gioacchino Murat che istituì una Commissione Feudale presieduta da David Winspeare 1775 1847 con il compito di dirimere le controversie feudali Il Decurionato di Fontana presentò una istanza alla Commissione Feudale e pretese inoltre che il duca versasse alle casse comunali le imposte regie sui mulini e sui frantoi La Commissione Feudale nelle sedute dell 11 gennaio e 30 aprile 1810 condannò il duca di Sora a pagare la bonatenenza sui beni burgensatici dalla pubblicazione del catasto 1852 e gli altri pesi reali 20 Anche se tardi i Fontanesi avevano avuto giustizia Dopo la Restaurazione 1815 i mulini di Fontana tornarono a far parte del demanio del Regno di Napoli Si perdono le tracce degli altri mulini e si hanno notizie certe delle Mole Vecchie che dopo la proclamazione del Regno d Italia 1861 divengono demanio dello stato Nel 1864 il Comune di Fontana si rivolse al Real Corpo del Genio di Caserta Direzione Opere Pubbliche per avere l approvazione per lavori a queste mole La Prefettura dopo gli accertamenti d obbligo approvò la spesa complessiva di lire 241 2521 Trovandosi in gravi difficoltà economiche con successive leggi lo stato italiano decise di vendere parte dei suoi beni demaniali e parte dei beni ecclesiastici22 Le Mole Vecchie di Fontana furono messe all asta con processo verbale del 18 agosto 1869 il signor Emile Grevenich acquistò il mulino sunnominato23 Nell ultimo decennio del sec XIX si verificarono avvenimenti che dovevano cambiare il volto di Fontana Liri Su pressante e determinante interessamento di Federico Grossi24 avvocato e deputato arcese fu scelta Fontana Liri per la preparazione del nuovo esplosivo indispensabile alle forze armate italiane che allora si chiamava polvere senza fumo 25 Di Fontana Liri fu scelta la zona pianeggiante poco popolata vicina al Liri indicata come Santa Maria dei Zapponi Si rese indispensabile l espropriazione di diversi terreni per la costruzione del nuovo stabilimento e fu necessario redigere tutti i documenti per il rimborso agli espropriati Molti documenti sono conservati nell Archivio di Caserta Alcune proprietà di questa zona tra cui le Mole Vecchie appartenevano a Chiara Carolina Levasseur vedova Doumic erede di Emile Grevenich26 Anche questi terreni con le Mole Vecchie furono espropriati per far posto al nuovo stabilimento Al fine di rimborsare le proprietà espropriate furono stese accurate relazioni da parte delle autorità militari Abbiamo perciò per nostra fortuna una dettagliata descrizione delle Mole Vecchie con i relativi disegni e piantine Il mulino era composto di due locali l uno con una macina per il grano l altro con due macine per il granoturco Le macine di pietra dura arenaria avevano un diametro di m 1 35 e uno spessore di cm 28 Vicino alla macina del grano vi era un buratto con setacci che serviva a separare il grano dalle impurità Sotto il pavimento vi erano due canali che portavano l acqua alle mole Molti ingranaggi erano ancora in legno27 I mulini ad acqua sono stati fino all inizio del Novecento uno degli elementi costitutivi del nostro paesaggio rurale Ancora nel 1901 nel Comune di Fontana Liri la popolazione per lo più contadina sparsa nelle campagne era del 61 7 28 In questo contesto anche

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  • G. Petrucci, I confini del Castello di S. Elia Fiumerapido
    allignasse il mal seme delle fraterne nimicizie e spesso venissero abbaruffate come in tutte le città d Italia divise in fazioni è cosa incerta Anzi pare che gli animi tendessero a concordia raffrenati dalla comune dipendenza ma spesso venivano a contesa co paesi convicini e per lo più per quistioni di confini 11 Il mancato rispetto di uno di essi poteva causare uno scontro fra universitates che a volte terminava anche con spargimento si sangue perciò spesso per dirimere le controversie veniva coinvolto il Governatore di S Germano o addirittura lo stesso Abate ed infine l Autorità regia Avvenimenti incresciosi Un fatto increscioso accadde tra l Universitas di Sancto Helia e quella di Vallerotonda a causa della vendita di ghiande del monte S Martino appartenente a Sancto Helia da parte del Governatore di S Germano ad un certo Cola Pape di Vallerotonda nell anno successivo poi cedette la servitù di pascolo sul monte Aczi a pastori della campagna romana senza tener conto degli usi degli abitanti del castrum Proibì inoltre illuc accedere sotto pena di multa di quattro ducati e di scomunica Quindi nel novembre 1466 sorse un grave contrasto di diritto il Governatore di S Germano scomunicò una trentina di pecorai e interdisse l Università di Sant Elia con la chiusura di tutte le chiese costringendo i Santeliani a ricorrere all autorità regia nella persona di Pietro de Texta che pose termine alla fastidiosa questione12 Un secolo dopo si scontrarono con Cassino e dopo fiera lite furono giuridicamente fissati i termini tra i due Comuni nel 1577 Riprodottasi la lite con pari animosità nel 1605 fu definitivamente risoluta dai Regi Consiglieri 13 Di qui il contenuto dell articolo prima citato del Pistilli anche se nel cippo mancano le lettere S G San Germano e S E Sancto Helia A meno che tali lettere non siano state abrase dal tempo o il cippo descritto dal Lanni sia un altro Per sentenza della Camera della Sommaria furono determinati i confini anche con Belmonte Castello nel 1669 i Santeliani sostennero l ultima lotta e la più accanita il secolo passato con Vallerotonda i cui cittadini secondo l istrumento di Notar Rosa de 15 luglio 1735 facendo molti e diversi aggravi violenze depredazioni incisioni negli alberi prede dirubamenti e saccheggiamenti di seminati ed altri gravi danni ed interessi ai cittadini di S Elia nelle montagne e luoghi demaniali di detta università con mano armata ne fu esposta querela nella Gran Corte della Vicaria Ed una volta i Santeliani respingendo la forza colla forza inseguirono i Vallerotondesi colle armi alle reni fino alla porta del loro paese ed aizzati dall ira incendiarono alcune case della loro contrada Cerreto Per lo che i Vallerotondesi li accusarono d incendio e di uccisioni ed è tradizione che presentassero al tribunale ossa di animali bruciate sostenendo che fossero ossa umane mentre niuna vittima s ebbe a deplorare Finalmente dopo tanto accapigliarsi si divenne ad un componimento non senza grave dispendio dell una e dell altra parte 14 Trascriviamo

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  • A. Mangiante, Il colera del 1887 a Cassino. Un ricordo dii Vittorio Emanuelli
    salute pubblica Lo stesso giorno l abate di Montecassino Don Nicola D Orgermont che nel frattempo aveva preso dimora stabile nel palazzo badiale per stare più vicino ai colerosi aveva visitato con l Emanuelli il lazzaretto trovandolo efficiente Intanto con una recrudescenza fuori dal normale il colera infierisce sulla città e nei paesi circostanti nonostante l abnegazione dei medici professionisti quali Gaetano Ranaldi Achille Tari Antonio Martire Pasquale Matronola che si prodigano nel curare i malati Il 7 Ottobre moriva nel Convento delle benedettine Donna Maria Giuseppa Martucci di 77 anni e l equipe medica riunita nel convento ne vietava i funerali pubblici in quanto la morte era avvenuta per colera Stremato dalla situazione anche l Emanuelli il 12 Ottobre fu colpito dal morbo e nonostante ciò portò a termine i suoi doveri per tutta la notte firmando documenti da spedire e dando ordini ai suoi subalterni fin quando all alba del giorno successivo le sue condizioni di salute si aggravarono e l Emanuelli morì La morte del Sottotenente e quella del vice Cancelliere del tribunale Califano avvenuta lo stesso giorno impressionò fortemente tutta la città tanto che moltissimi negozi restarono chiusi per lutto e per protesta Il precipitare degli eventi indusse il priore Paglia a richiedere nuovamente il permesso per eseguire la processione di penitenza che fu accordata e fissata per il giorno successivo Così la mattina del 14 Ottobre davanti la piccola chiesa dell Annunziata si radunò un immensa folla proveniente anche dai paesi vicini la processione si svolse con tutta calma con due episodi che impressionarono fortemente la popolazione Mentre la statua dell Assunta varcava la porta della chiesa Augusto Vizzaccaro suggestionato dal momento probabilmente fu colpito da infarto e si accasciò al suolo dando adito alle più disparate voci sulla sua morte intanto il corteo snodandosi lungo via del Foro proseguì per via Riccardo e Corso Vittorio Emanuele per uscire verso il Barone salendo per la strada nuova che portava a Montecassino giunse fino all ospedale civile dove erano ricoverati i colerosi Al ritorno la processione si fermò nella zona del Crocifisso dove passando sotto una pianta di quercia un ramo rimase impigliato tra le mani dell angelo posto sulla spalla destra della statua dell Assunta Questo avvenimento impressionò talmente che il proprietario della pianta il Signor Francesco Antonio Petrarcone fece fare una copia in argento del ramo Il funerale del Sottotenente Emanuelli dopo la tumulazione nel campo dei colerosi fu eseguito in forma solenne il 12 Novembre al cimitero con la presenza del presidio militare di fanteria di stanza in città trenta Carabinieri in alta uniforme il Maresciallo e tutte le Suore di Carità Il padre francescano Innocenzo Tomassi da Cassino tenne un discorso commemorativo e accanto alla lapide posta dalla moglie i carabinieri vollero posare un altra a memoria del loro comandante Carolina Bregante ospite in città dalle Suore di Carità si trasferì a Monopoli dove ancora nel Gennaio del 1888 scriveva al Prefetto di Caserta affinché facesse pressioni sul sindaco di Cassino per

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  • A. Carlino, Castelnuovo Parano: Pasquale Carlino, sindaco dimenticato
    estrapolato altri ragguagli riguardanti il suddetto Sindaco Carlino Pasquale nato a Castelnuovo Parano nel 1811 ed ivi deceduto l 8 marzo 1897 possidente coniugato con Beatrice Tartaglia è stato per tre anni Assessore e per quindici anni consecutivi Sindaco del piccolo Comune aurunco Uomo intelligente di sani principi e di pubblica e privata onestà persona dal carisma particolare attaccato quasi morbosamente al borgo natio si battè con vigore per vedere il paese all altezza di quelli più civili della propria regione Seppe meritare l affetto e la stima dei suoi concittadini tanto che fu chiamato a far parte di quella amministrazione cui seppe dare un indirizzo schiettamente democratico prima come Assessore e poi come Sindaco Il paese che in pochi anni ha fatto notevoli progressi deve molto alla sua feconda attività Nell anno 1862 è stato nominato assessore con Pietro Di Marzio sindaco e Giuseppe Di Raimo segretario Nel 1864 è stato assessore con Gaetano Jannella sindaco al quale in seguito è subentrato Pietro Di Marzio con Giuseppe Di Raimo segretario Nel 1865 è stato assessore con Gaetano Jannella sindaco e Giuseppe Di Raimo segretario Tenace nei propositi instancabile nel lavoro gentile con tutti integro di coscienza pieno di intelligenza

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