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  • E. Pistilli, Episodi di tracotanza nell’Italia postunitaria
    loro piccolo potere quante vendette personali e quanti soprusi operarono contro gli ex borbonici o presunti tali Quante furono le ingiustizie nei confronti di coloro che avevano avuto il solo torto di voler restare fedeli al loro deposto re Negli archivi della Gran Corte Criminale sono ancora custoditi migliaia di processi a carico di delinquenti comuni e di persone accusate di brigantaggio A S Germano ora Cassino per esempio nel 1861 il sacerdote Vittorio Grossi fu arrestato con l accusa di brigantaggio per aver dato ospitalità ad un pellegrino proveniente da Napoli munito di regolare passaporto che non gli consentiva però di recarsi a Roma e poi a Torino dove era diretto1 Sempre a S Germano nello stesso anno i frati cappuccini furono espulsi dal loro convento perché sospettati di brigantaggio2 Ma innumerevoli furono le azioni giudiziarie e di polizia operate nello stesso periodo a S Germano raccolte sotto la dicitura brigantaggio Per dare un idea del clima che si era instaurato nelle nostre terre all indomani della liberazione dai Borbone potrebbe bastare il seguente episodio tratto dal carteggio della Gran Corte Criminale di Caserta3 Capo di accusa a carico di Mariano Pistilli fu Paolantonio Arrollamento nello Stato di abitanti per servire in truppe estere senza l autorizzazione del Governo del Re Nonché Pubblico discorso tendente ad eccitare il malcontento contro le instituzioni Costituzionali Reati avvenuti in Pontecorvo li 19 Agosto 1861 denunziati al Potere Giudiziario li 26 detto Siamo nell estate 1861 il 17 marzo dello stesso anno la Camera dei Deputati aveva proclamato Vittorio Emanuele II re d Italia Mariano Pistilli di Caprile frazione di Roccasecca ex militare del disciolto esercito borbonico nel quale rivestiva il ruolo di tromba del treno si era ritrovato all età di 28 anni senza paga e senza lavoro Per sbarcare il lunario si era posto al servizio del capitano della Guardia Nazionale di Castrocielo Tanzilli Il 19 agosto per ordine del suo datore di lavoro si era recato nella Selva di Tora a confine tra Caprile e Pontecorvo per assistere due donne dello stesso Tanzilli che dovevano estrarre da una peschiera la canapa lasciata a macerare presso la fontana di quella località Secondo le varie verbalizzazioni e relative testimonianze al Pistilli si presentarono due guardie nazionali di Pontecorvo Pasquale Carbone e Francesco Palazzo in abiti borghesi e armati di fucile erano stati inviati in quella zona alla ricerca di manutengoli della banda Chiavone che andava arruolando uomini per la causa del deposto Francesco II per tale scopo si fingevano essi stessi emissari di Chiavone Nel vedere Pistilli che indossava una consunta divisa dell esercito borbonico lo apostrofarono Viva chi quello prudentemente rispose Viva chi volete voi I due agenti si legge nella relazione del giudice Mastelloni si finsero briganti della banda di Chiavone ed invitarono il Pistilli ad arruolarsi in detta banda mediante il compenso di carlini sei al giorno Questi probabilmente per timore finse di accettare l invito e promise di recarsi la sera successiva ad un appuntamento con gli stessi

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  • F. Corradini, Miliari di epoca borbonica lungo la via Appia a Gaeta
    di anni fa alla località Simonelli di Minturno ricordo di aver visto un miliario in posizione orizzontale nel cortile posto sul retro del fabbricato situato a monte della via Appia in cui allora aveva sede la farmacia Tale miliario di cui non rilevai il numero però oggi non è più presente in situ Al centro di Scauri frazione di Minturno al km 151 634 circa della via Appia all altezza del numero civico 1013 ove ha sede il negozio Italia Market si rinviene correttamente posizionato il miliario n 43 A circa venti metri dallo stesso verso Napoli si stacca a monte la traversa denominata via Miglio Mi è stato riferito che lo stesso sporgeva dal suolo di pochi centimetri e che qualche anno fa è stato fatto esumare dalla dr ssa Giovanna Rita Bellini della soprintendenza archeologica Sarà forse questo il motivo per il quale il mio informatore era pronto a giurare si trattasse di un miliario dell impero romano Oppure atteso che dei Borbone o come solitamente si dice Borboni solitamente si parla soltanto ed esclusivamente male al mio interlocutore deve essere parso strano che gli stessi possano aver realizzato un opera pubblica tanto utile alla collettività sulla quale egli gestisce una ben avviata attività commerciale In territorio di Formia alla località Santa Croce all altezza del civico 523 al km 147 930 circa della via Appia si rinviene il miliario n 45 correttamente posizionato Più avanti verso Roma sempre nel territorio del Comune di Formia all altezza del civico 215 ove è un negozio di Sanitaria e Ortopedia al km 144 228 circa si rinviene la colonnetta miliaria n 47 A trenta metri circa dalla stessa verso Roma a monte si stacca la via San Pietro È posizionata in modo che il n 47 prospetti verso Napoli e non come per le altre e come dovrebbe verso la strada Probabilmente in occasione della realizzazione del marciapiedi su cui si trova è stata esumata e riposizionata facendola ruotare di novanta gradi verso Napoli Meglio ruotata che scomparsa Nel centro storico di Formia anzi per essere più precisi di Mola alla via Abate Tosti fra i civici 104 e 106 rinveniamo il miglio n 48 correttamente posizionato sulla destra per chi viene da Napoli e con il numero che guarda la strada Dal punto in cui si trova si stacca a monte il vicoletto denominato sicuramente non a caso del miglio La presenza di questa colonnetta ci fa capire come il tracciato borbonico della strada passasse nel centro di Formia e conseguentemente quali vantaggi economici questa città abbia avuto dalla stessa che escludeva dal suo tracciato Gaeta Lasciato il centro di Formia e superata la tomba di Cicerone al km 138 698 circa della via Appia si rinviene la colonnetta n 50 La stessa è posizionata sul lato sinistro per chi viene da Napoli e non come tutte le altre finora rinvenute e come dovrebbe sul lato destro L importante è averla rinvenuta Segnalo che la prima cifra del numero

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  • A. De Santis, Sul cambiamento di nome di alcuni comuni che prima
    Pandulfo principe Capuano dall abate Paolo di S Vincenzo al Volturno contro Adelberga badessa del monastero di S Maria di Apinianico in Marsorum provincia sive in territorio Marsicano quattro giudici si sottoscrivono col cognome Sclabus e si aggiunge per determinarli qui sunt Sciabi o Sclavi de Marsi 5 Questa dichiarazione è preziosa Un altro comune nella medesima provincia di Terra di Lavoro circ Sora mand Arpino oltre il citato ora detto Liberi denominavasi Schiavi e il ricordo di un castello di tal nome tra Alvito e Arpino precede il placito di trentun anni in Leone Ostiense il quale così dice sotto l anno 987 Agelmundus quidam nobilis de Vicalbo Vicalvi obtulit huic monasterio nec non et omnia quae illi iure ha ereditario pertinebant tam in civitate Sorana quam et in castello quod dicitur Sclavi6 Il castello trovasi proprio nel paese dei Marsi È detto più esplicitamente nella Cronica continuata dal Diacono Pietro sotto l anno 1098 Nobilis vir Maxarus habitator istius civitatis Albae Vicalvi in territorio Marsicano obtulit huic sancto loco ecclesiam suam sancti Martini in dicto territorio ubi dicitur Sclavi 7 Per il Clavelli storico di Arpino che accetta senz altro la tradizione esso è l antico borgo di Cereate nelle vicinanze di Sora che diede i natali a Caio Mario e il nome sarebbe conservato dagli schiavi del vincitore dei Cimbri8 Così opina anche il Corcia9 richiamandosi al primo e la tradizione viene accolta nel Dizionario corografico universale dell Italia sotto v Schiavi vuolsi che ricevesse la sua denominazione dall avere ivi Mario tenuto i suoi schiavi Questo comune si volle chiamare Fontechiari è il nome ufficiale che andrebbe corretto in Fontichiare o almeno Fontichiari sia per evitare gl inconvenienti derivanti dalla identità con altri comuni sia per cancellare una denominazione degradante Delib settembre 1862 R D 12 ottobre successivo Nella deliberazione è taciuto il motivo della scelta del nuovo nome che sappiamo avere il suo fondamento in un fenomeno particolare del luogo nei dintorni del paese presso un ruscello chiamato dagli abitanti Rio di Schiavi o di Fontechiari sgorgano due fonti a brevissima distanza tra loro una delle quali intermittente in modo che in alcune ore del giorno e talora della notte inaridisce affatto l acqua limpidissima sgorgando produce un certo fragore come se provenisse per meati tortuosi e difficili10 Il Resetar ricorda un solo comune di nome Schiavi nella provincia di Caserta mentre eran due come abbiamo visto Se si dovesse prendere per buona la tradizione che Schiavi in quel di Arpino si è chiamato così per schiavi di Mario come e donde derivò lo stesso nome all altro comune nel mandamento di Capua Questo è si sa di formazione più recente perchè sembra non se ne trovi memoria prima del sec XII11 Forse ripetono la loro origine dagli Slavi o Bulgari i quali tenendo nel debito conto le parole di Paolo Diacono et alias cum suis territoriis civitates dove abitavano anche ai tempi dello storico è lecito supporre che superando gli aspri gioghi appenninici i

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  • E. Pistillii, Peppino Falese, Medaglia d’Argento nella guerra 1915/18
    ricordo Enrico Toti deceduto a Monfalcone M d O Carlo Currò M d A Angelo Malatesta sul Carso M d A Angelo Manfredi sul Carso M d A Benedetto Nardone sul Piave M d A Renato Penta sul Piave M d A Alberto Sacco M d A Carlo Turco sul Carso M d A Antonio Valente M d A Guido Di Palma sul Monte Assalone M d A e di Br Francesco Coppola sul Carso M di Br Mario Golini Petrarcone in Val D Assia M di Br Michele Tortolano a Brescia M di Br Rimaniamo per ora al caso di P Falese e cerchiamo di saperne qualcosa di più Il nome completo è Peppino Falese deceduto sul fronte del Carso il 25 gennaio 1917 e decorato con Medaglia d Argento al valor militare Questa la motivazione Soldato 228 reggimento fanteria nato il 6 novembre 1898 morto il 25 gennaio 1917 sul Carso per ferite riportate in combattimento Durante l azione per la riconquista d una trincea si offriva volontariamente per esplorare il terreno insidioso Rioccupata la posizione di sua iniziativa provvedeva al collegamento con i reparti laterali cadendo colpito a morte mentre riferiva l esito della ricognizione eseguita Vertojba 23 24 gennaio 1917 Va notato che nel medagliere del Ministero della Difesa è erroneamente registrato come Giuseppe anziché Peppino mentre non è addirittura presente nel database delle decorazioni della Presidenza della Repubblica Peppino non fu uno dei famosi ragazzi del 99 solo perché nato un anno prima 6 11 1898 tuttavia va evidenziata la sua giovanissima età nel volontario arruolamento erano i tempi in cui l amor di Patria ed il senso del dovere erano valori ancora trainanti per la gioventù italica Riportiamo qui una scheda del nostro eroe redatta molti anni fa dal compianto Antonino Modica Volontario nella Guerra 1915 18 ancora minorenne fu destinato al 228 Reggimento Fanteria operativamente impegnato sul Carso estrema regione delle Alpi Orientali fra l altopiano della Bainsizza il Quarnaro e 1 Istria Subito distintosi per coraggio perspicacia e spirito d iniziativa fu prescelto per il Plotone Esploratori che aveva compiti particolarmente difficoltosi che richiedevano prontezza di riflessi ardimento e talvolta temerarietà Non disponendo all epoca di mezzi di trasmissione e non sapendo come comunicare con i propri comandi gli esploratori avevano l incarico di attraversare le linee del fronte penetrare in territorio nemico raccogliere notizie sulla presenza qualità consistenza dei reparti nemici armamento spostamenti nonché tutte quelle informazioni utili alla raccolta delle operazioni belliche non altrimenti acquisibili se non a vista I1 giovane aveva già ampiamente dimostrato la sua abilità in tal genere di servizi riuscendo ad attraversare più volte la linea del fuoco per cui fu aggregato ad uno speciale reparto di Carabinieri Reali al quale era devoluto il servizio informazioni in zona di guerra Il caso volle che al rientro da uno dei soliti servizi in zona carsica il giovane si imbattesse in una pattuglia con a capo l Ufficiale dei CC RR da cui egli dipendeva Mentre riferiva l

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  • C. Barbato, Guido Barbato, un poeta nelle trincee della Grande Guerra
    zone ché la morte nel limo è qui nascosta e la tua meta è ancora assai distante Ti fermerai appena che una costa emergerà da l acqua ristagnante Da più giorni non usi la gavetta Ha del prodigio la tua forza o Fante Tu campi di canzoni e di galletta L esodo serbo Or che la Serbia è invasa dal magiaro Re Pietro ha comandato il grande esòdo ché allo scampo non v è altro riparo La nemica mitraglia schianta sodo ma l Esercito Serbo e il suo Re Pietro sian tratti in salvo e nel più degno modo dal natio suol conteso metro a metro Ma lì i quarantamila prigionieri austro ungheresi non rimangan dietro Sono quarantamila ostaggi fieri che tolse all inimico il Popol Serbo nelle battaglie che sostenne ieri ora li spinge innanzi a suon di nerbo verso Albania ove una speme ammalia non d ospitalità qui scarso verbo ma della flotta che mandò l Italia Serbi e prigionieri austro ungarici O Brigata Savona a protezione dello storico imbarco i tuoi Soldati già marciano con sacra comprensione E prigionieri inermi e Serbi armati straripano sul suolo d Albania da Elbassano sfociando incontrastati Però la morte qui dissenteria e freddo e fame ha già posto in attesa quasi a schernire ogni speranza pia Giammai l umana carne vilipesa fu dalla sorte come qui fu vista ché nel ricordo ancor l alma n è lesa Segue l un prigioniero all altro e trista la teoria dei miseri risuona a dimandare Ancora tanto dista il porto di Durazzo o di Valona Il calvario dei prigionieri Vitree pupille azzurre quasi agonici sguardi tra chiome incolte e barbe bionde o somatici segni teutonici O prigionieri tristi si confonde il vostro pianto e l ululo del vento mentre che i piedi sanguinanti fonde lasciano l orme E scarso vestimento ormai ridotto a un logoro pastrano vi copre o vivi scheletri in tormento Muore senz eco disperato e vano il vostro grido di conservazione ché ai caduti nessun porge la mano Un rancio di nerbate serbe è sprone per giungere alla fine del Calvario E su quei morti che nessun compone di cornacchie una nube per sudario Il fatalismo albanese Allah È grande Allah Dal minareto più volte al giorno canta il muezzino col suo ritmo nasale consueto Lo skipetare crede nel destino Su le gambe incrociate assiso aspetta con la pietra focaia e l acciarino accende l esca per la sigaretta Hanno le stelle anch esse il loro fato Quindi tu uomo tenue nuvoletta di fumo da orgoglio sollevato al paragon degli Astri indifferente accogli il tuo destino già segnato La guerra in questo lembo d orìente nell immolare tanta gente affranta agì com era scritto fatalmente Dal minareto il muezzino canta L imbarco dei prigionieri e dei serbi Ma chi bada ai cadaveri All imbarco tendono ansiosi serbi e prigionieri sì ch ora ogni disagio è lieve carco Corri torrente umano verso Fieri in parte per Valona t incanali verso Cavaia per

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  • G.. Petrucci, ri-leggiamo Salvare i bimbi di Cassino: Il Politecnico
    sole una salvezza immediata mostrò la solidarietà tra loro la capacità che ancora avevano di aiutarsi l un l altro ma si chiese che cosa ne sarebbe accaduto quando fossero passati mesi su mesi uno due tre quattro Avrebbero potuto continuare a salvarsi da sole Mrs Bourke White non lo credeva possibile e chiese al mondo che cosa pensasse di fare Non le rispose nessuno Ora sono passati due anni e le condizioni di vita nella zona di Cassino non sono migliorate sono anzi peggiorate sono diventate le condizioni di un agonia Chi passi di sera da quelle parti vede ovunque fuochi sui pendii delle valli Puó pensare che sia una festa si avvicina e ad ogni fuoco trova gruppi di uomini che abitano all aperto perché le caverne non bastano e col fuoco si riparano dal rigore delle stagioni o della notte ma non dalle zanzare e dalla malaria Essi non hanno più risorse non si sa di che si nutrono sono vestiti di stracci o ignudi e non hanno più nemmeno la forza di aiutarsi l un l altro come le vittime del nazismo nei campi di concentramento tedeschi Per le vittime dei Lager si puó precisare di chi sia la colpa Per costoro la colpa è invece di tutto il mondo di chi non rispose niente già due anni or sono a Mrs Bourke White e di ognuno che tutte le sere puó sedersi lieto al suo desco pur sapendo che un padre non ha più la forza a Cassino di prendersi il proprio figlio sul collo e portarlo in salvo Sono circa ventimila bambini da salvare nella zona di Cassino Tutti i bambini inferiori ai quattro anni sono già morti I contadini dell Emilia hanno ora offerto di accoglierli nelle loro case Ma bisogna vestirli prestar

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  • G. Petrucci, Mario non rientrò a casa alla fine delle lezioni
    Non ci solleticano sogni di imitare i grandi calciatori che non conosciamo Ci basta essere noi stessi e goderci questi attimi di tempo libero perché dopo dobbiamo tornare al lavoro vero pesante che toglie le forze Sono gli ultimi giorni del mese di maggio 1945 e siamo contenti oltre misura in quanto tra non molto l anno scolastico terminerà Entrano i professori Don Anselmo Lentini Fernando La Marra Giuseppe Di Zenzo con la moglie e dopo ci affrettiamo noi dando però tempo ai primi di scomparire dietro alle porte Le ore passano lente nel chiuso delle aule dalle piccole finestre aperte entra solo l afa di un tempo che si annuncia piuttosto caldo Invece noi desideriamo muoverci per Fuori la porta correre sulla Villa Comunale dove continuare a giocare con la palla di pezza Finalmente alle tredici e quindici suona la campanella un bossolo di ottone alto cinquanta centimetri battuto da un pezzo di ferro e siamo per strada di ritorno a casa Dopo pranzo e l abituale pisolino di mio padre dobbiamo tornare al lavoro Vado prima di lui a preparare i banchi e socchiudo la porta sulla quale il sole manda i suoi raggi cocenti e lascio completamente aperta l altra alle mie spalle perché si formi una corrente fresca dall interno Sono quasi le sedici quando sento uno strano vocìo prima appena percettibile poi sempre più distinto e crescente Mi faccio sulla porta per rendermi conto di cosa stia accadendo e vedo un uomo assai prestante sulla quarantina alto e con i capelli neri arruffati precede tanti ragazzi che gli fanno coda è preoccupato si nota chiaramente perché si stringe le mani fortemente Grida qualche parola ma non riesco a comprendere nulla Riconosco nella frotta Adolfo il fratello di Mario più piccolo di qualche anno Arranca per stare insieme con gli altri Mi avvicino e cerco di sentire qualche parola di comprendere Antonio così lo sento chiamare è in ansia perché Mario non è tornato a casa Da quando col bombardamento del 19 luglio 1943 del campo di aviazione di Aquino la moglie Antonietta si sentì male e ne morì è sempre irrequieto Chiamò i migliori medici di Cassino un ufficiale tedesco che di tanto in tanto compariva alla stazione ferroviaria la cui gentilezza contrastava con la divisa militare fece venire da Roma il prof Signorelli ma non ci fu nulla da fare Donna Maria era prestante e forte ma quelle luci appese ai paracadute nel cielo della cittadina vicina e che illuminavano a giorno Cassino la spaventarono mentre nel prato dove erano stesi tanti tronchi di quercia si stringeva i figli come fa la chioccia Antonio arriva fin sotto il palazzo Lanni e sul portone si scorge il prof Di Zenzo che saputo del fatto si è affrettato ad aprire la scuola Era presente oggi all ultima ora dopo la mia lezione di francese ed è andato via Antonio non attende altre parole ringrazia saluta e va via di corsa seguito dal codazzo che va aumentando

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  • G. Petrucci, Valvori: il restauro della cappella di S. Antonio Abate
    tra olivi ai cui piedi si stende un verde prato nei pressi di una mulattiera che si inerpica verso il Gallo per poi proseguire per il Gallo Maggiore in territorio di S Biagio Saracinisco È parallela alla strada maestra che porta al centro del paese Il proprietario signor Vittorio Di Mascio ha curato delle ricerche fra gli anziani del posto e nell Archivio della Parrocchia ed ha accertato che essa è dedicata a S Antonio Abate a sue spese l ha fatta restaurare e così il Santo continua ad offrire il suo saluto ai viandanti e suggerisce l idea di rivolgere una preghiera a Dio Il parroco Don Aristide Masia vi ha celebrato una messa ma poiché essa è angusta i fedeli che nell occasione erano molti sono rimasti all aperto sul prato del ridente oliveto La cerimonia è stata inconsueta e molto suggestiva perché i contadini del paese hanno portato tanti animali addobbati a festa per la benedizione della ricorrenza La giornata sebbene di gennaio era serena e non faceva freddo Per questo motivo tutti si sono raccolti in religioso silenzio in un tempio spazioso dato dalla natura del luogo e dall ampia volta del cielo Un plauso sentito

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