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  • Segnalazioni bibliografiche
    n f to cm 17x24 ISBN 978 88 87973 27 X s pr Elisa Ercolano Montecassino e Cassino nell età moderna Storici dal 1400 al 1900 Montecassino 2009 stampato da stampalibro com pagg 162 f to cm 15x21 ISBN 978 88 96117 11 8 s pr Heikki Solin a cura di Le epigrafi della Valle di Comino Atti del sesto convegno epigrafico cominese Atina Palazzo Ducale 31 maggio 2009 Associazione Genesi MMX 2010 tipogr Ugo Sambucci Cassino pagg 104 illustr b n f to cm 17x24 s pr Francesco Gigante Cassino dalle origini ai nostri giorni F Ciolfi tipografo editore libraio Cassino 2010 pagg 268 illustr col e b n f to cm 15x21 ISBN 978 88 86810 47 0 16 00 Attraverso il tempo Storie di uomini e di macchine fatti e personaggi in 50 anni di Scuola Elicotteri e 426 mila ore di volo Aeronautica Militare Aeroporto di Frosinone 2 edizione 2010 Editrice Frusinate pagg 176 illustr col f to cm 21x30 s pr Oltre la tutela 70 interventi al cuore dei comuni Recupero dei centri storici del Lazio Programma 2008 all interno schede tra le altre dei Comuni di Bassiano Castelforte Gaeta Priverno San Felice al Circeo Sezze Acuto Atina Castro dei Volsci Coreno Ausonio Esperia Morolo Paliano Sant Ambrogio sul Garigliano Veroli Viticuso Regione Lazio Assessorato all Urbanistica Palombi Editore 2010 pagg 440 illustr col f to cm 24x23 ISBN 978 88 6060 241 1 Angela Mardone Roberto Petrilli Mario Massa Atini accuscì s r ceva Atina così si diceva Raccolta di detti proverbi filastrocche indovinelli ed altro F Ciolfi Editore Cassino 2009 pagg 230 illustr b n f to cm 17x24 ISBN 978 88 868 44 9 15 00 Rocco Viglietta Alvito nella II guerra mondiale Contributo alla ricostruzione degli avvenimenti storico militari nella Valle

    Original URL path: http://www.studicassinati.it/db1/jupgrade/index.php/archivio/58-anno-x-n-2-aprile-giugno-2010/654-segnalazioni-bibliografiche78 (2015-03-19)
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  • Editoriale: Verso le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia
    il papa di Roma nonostante i numerosi segnali di insofferenza di gruppi che allora furono detti patrioti Ora tutti o quasi concordano con la seconda ipotesi ed è una vera novità perché in un passato non molto lontano non si era soliti sollevare la questione da parte degli storici accreditati sostenuti dall editoria che contava Altra cosa è invece porsi la domanda quella unificazione fu cosa buona per le popolazioni italiche Fino a ieri lo si dava per scontato non era argomento su cui discutere Ora anche qui qualcosa inizia a cambiare storici di buona fama cominciano a rivelare che quel sud arretrato ignorante ed affamato dall oppressione borbonica e papalina non se la passava poi così male scoprono che il fenomeno del brigantaggio postunitario non era un fatto di mera malavita organizzata ma spesso una reazione di stampo patriottico dei fedeli del regime e molto più spesso una manifestazione di malessere sociale dovuto alle rigide esigenze di riorganizzazione non compresa dalle popolazioni del sud voluta dai Savoia Comunque la si voglia mettere al di là dell opportunità di riscrivere correttamente quel periodo della nostra storia c è solo da prendere atto che ora l Italia c è è una e indivisibile come voleva Mazzini E male fanno quegli opinionisti che si soffermano a sottolineare le profonde differenze tra il Sud e il Nord della Penisola attribuendole al retaggio nefasto della storia civile del meridione e imbeccando politici odierni sprovveduti o spregiudicati che utilizzano la questione meridionale a soli fini propagandistici in tal modo legittimano le tesi di coloro che amano definire filoborbonici E a proposito di Mazzini faremmo bene a ricordare tutti il suo messaggio Italiano sia il pensiero continuo dell anime vostre Italiani siano gli atti della vostra vita Italiani i segni sotto i quali v ordinate a

    Original URL path: http://www.studicassinati.it/db1/jupgrade/index.php/archivio/54-anno-x-n-1-gennaio-marzo-2010/614-editoriale-verso-le-celebrazioni-dei-150-anni-dellunita-ditalia (2015-03-19)
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  • Maurizio Zambardi: Rinvenimenti archeologici nel territorio di Mignano Monte Lungo
    si sono distaccati dal nucleo centrale di alcuni centimetri mentre altri blocchi sono invece divelti e giacciono alla base del muro La struttura descritta rappresenta l abside della chiesa di San Giacomo da cui il Colle ha tratto il nome La chiesa è nota solo nei ricordi di poche persone del luogo perché diruta da molto tempo Tra le macerie all interno dell abside affiorano due blocchi squadrati in tufo anch essi finemente lavorati Dalla struttura absidale si è ricavato l asse principale della chiesa che ha un orientamento est ovest con absidi ad est Adiacente all abside a circa 140 cm a sud compare un altra muratura semicircolare ma con diametro minore pari cioè a 2 38 cm Dal terreno emerge solo nella parte interna con due filari di blocchi di tufo mentre l esterno è sommerso da materiale di crollo Dall analisi e dai rilievi risulta essere l abside sud della chiesa Sul lato opposto non è visibile la terza abside ma dal profilo delle macerie e dal terreno se ne percepisce la struttura semicircolare A 10 metri circa dall abside in direzione ovest in una cavità profonda 1 50 m circa5 è visibile una porzione di muro lunga 3 20 m circa che mostra una serie di blocchi di tufo finemente lavorati e disposti secondo filari orizzontali La parete esterna invece risulta completamente interrata da macerie e terra ma nonostante ciò si è riusciti a valutare lo spessore del muro che è pari a circa 70 cm La porzione di muro dovrebbe rappresentare la parete laterale sud della chiesa A circa 4 metri a nord ovest delle absidi affiora di pochi centimetri da un ammasso di crollo una porzione di muro lungo circa 2 00 m e spesso circa 70 cm orientato in direzione est ovest che potrebbe far parte della parete laterale nord della chiesa A circa 21 metri ad ovest dall imposta dell abside centrale si è rinvenuto una porzione di muro dello spessore di 70 cm disposto in direzione nord sud La porzione di muro reca ancora parte della cortina interna ed esterna in blocchi di tufo squadrato e nucleo in cementizio La struttura dovrebbe essere ciò che rimane della facciata principale prossima alla porta centrale della chiesa Se ne osserva anche l innesto ortogonale della parete da dove partivano le arcate di separazione della navata centrale da quella laterale destra A circa 2 m ad est delle strutture appena descritte si è rinvenuto in una piccolo avvallamento del suolo una blocco di tufo lavorato recante su una facciata una porzione semicilindrica del diametro pari a 40 cm e sui lati delle sporgenze di ancoraggio che ne garantivano l innesto alle pareti a cui si aggangiava Il blocco potrebbe essere ricondotto al concio di una semicolonna che si addossava sulla parete interna della facciata principale e precisamente nel punto di separazione della navata centrale con quella laterale da cui doveva partire poi una serie di archi impostati su colonne o pilastri con semicolonne A

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  • Chiara Mangiante: L’Uccelliera in Casinum di M. T. Varrone
    di Varrone per esser coperto il tolo di muro delle columne in su non gli erano arbuscelli Dal stagno esce un rivolo che passa nelle due peschere et gli pesci piccoli vanno dalle peschere nel stagno et allor voglia ritornare per esso rivolo dal stagno nelle peschere Non sarà poco a chi potrà trovar il vivo et propio nome di questo vocabulo falere Molti galanti huomeni credeno che l author il componesse da se stesso gia ch appresso d altri non si trova Il panteo veronese31 fa mentione di questo falere allegando varrone in questo loco et dice che falere propiamente volle significar cosa alta et rotunda et ch el viene a Fale che grece vol dir c a elum con voler mostrar che questo falere representava il modello d una torretta il qual era sotto busato con piccole columnette sustentato et certo che questo non è fuora di proposito pur non restarò di dir quello in ha detto un mio amico grande et litterato dice che crede che Varrone formasse questo falere a falerides che sono una specie d anetre molto miglior al gusto et piu grosse di corpo delle altre volendo mostrar questo suo loco esser uno anatrario chiamato da Columella et da Paladio Nessotrophio ma esso Varrone gli parve nomarlo di tale nome per haver in q ue sto suo anatrario molte di queste anetre falerides et non falarides come alchuni scriveno32 gli sono molte specie di anetre cioe falerides boschides chenelopeces o verquedule s et molte altre che non occorre hora nomarle Narra poi Varrone In insula est columnella in qua intus axis qui pro mensa sustinet rotam radiiatam ita ut ad estremum ubi orbile solet esse acutum tabula cavata sit ut tympanum in latitudinem duos pedes et semipedem in altitudinem palmum33 volle dimostrar che in cima della columnetta gli è il polo cioe uno bastone di ferro qual sta et sustenta in loco duna mensa una ruota radiata et fatta con gli canoni et tubuli busati pero nel fine cioe all estremità dove la cima et la ponta suole esser acuta gli è una tavola concavata come è uno tiburo che sia doi piedi et mezzo in larghezza et uno palmo in altezza h a ec ab uno puero qui ministrat ita vertitur ut omnia una ponantur ad bibendum et ad edendum et admoveantur ad omnes convivas34 questa ruota si volge per uno fanciullo o vero fa meglio il qual ministra a dette anetre in uno medesimo tempo di mangiar et di bever In primis radiis esse epistomiis versis ad unum quemque factum sic ut fluat in convivam epistomion propie è il buso dove esce l acqua ma qua vol dir quello instromento che serra gli busi de detti tuboli et canaletti appresso noi si chiamano galetti perche sono fatti simili alla testa dun gallo et così il fanciullo chiude et apre essi busi et ministra et da acqua calda et fredda all Anatra che se fa convivante Intrinsecus sub tolo stella Lucifer interdui noctu hesperus ita circumeunt ad infimum hemisperium ac moventur ut indicent quot sint hore35 dice ch entro dil tolo intorno al muro gli sono poste con gli contrapesi soi et fatti a lor modo gli dodeci segni delle hore dil giorno et dodeci della notte et in cerco a q ue ste hore a loro usanza questa stella Lucifer gira et nel tramontar del sole è gionto al segno de l ultima hora dil giorno et Hesperus gira poi tutta notte et nel cominciar dil giorno ha cercato gli soi dodeci segni delle hore della notte antiquamente in tutto l anno erano hore dodeci del giorno et dodeci della notte nel verno l hore del giorno erano brevi nell estate longe Varrone in cambio d una mano come hoggi si usa volse usar dette stelle In eodem hemispherio medio circum cardinem est orbis ventorum octo ibiq ue eminens radius a cardine ad orbem ita movetur ut eum tangat ventum qui flet ut intus scire possis36 Dimostra che nel buso della cima del tolo gh è posto uno radio che si mostra fuora al scoperto come sarebbe a dire una banderola fatta di sotile ramo con la sua verga di ferro messa in cima d uno camino n ost ro quale banderolo se volge ad ogni vento che spira et entro al tolo appresso al cardine cioe alla cima dil buso et in cerco in cerco al muro alto dil tolo gli sono pinti gli otto venti et ogni volta che nasce un vento detto radio o vero banderola si volge et col suo manico di ferro accapinato et fatto quasi alla similitudine d un spedo che mena il rosto tocca dentro dil tolo il segno d un vento pento scritto et fatto a loro modo et subito si cognosce qual è quello vento ch alhora sia per nascer nell antiqua eta si fa mentione se non di quattro venti subsolanus auster favonius et Boreas et cosi Homero scrive se non di quattro molti anni avanti Plinio nostro cittadino gli furono agionti otto al nostro tempo sono trentadui ma in questo loco non occorre far mentione di venti il Bordone scrive de tutti questi nel suo Insulario Il tolo non si manda in prospettiva per esser facile d intender come era fatto dalle columne in su et cosi non si manda in pittura la ruota radiata per esser cosa triviale et ogni mastro di Donzena è buono a fabricar essa ruota e darla intender ad ogni galant huomo Questa lettera era indirizzata al Cardinale Rodolfo Pio da Carpi 1500 1564 Egli fu Vescovo di Faenza 1528 nunzio apostolico in Francia nel 1530 ed ebbe incarichi diplomatici fino al 1535 Il pontefice Paolo III lo elevò al rango di Cardinale nel 153637 Nelle cronache del tempo viene descritto come un riformatore e un ottimo amministratore diocesano mecenate e amante delle arti e dell archeologia Fu protettore di moltissimi artisti e lui stesso fu un esperto collezionista di statue libri codici e medaglie Non

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  • San Donato V.C. tavola rotonda siu Longobardi
    possa avere un seguito In breve ecco quanto emerso dal dibattito Dopo l introduzione ai lavori mediante un brano in dialetto sandonatese letto e ideato da Lucia Rufo contenente oltre trenta lemmi di chiara origine longobarda ha preso la parola Domenico Cedrone che ha posto quesiti riguardanti lo stanziamento dei Longobardi in Valle di Comino ipotizzando che nell arco settentrionale della Valle intorno all VIII secolo in maniera pacifica famiglie longobarde attraverso i valichi montani che collegano l alta valle del Sangro con quella di Comino si siano insediate sulle varie alture anche se il territorio da un punto di vista giuridico apparteneva al Ducato Romano e in seguito al Ducato di Benevento Il relatore ha giustificato tali insediamenti elencando una serie di toponimi di origine longobarda che insistono ancora oggi sul territorio indagato A seguire l avvocato Ferdinando Corradini richiamando lo storico Paolo Diacono ha ripercorso le tappe dell invasione longobarda affermando che con loro non giunse soltanto una ristretta élite politico militare bensì un intero popolo composto anche da anziani donne e bambini a sottomettere prima e a mescolarsi poi con la popolazione autoctona Cassino e Aquino furono prese subito dai Longobardi di Benevento che nel 702 presero anche Sora Arpino e Arce facendo in questo modo del fiume Liri un confine naturale fra l Italia centrale e quella meridionale Confine destinato a durare fino al 1927 allorché fu istituita la provincia di Frosinone A seguire ha preso la parola il Prof Domenico Celestino attualmente in procinto di pubblicare uno studio sulla presenza dei Longobardi nel Lazio Meridionale per fissare alcune località che facevano da confine tra Longobardi e Bizantini e soffermandosi soprattutto su toponimi come Scurcola Staffaro Filato Il relatore Angelo Nicosia ha richiamato l attenzione su come la toponomastica la linguistica come pure alcuni documenti cartacei

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  • Fernando Riccardi: Esperia 1860: cafoni e galantuomini in lotta per la terra
    epopea di Carmine Crocco1 Anch egli come tanti contadini dell Italia meridionale aveva creduto alle promesse di Garibaldi e lo aveva seguito Poi però quando tutto svanì non avendo altra scelta si trasformò in brigante Un brigante terribile astuto capace di tenere testa alle preponderanti forze piemontesi che tentavano in tutti i modi di ridurlo all impotenza E alla fine ci riuscirono Crocco fu catturato e imprigionato Morì nel 1905 nel carcere di Portoferraio sull isola d Elba senza mai più rivedere le verdi terre della Lucania Quelle terre per le quali tanto si era battuto Quella di Crocco non fu una storia isolata Sarebbe sbagliato restringere a questo unico fattore la causa scatenante del brigantaggio post unitario un fenomeno assai complesso contraddistinto da un coacervo inestricabile di motivazioni politiche ideologiche sociali culturali religiose e di costume È indubbio però che la mancata distribuzione delle terre ai contadini del sud fu tra le principali Basterebbe approfondire questo aspetto per dare un contributo importante alla fedele ricostruzione di quel pezzo di storia patria E invece da più parti ancora si insiste nel considerare il brigantaggio un fenomeno meramente delinquenziale Un errore marchiano e imperdonabile La reazione di Roccaguglielma Tale premessa era indispensabile per introdurre un accadimento molto controverso che è stato variamente interpretato Il 6 settembre del 1860 il re Francesco II va a rinchiudersi in Gaeta Quasi contemporaneamente Garibaldi arriva a Napoli Quel che resta dell esercito borbonico 50 mila uomini al comando del generale Ritucci si attesta lungo il Volturno Per qualche tempo la situazione rimane stazionaria I reparti garibaldini intanto iniziano a prendere posizione sull altra sponda del fiume Buona parte della provincia di Terra di Lavoro da Capua a Sora è saldamente nelle mani dei borbonici Solo dopo la battaglia del Volturno 1 2 ottobre e la sconfitta dei napoletani la situazione comincia sia pure lentamente a mutare Ancora alla fine di ottobre però nella parte alta della provincia quella a confine con lo Stato Pontificio la fazione borbonica giovandosi anche della resistenza di Capua e di Gaeta continua a farla da padrone Non a caso in questa porzione di territorio l unica di tutto il meridione non puó tenersi il plebiscito di annessione al regno sabaudo 21 ottobre Nei paesi del comprensorio comunque la situazione non è tranquilla Il partito borbonico si fronteggia aspramente con i comitati liberali che inneggiano a Garibaldi ai Savoia e al nuovo ordine di cose Si alternano scaramucce scontri a fuoco colpi di mano con gli uni che prevalgono sugli altri a volte soltanto per poche ore I soldati napoletani sono pochissimi mentre i sabaudo garibaldini restano bloccati di fronte a Capua e a Gaeta Nessuno è in grado di assicurare in maniera stabile il mantenimento dell ordine pubblico In questa atmosfera di diffusa anarchia spesso chi è più risoluto riesce ad avere la meglio Una situazione siffatta regna anche a Roccaguglielma e San Pietro in Curolis paesi del comprensorio aurunco che più tardi nel 1867 si fonderanno assieme a Monticelli in un unico comune che prenderà il nome di Esperia Qui tra il 14 e il 15 settembre si consuma una vicenda i cui risvolti non sono ancora stati chiariti del tutto Intanto c è da dire che esisteva una forte tensione tra i possidenti terrieri e le masse contadine Già in precedenza nel 1848 e nel 1857 si erano registrati disordini e sommosse In quel settembre del 1860 però l aria è a dir poco rovente I contadini imputano ai galantuomini di aver usurpato le terre del demanio quelle terre che dovevano andare al ceto bracciantile Sul malcontento popolare poi soffia impetuosa la propaganda della fazione clericale e filoborbonica che tenta di soffocare i liberali Ne viene fuori una miscela esplosiva che ben presto deborda L ira dei contadini si rivolge soprattutto contro i Fantacone odiati perché usurpatori demaniali 2 e i baroni Roselli perché creditori di parecchia gente 3 Il 13 settembre i braccianti disarmano la Guardia Nazionale impadronendosi di un gran numero di fucili Ma è il giorno dopo che il tumulto scoppia inarrestabile con le campane delle chiese che suonano a distesa chiamando a raccolta i contadini dalle campagne La casa dei Roselli viene fatta oggetto di una violenta e fitta sassaiola Giacinto tenta si salvarsi arrampicandosi su di un tetto ma fu raggiunto da una fucilata trascinato giù e decapitato La testa con una pipa in bocca fu esposta in piazza Guglielmo su una delle due colonnine che ora sono all ingresso del paese a Caporave 4 Anche il fratello Vincenzo non sfugge all ira dei villani rimasto a terra privo di sensi venne finito a colpi di pietre 5 Riesce a farla franca invece Giovan Giuseppe che travestito da donna scappa in quel di Fratte l odierna Ausonia Una caccia spietata ma vana fu condotta contro gli altri esponenti della famiglia Roselli affinché nessun erede sopravvivesse e potesse reclamare i titoli di proprietà e di credito 6 Il 15 settembre la sommossa si sposta in San Pietro in Curulis dove vengono saccheggiate e depredate le abitazioni dei Fantacone dei Roselli degli Alberj dei Trombetta dei Petrucci e dei De Santis tutti facoltosi proprietari che avevano fatto appena in tempo a scappare a Pontecorvo Il palazzo Fantacone dopo il sacco fu dato alle fiamme La signora Trombetta che non aveva abbandonato il paese perché mai sospettava tanta barbarie venne mortalmente ferita e sfregiata 7 Eseguita la rappresaglia i contadini non depongono le armi e i forconi Organizzati in banda da un tale Benedetto Baris sciamano per le campagne cercando di intercettare i liberali che si erano dati alla fuga Giungono fino a Pontecorvo costringendo il sindaco di quella cittadina a mettere a loro disposizione un enorme quantitativo di derrate alimentari Qualche giorno dopo arrivano sul posto alcuni reparti regolari di truppa borbonica con il compito di ristabilire l ordine Furono tratti in arresto 38 degli autori materiali delle reazioni ai quali Francesco II fece però grazia il 15 ottobre vietando ogni ulteriore procedimento a loro

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  • Duilio Ruggiero: Castelforte 1866 l’uccisione del sindaco Pietro Duratorre
    disposto diversamente per le ragioni esposte precedentemente avrebbe ritenuto il Decreto di sospensione presso l Ufficio di Sottoprefettura Il Sotto Prefetto ricordò ancora che intanto il Duratorre ebbe agio di rendere importanti servizi per la presentazione degli iscritti di leva per le votazioni provocate nel suo Comune a favore dei contingenti poveri e dei combattenti le patrie battaglie non che esercitando con grave rischio e pericolo della vita le funzioni di Ufficiale di Polizia Giudiziaria Il Sotto Prefetto continua prima di dar corso a tale disposizione mi permetto di rassegnare alla S V Ill ma che applicata ora la sospensione la ravviserei inopportuna mentre forse era conveniente quando il fatto di S Castrese era accaduto da pochi giorni E poiché la destituzione del Duratorre arrecherebbe grave nocumento alla cosa pubblica oso pregarla a voler interporre i suoi valevoli uffici affinché il Decreto di cui sopra possa venire revocato In data 30 agosto 1866 la Prefettura di Caserta propose al Ministero dell Interno a Firenze allora capitale del Regno e sede del Governo unitario l annullamento del R Decreto di rimozione in quanto essendo il Duratorre l unico soggetto di quel Consiglio Comunale che non era borbonico clericale e manutengolo di briganti reputava conveniente nell interesse del servizio di non darsi altro seguito alla pratica ritenendolo abbastanza punito con la sospensione sofferta Il Ministero dell Interno in data 17 settembre 1866 revoca il Decreto di rimozione comunicando la Riservata al Prefetto questo Ministero ha rassegnato alla firma del Luogotenente Generale di S M in udienza del 12 corrente il Decreto col quale il Signor Duratorre Pietro è restituito nella carica di Sindaco di Castelforte di cui era stato rimosso con R Decreto 28 giugno ultimo scorso Il Sindaco Pietro Duratorre tentatò di far costituire il feroce bandito Tommaso Saltarelli col quale aveva anche legami di comparanza che evaso dal Carcere Mandamentale di Traetto l attuale Minturno terrorizzava la zona con Antonio Mazzarella1 ma venne attirato in un tranello Il fuorilegge che in passato era stato legato al Duratorre da molta confidenza aveva promesso di costituirsi soltanto ed esclusivamente al vecchio amico Sindaco Già la pretesa di incontrarsi solo con lui ed in luogo lontano dall abitato e senza inoltre che ne fossero informate le forze dell ordine avrebbe dovuto mettere in sospetto la richiesta del fuorilegge Pietro Duratorre comunque aderì malgrado le implorazioni della giovane moglie a non farlo La moglie del Duratorre dall ampio terrazzo del palazzo che affacciava nella valle implorava il marito a non andare mentre quello con passo deciso si avviava verso l appuntamento Dal terrazzo ella potette assistere a tutta la scena dell assassinio di suo marito La zona dell incontro prescelto era una stretta gola dove scorreva il Rio Grande tra le pendici ripide del colle S Martino il Monte Siola ed il Colle Cimbrone Era il giorno 29 ottobre 1866 verso le ore 15 I due incominciarono a parlare amichevolmente alla distanza di una decina di metri Mentre il Sindaco Duratorre cercava di convincere

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  • Ferdinando Corradini: L’edificio Gianvilla di Arce
    tornò al Regio Demanio insieme con tutti gli altri feudi del duca Boncompagni Ludovisi10 È assai probabile che in tale occasione il fabbricato che ne occupa sia passato dall amministrazione feudale a quella dello Stato all epoca identificata con la Casa Reale Tale sarà rimasto il suo status giuridico anche nel 1806 allorché con la nota legge del 2 agosto voluta dal re Giuseppe Bonaparte il Feudalesimo fu abolito in tutto il regno di Napoli La località in precedenza indicata come Forno ha successivamente preso il nome di Forno Vecchio Tuttavia la circostanza che il catasto murattiano sia soltanto descrittivo e quindi non corredato di mappe non ci permette di identificare con certezza il nostro fabbricato nell ambito dello stesso Circa le dimensioni del fabbricato vi è da dire che all ultimo piano sono visibili delle murature listate Tale tecnica venne utilizzata nel nostro territorio successivamente al terremoto del 1915 in occasione del quale alcuni edifici del centro di Arce riportarono dei danni in conseguenza dei quali fu necessario abbatterne gli ultimi piani provvedendo a rinforzare quanto restava del fabbricato con la detta muratura listata Tale trattamento potrebbe essere stato riservato anche al nostro fabbricato del quale potrebbe essere stato abbattuto l ultimo piano rinforzando quello sottostante rimasto danneggiato Qualche considerazione è da farsi circa la posizione dell edificio nel tessuto urbano Il centro di Arce si è aggregato all incrocio fra due vie poco più che mulattiere Una proveniente dall Abruzzo Arpino Santopadre vi entrava alla via Pier delle Vigne nel passato detta di Porta Carosa ne usciva quindi per le odierne vie Corradino e Porta Germani dirigendosi verso Pontecorvo ove era un ponte sul Liri che ha dato il nome alla città e che permetteva di raggiungere la costa tirrenica A giudicare dalla quantità e qualità delle costruzioni che si rinvengono nel centro di Arce lungo questa strada dobbiamo ritenere che la stessa fosse meno importante dell altra che proveniva da Roma e Ceprano dove superava il Liri su un antico ponte ivi esistente11 Giunta in prossimità della chiesa di San Pietro questa via riceveva alla sua sinistra un tracciato che venendo da Veroli e Monte San Giovanni superava il Liri utilizzando il ponte posto alla località S Eleuterio di Arce e proseguiva quindi per il monte San Martino che deve il suo nome ad un antico monastero benedettino nel passato ivi esistente12 Tali due strade una volta unitesi entravano nel centro di Arce attraverso un sopportico posto lungo l odierna via Manfredi Tale sopportico non era altro che una porta di cui si scorgono ancora oggi verso l interno i resti di tre delle quattro pietre nelle quali ruotavano i cardini dei due battenti13 fig 8 Il percorso poi lungo le odierne vie Di Mezzo e Forno Vecchio raggiungeva la chiesa di Santa Maria dove incrociava l altro già descritto proveniente da Arpino Superata la detta chiesa attraverso l odierna via Manfredi usciva dal centro di Arce e grazie a una mulattiera di cui ancora si individuano i resti sia a monte che a valle della odierna strada rotabile realizzata nella seconda metà dell Ottocento raggiungeva l abitato di Rocca d Arce passando di fianco alla chiesa di San Rocco Da questo centro attraverso il passo dei Fraioli raggiungeva l antico ponte detto dello Spirito Santo grazie al quale superava il fiume Melfa per poi raggiungere i tre centri storici di Roccasecca Valle Castello e Caprile quindi per Palazzolo odierna Castrocielo raggiungeva San Germano odierna Cassino Nel tratto da Ceprano a San Germano questo percorso rappresentava un diverticolo dell antica via Latina A Sud di Ceprano infatti successivamente alla caduta dell impero romano erano venuti a mancare i ponti che permettevano a chi percorreva la via Latina di superare agevolmente i corsi d acqua che affluiscono nel Liri da sinistra rio Proibito rio Sottile fiume Melfa ecc per raggiungere Aquinum Ma c era anche un altro valido motivo che sconsigliava a chi voleva portarsi da Ceprano a San Germano di percorrere la piana di Aquino la malaria la cui ultima epidemia ha interessato questo territorio nel 1944 45 In conclusione nel corso della cattiva stagione il tratto Ceprano Aquino San Germano diveniva una sorta di Camel Trophy da percorrere a piedi su percorsi resi poco praticabili dal fango superando a guado i corsi d acqua in piena nella bella stagione invece si correva il serio rischio di essere punti dalla zanzara anofele Meglio starne alla larga e passare per Arce Roccasecca e Palazzolo14 Probabilmente non a caso il fabbricato di cui ci stiamo occupando fu costruito su questo tracciato a poche decine di metri di distanza dal punto in cui la via proveniente da Ceprano entrava nel centro di Arce attraverso la porta sita sulla via Manfredi fig 9 Questa ubicazione suggerisce un utilizzo militare del fabbricato che nel muro esterno a valle presenta un tratto a scarpa Attraverso la porta della via Manfredi infatti non molti anni prima della realizzazione del nostro fabbricato era passato proveniente dalla Francia l esercito di Carlo d Angiò diretto alla conquista della rocca d Arce e quindi di Napoli Probabilmente però l ubicazione sulla detta strada più che a una finalità militare fu dovuta ad una di carattere fiscale In altri termini nel nostro edificio posto sulla importante descritta via a poca distanza dalla porta di accesso al centro di Arce potrebbe aver avuto sede una Dogana dove riscuotere i diritti di passo che costituivano una importante fonte di entrata del fisco nel periodo medievale e feudale A questo proposito non sarà fuor di luogo ricordare come nel medioevo fra Ceprano e Arce passava il confine fra il Patrimonio di San Pietro ed il regno di Sicilia e come ancora nell Ottocento allorché si definì il confine fra lo Stato pontificio e il regno delle Due Sicilie le Dogane fra i due Stati vennero posizionate non a ridosso della frontiera bensì nei centri abitati15 Vi è un altra circostanza che sembrerebbe confermare la presenza della Dogana nel fabbricato di cui

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