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  • G. Iadecola, Quella settimana d’inferno sulla “Linea Hitler”
    Casilina e tortuosamente il territorio di Aquino giungeva fino a Pontecorvo 11 ricalcando grosso il tracciato della strada che la collega direttamente ad Aquino per concludersi quindi dopo aver superato il fiume Liri dalle parti di Sant Oliva Se questo era il progetto di massima in realtà però i lavori di rafforzamento della linea Hitler scrive G A Shepperd si concentrarono sul settore che si opponeva a un avanzata attraverso la valle del Liri 12 In pratica tra Piedimonte Aquino e Pontecorvo dove gli accessi alla fortificazione seguivano un terreno aperto e piuttosto piatto e dove con la primavera le coltivazioni abbandonate nei campi attorno ad Aquino nascondevano efficacemente molte delle difese all osservazione da terra 13 Kesselring aveva poi autorizzato von Senger a realizzare un prolungamento della Hitler dalla popolosa frazione di Pontecorvo fino al mare di Terracina attraverso Pico Lenola e Fondi Più che altro però scrive W G F Jackson trattavasi di una linea tracciata su una carta topografica con posizioni esplorate ed approntate e in qualche caso trincerate per bloccare le strade e i sentieri che la intersecavano Essa poteva comunque servire da posizione di raccolta per divisioni in ripiegamento della linea Gustav 14 Sempre ad integrazione della Hitler anche se Bruno D Epiro la ritiene piuttosto l ultimo catenaccio della Gustav 15 era stata poi approntata un ulteriore linea chiamata Dora dallo spelling D come Dora che dal fiume Liri lambendo le pendici orientali del monte d Oro attraverso Badia di Esperia avrebbe dovuto scavalcare i monti Aurunci passare per Ausonia e concludersi quindi a Formia Anche in questo caso però il progetto rimase sulla carta e gli interventi furono in realtà molto limitati Da D Epiro comunque sappiamo che i principali punti di difesa nella zona della Badia lungo il corso del fiume Liri delle Sorgenti della Mola Francesca delle Selvi e del Monte d Oro vennero intensificati da un sistema di fortificazioni in profondità così come le due grotti naturali quella del Polletrone e quella di Ravicelli sul Monte d Oro vennero fortemente munite di mitragliatrici 16 La storia della Dora comunque non andò oltre il 17 maggio travolta come fu dalle truppe di colore del Corpo di spedizione francese Secondo W G F Jackson insomma i due prolungamenti della linea Hitler fra Pontecorvo e il mare erano stati semplicemente abbozzati con semplici lavori di sterro e un certo numero di profondi campi minati disposti in modo da bloccare i settori più deboli ma tali lavori avevano evidentemente ricevuto un basso ordine di precedenza giacché non stavano procedendo molto celermente La ripidità e l impraticabilità dei monti Aurunci sembravano essere sufficienti scoraggiare un importante minaccia alleata a sud del Liri 17 Ma probabilmente non era stata messa in conto l abilità a muoversi su quel particolare tipo di terreno delle truppe di colore del Corpo di spedizione francese le quali per prime proprio sugli Aurunci aprirono un pericoloso varco nelle difese tedesche La linea Hitler è caratterizzata specialmente dalla presenza di un consistente numero dei cosiddetti fortini come passata la guerra si prese a chiamare quelle strutture di cemento affogate nel terreno la cui parte metallica venne subito utilizzata come merce di scambio nell allora fiorente mercato del ferro vecchio necessario specialmente per sopperire ad improcrastinabili esigenze di mera sopravvivenza attività che per forza di cose provocò moltissime vittime e favorì l arricchimento di pochissimi Si trattava in buona sostanza di casematte o bunker che dir si voglia disseminati in numero consistente lungo tutta la fascia della Hitler ben mimetizzati tra la vegetazione protetti da campi minati e da reticolati Per la parte offensiva generalmente utilizzavano torrette di carri armati fra cui in particolare quelle con cannoni da 75 mm già montate sui Panther che si segnalarono per la loro pericolosità provenivano dal fronte russo precisa Roberto Molle ed appartenevano alla prima serie di Panther V che era caratterizzato da una elevata fragilità meccanica molti di questi carri infatti rimasero vittima di rotture ancora prima di incontrare il nemico Le torrette resesi così disponibili furono inviate sul fronte italiano 18 dove per la prima volta in Italia tra il mese di marzo e gli inizi di maggio del 1944 ne sarebbero state posizionate una quindicina proprio sulla linea Hitler Altrimenti note come Panzerturm o Panthertum proprio per via della provenienza della torretta distanziate ad un chilometro circa l una dall altra le loro colorazioni mimetiche erano le più diverse ma generalmente orientate su un fondo giallo scuro o rosso antiruggine ed il personale addetto poteva fruire di cuccette stufa telefono elettricità il tutto naturalmente posto sotto terra al di sotto della torretta stessa Per la cronaca una di esse quella piazzata ad est di Piedimonte avrebbe distrutto ben diciassette carri nemici prima che l equipaggio fosse costretto ad abbandonarla Ma non tutti ritengono questa notizia veritiera Al di là di queste e delle altre postazioni fisse dello stesso genere equipaggiate con armamenti di più modesto calibro tra gli altri mezzi offensivi presenti sulla linea non mancavano carri armati da utilizzare laddove se ne fosse presentata la necessità e diverse unità di Nebelwerfer un lanciarazzi a canne multiple in grado di sparare a grande velocità almeno uno ogni 10 secondi circa micidiali proiettili che provocavano consistenti perdite al nemico Il tutto naturalmente in un contesto dove non mancavano profondi rifugi sotterranei rinforzati con cemento armato barriere di filo spinato campi di mine abilmente disseminate e profonde buche anticarro insomma non si sbaglia col dire che le difese della Hitler erano anche più elaborate di quelle della Gustav Ovviamente esse non erano sfuggite all attenzione dei comandi alleati che ne ebbero conoscenza attraverso le fotografie aeree le quali sin dal dicembre del 43 mostrarono per la prima volta un gruppo di postazioni nemiche mimetizzate in febbraio il loro numero era cresciuto a 180 ed in maggio gli osservatori contarono più di 270 posti fortificati 19 Si trattava dunque di una linea particolarmente adatta a resistere agli attacchi che poi puntualmente si sarebbero verificati scrive von

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  • Commemorato il Colonnello Julius Schlegel
    tempo partecipò in rappresentanza del monastero all inaugurazione in un parco di Vienna di un busto in onore di Schlegel Erano presenti vari cittadini di Cassino tra cui l ex sindaco Antonio Grazio Ferraro il Signor Mario Forlino il Comandante della Polizia Stradale distaccamento di Cassino Donatelli in tutto una quindicina di persone Nell omelia Don Faustino ha tracciato una breve biografia del Colonnello ricordandone le vicissitudini che portarono lo

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  • F. Sidonio, Presentato il libro “Le chiese di Cassino” di Emilio Pistilli
    in maniera esaustiva la distruzione e ricostruzione dell Abbazia e del Cassinate ha ringraziato in particolare i suoi predecessori per l impegno profuso per la loro esecuzione sperando di poter continuare questo cammino con la realizzazione di nuove opere Molto apprezzato l intervento del prof Diego Maestri che in modo originale ha delineato il fine vero dell opera quello di saper produrre una storia figurata ovvero quella storia fatta di luoghi di cose e di persone che non potremmo vedere se non con l occhio della mente il solo capace di scrutare tre le minuzie della documentazione cartacea e figurativa per ricostruire un luogo quello della memoria che né il tempo né gli eventi bellici possono distruggere Don Faustino Avagliano nella sua breve relazione ha voluto ricordare gli studi e le pubblicazioni del compianto Angelo Pantoni sulle chiese della diocesi di Montecassino rilevando che era nell animo dello studioso la volontà di occuparsi anche delle chiese di Cassino cosa che gli è stato impedito dalla sua prematura scomparsa La presenza dell ex abate Bernardo è stato un evento nell evento dal momento che la sua era la prima comparsa ufficiale nella sua ex diocesi e le sue parole hanno testimoniato la stima e l affetto che Pistilli in questi anni di studio si è saputo guadagnare L Autore ha ricostruito quasi ricucito una trama ed un percorso storico con grande perizia ridando colore ad una città la vecchia Cassino con le sue antiche chiese oggi scomparse e ormai conosciute solo per immagini bianco e nero dagli addetti ai lavori e forse mai esistite per la maggior parte dell attuale popolazione cassinate Molta della documentazione iconografica inedita sulla quale l autore ha lavorato per dare corpo al suo ultimo impegno è stata messa a disposizione proprio dall abate Bernardo che va ricordato ha firmato anche la Presentazione all interno del libro Mons Pietro Simeone ricollegandosi a quanto accennato dall abate Vittorelli in merito alla ricostruzione ha volto lo sguardo al futuro illustrando i progetti di edilizia religiosa che da qui a poco dovrebbero aumentare di qualche unità le chiese presenti nel territorio rispondendo ad una esigenza molto sentita dalla popolazione L Autore nel suo intervento di chiusura ha voluto ringraziare quanti hanno contribuito in una maniera o nell altra alla realizzazione e alla pubblicazione dell opera in particolare il nostro socio benemerito ing Franco Di Meo che con la sua generosa sponsorizzazione ne ha consentito la stampa Durante la manifestazione condotta con perizia e grazia dalla giornalista Elena Pittiglio nella foto di apertura sono state proiettate le immagini della memoria le immagini della vecchia città delle sue scomparse chiese e degli affreschi che le ornavano sapientemente assemblate dal nostro socio Ing Arturo Gallozzi Fernando Sidonio Alberto Mangiante L intervento del Presidente Petrucci Saluto a nome del CDSC onlus S E Dom Pietro Vittorelli nostro attuale Padre Abate che ha voluto ospitarci in questa sede ed onorarci con la sua presenza S E Bernardo D Onorio Arcivescovo di Gaeta nostro Padre di

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  • SEGNALAZIONI BIBLIOGRAFICHE
    illustr b n f to cm 17x24 24 00 Angelo Maramao Alfredo Gabriele Le Balie di Veroli Presentazione Giuseppe D Onorio Comune di Veroli 2008 Tipogfr Pasquarelli pagg 60 illustr b n f to cm 21x25 s pr Veroli un percorso di Storia e di Arte testi di Giuseppe D Onorio e Giuseppe Trulli Comune di Veroli 2006 Tipogr Pasquarelli pagg 144 illustr co f to cm 20x28 s pr Vincenzo Orlandi Villa Latina La curtis di Agnone e la Rocca Malacocchiara a cura dell Associazione Pro Loco di Villa Latina Tipogr Graficart Formia 2008 pagg 240 illustr b n e col f to cm 17x24 s pr Ernesto Ciccone Indimenticabili ricordi Tipogr Idea Stampa di Ivo Sambucci editore Cassino 2008 pagg 160 ill b n f to cm 24x17 s pr Attilio Coletta Gaetano De Angelis Curtis Il Santuario della Madonna De Piternis di Cervaro nel suo VI centenario 1408 2008 Idea Stampa di Ivo Sambucci Cassino 2008 pagg 58 illustr col f to cm 24x17 ISBN 978 88 902324 8 0 10 00 Lazio Sabina Lavori e Studi della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio IV a cura di Giuseppina Ghini Ministero per i Beni e le

    Original URL path: http://www.studicassinati.it/db1/jupgrade/index.php/archivio/46-anno-viii-n-3-luglio-settembre-2008/523-segnalazioni-bibliografiche67 (2015-03-19)
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  • E. Pistilli, Angelo Pantoni Vs Ummidia Quadratilla
    archeologo Gianfilippo Carettoni La pratica di Pantoni non ebbe seguito perché da parte del Comune non ci fu uguale interesse Ora ha ripreso l iniziativa la sezione Latium Novum Cassino dell Archeoclub ed è riuscendo a portarla a termine grazie al dinamismo dell attuale presidente prof Ione Vettese peccato che gli amici dell Archeoclub non abbiano ricordato la loro e nostra precedente iniziativa ma non è questo un problema l importante è che le cose si facciano senza cercare attribuzione di meriti e di primogeniture che non servono a nulla Dunque anche noi del CDSC siamo grati all Archeoclub Il problema semmai è un altro per l intitolazione si è scelta una via che mentre voleva essere altamente significativa e simbolica in piena area archeologica dell antica Casinum in realtà è senza abitazioni e relativi numeri civici dunque destinata ad essere segnalata solo da una targa che col tempo finirà per scomparire così come è avvenuto per quella posta sulla stessa via e che alla fine è stata anche dimenticata Sì proprio così l attuale via Angelo Pantoni era già stata intitolata alla benefattrice casinate Ummidia Quadratilla con delibera del Consiglio comunale di Cassino n 7 8 del 7 gennaio 1961 dove si legge Via Ummidia Quadratilla da via Roma a via Crocifisso Campo di Porro Quella dedica fu assolutamente opportuna sia per il luogo che per l importanza del personaggio a lei si devono i più importanti monumenti archeologici dell antica Casinum l anfiteatro il mausoleo un tempio scomparso ecc Ora si sacrifica quella memoria per non aver voluto individuare altra via al centro della città dove lì sì avrebbe trovato adeguata ed onorevole collocazione la memoria di don Angelo E probabilmente lo stesso D Angelo non sarebbe d accordo con questa scelta che oltre a non gratificarlo cancella

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  • F. Sidonio, Ummidia Quadratilla
    parti il nipote e nel rimanente la nipote Io poco conosco costei Amo io il nipote con trasporto e familiarmente giovanetto singolare degno di essere amato non da soli di lui congiunti di sangue Egli di bellissimo aspetto ragazzo e giovane ha saputo scansare tutte le dicerie degli uomini maligni Fra venti e ventiquattro anni è divenuto marito e se Dio lo avesse voluto sarebbe anche padre Egli è vivuto sotto l educazione di sua ava donna delicata con molta severità ma però obbedientemente Ella avea i suoi pantomimi che favoriva con trasporto più che una Dama conveniva Quadrato non vedeva costoro né nel teatro né in casa né l ava lo richiedeva Io ho inteso da lei narrare allora quando mi raccomandava gli studj di suo nipote ch era ella solita come donna a sollevare l animo suo in quell ozio del sesso col giuoco de dadi era solita pure a veder agire i suoi pantomimi ma quando era per fare l uno o l altro precettava sempre a suo nipote di andare via e studiare Qual cosa a me pareva ch ella facesse non tanto per amore quanto per un certo rispetto che aveva per lui Tu rimarrai ammirato ed io son pur marito Né prossimi passati ludi sacerdotali in cui agirono i pantomimi uscendo Quadrato ed io dal Teatro mi disse sai che oggi è la prima volta che io ho veduto ballare il liberto di mia Ava Ciò mi disse il nipote Ma per dirti il vero le più straniere e sconosciute persone eran quelle che per un certo ufficio di adulazione per far onore a Quadratilla mi vergogno di aver detto onore di qua di là correvano al teatro facevan festa e plausi e ammirazioni In fine i pantomimi replicavano tutt i gesti della padrona

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  • C. Iadecola, Il letto funerario in osso di Aquino
    e comune che consentono di poter datare l inizio della necropoli tra la fine del III e l inizio del II secolo a C 3 Era il pomeriggio del 5 maggio 2005 quando durante lo scavo sul fondo di una tomba monumentale il letto cominciò a manifestarsi con l affiorare di una figura alata in altorilievo poi rivelatasi come una delle gambe rivestita appunto in osso e ancora infissa nel pavimento E a scavo ultimato la conferma si trattava proprio di un letto funerario in osso sul quale peraltro era deposto uno scheletro femminile Una rarità fu il commento a caldo dalla dottoressa Giovanna Rita Bellini ispettrice archeologica di zona Una scoperta estremamente importante il letto funerario infatti è arrivato fino a noi in un ottimo stato di conservazione e questo è già un fatto rilevante mentre quasi tutti gli altri sono stati trovati inceneriti dopo il rito funebre 4 Le decorazioni quelle ad altorilievo dei cilindri delle gambe e quelle a bassorilievo dei fulcra tutte ispirate a simbologie misteriche e figure mitologiche lo fanno catalogare fra i letti in osso mutuati da quelli in avorio di ambiente ellenistico la cui diffusione si sviluppò tra il II secolo a C e la prima metà del I secolo d C specie negli attuali territori del Lazio e dell Abruzzo tant è che nella mostra di Tivoli oltre quello della romana Aquino ritenuto degli inizi del I sec d C vengono proposti altri tre esemplari di cui uno ritrovato a Roma sul colle Esquilino e due in Abruzzo a Bazzano e a Fossa Ma al di là del letto si suppone rivestito di lamine a foglie d oro e cui sembra fosse associato un banchetto e forse anche il cofanetto per oggetti di toletta 5 e di quant altro è emerso dallo

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  • G. Petrucci, L’enigma dell’epigrafe di Valleluce
    esempi Quel lucus doveva essere consacrato ad una divinità forse ad Ercole o forse a Giove I Lucii che si trovavano scritti nelle lapidi di Cassino dovettero avere in patronato il culto di Giove ossia di Giano ed essere nello stesso tempo patroni del collegio dei Salii esistente in quei luoghi come si ha dalla denominazione che porta una contrada in prossimità della valle sopra menzionata detta Salauca ossia Salii Lucus e che anche oggi è spessa di annose querce in cui rinvenivasi non è guari una iscrizione che contiene il nome di un Pomponio come quella di Cassino incisa nel vaso di travertino 3 Lo studioso collegava appunto la C I L X 5274 5 nella quale P VBLIVS POMPONV S K alendis IVL iis A micos B ene A ccepit volle cioè ricordare il dono del vaso al Dio Ercole offerto in una sacra cerimonia alla presenza di amici con un altra epigrafe la C I L 5198 la cui iscrizione riporta la stessa formula cronologica Insomma secondo il Giannetti quella di Valleluce sarebbe legata alla seguente di Cassino dedicata ad Ercole perché vi compare lo stesso nobile romano P POMPONVS e perché ricorda la cerimonia che sarebbe avvenuta similmente alle calende del mese di luglio questa è trascritta dal Mommsen in C I L X p 511 ed dal Ponari p 17 dell opera citata in nota con il disegno del vaso e con la didascalia Al tempo adunque che le acque furono prosciugate dobbiamo riportare la primitiva edificazione di un tempio dedicato ad Ercole costrutto a piè del monte Janulo ove presentemente la città di Cassino del quale si ha memoria in alquante colonne e in un vaso di pietra calcare consacrato al medesimo Dio da un Pomponio Noeto 4 HERCVLI SANCTO SAC P POMPONVS NOE TVS VOTVM SOL AMICOS ACC BENE L EGGIO MARVLLO ET CN PAPIRIO AELIANO COS L D D D K IVL Il Giannetti oltre ad indicarci che l epigrafe di Valleluce forse era stata rinvenuta in duplice esemplare perciò citata con due numeri di serie ci raccomandava di recarci sul posto e di essere molto attenti nelle lettura E noi abbiamo seguito il suo consiglio Le lettere sono alte circa 5 cm e variamente larghe è prevedibile che oltre queste che si leggono o sono appena segnate non ve ne fossero altre I caratteri piuttosto regolari dimostrano una tecnica sperimentata del lapicida essi hanno nel complesso le stesse dimensioni che vanno decrescendo in altezza dal rigo in alto a quello in basso Si leggono bene le lettere del secondo e terzo rigo le ultime tre del primo sono piuttosto chiare la quartultima osservando la M di POMPONIV siamo portati a considerarla similmente una M e la quintultima potrebbe essere K oppure H oppure R noi la riteniamo K così come appariva al Lanni anche se nella trascrizione appare come un lambda ë nello spazio precedente valutando la superficie libera supponiamo che vi siano state incise altre due lettere queste allo stato

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